Le opposizioni reclamano Meloni in aula, ma la premier parla solo al Tg5. Il Pd: «Parteciperemo a una guerra illegale?». Iv: «Alcuni paesi europei organizzano una difesa, perché noi no?»
Sergio Mattarella parla della guerra, di chi agisce in solitudine anziché insieme agli altri. Il riferimento alla solitaria aggressione israelo-americana all’Iran non è diretto, ma non per questo è meno evidente.
«La guerra è tornata a spargere sangue nel mondo in tante sue parti, anche non lontano dalla nostra Italia», dice il presidente della Repubblica, «a tutti i livelli, a partire dalla vita quotidiana, fino a quella della dimensione della vita internazionale, si confrontano due modi contrapposti di pensare: quello di preoccuparsi soltanto dei propri interessi, imponendosi sugli altri; e quello di condividere invece difficoltà e opportunità, per cercare di conseguire successi insieme».
L’occasione è la cerimonia della consegna delle Onorificenze al merito della Repubblica a cittadini che si sono distinti per atti di eroismo civile. Ma è appunto un’occasione, la prima che il presidente ha dall’inizio dei bombardamenti, e che subito usa come occasione per parlare ai cittadini. A cui, parlando ai premiati, chiede di «avere fiducia, perché la premura per gli altri, il senso di comunità, la capacità di affrontare difficoltà che a taluno sembrano insormontabili, sono più forti delle circostanze e degli eventi negativi».
Parole che andrebbero bene per ogni tempo, se non fosse che questo è grave: dunque di fatto tocca ancora una volta al presidente parlare al paese e auspicare che si fermi la guerra che dall’Iran si avvicina pericolosamente alla nostra Europa. Perché Giorgia Meloni per ora non lo fa. Fin qui ha deciso di parlare di quello che succede – nei teatri di guerra, al suo governo, al ruolo dell’Italia – solo al terzo giorno di bombardamenti.
E non da un pulpito istituzionale, ma dai microfoni del Tg5, da dove può serenamente non andare oltre la presa d’atto che «Stati Uniti e Israele hanno deciso di attaccare senza il coinvolgimento dei partner europei», cosa evidente, e che «in un momento nel quale vacilla il diritto internazionale, noi non possiamo permetterci che l’attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio con testate atomiche».
La premier venga in aula
Non è abbastanza per le opposizioni che martedì 3 marzo, dall’aula di Montecitorio e per tutto il giorno, hanno chiesto alla premier di riferire in aula, dopo le carenti – a giudizio delle minoranze – informazioni fornite dai ministri Tajani e Crosetto alle commissioni Esteri.
«La guerra dilaga», attacca Peppe Provenzano, responsabile esteri Pd, «chiediamo al governo non solo un giudizio politico di ciò che sta avvenendo ma anche dove colloca l’Italia in questo frangente della storia: volete anche voi partecipare a una guerra illegale?». Perché di questo si tratta, secondo l’opposizione, visto che la nostra base di Sigonella e la stazione Muos di Niscemi sono già interessate da «un intenso traffico di aerei cargo militari americani e di aerei spia», afferma un’interrogazione del M5s al ministro Crosetto.
Per il pentastellato Riccardo Ricciardi, dunque l’Italia, «esclusa da tutto», ora si è schierata al fianco di «un genocida», il riferimento è al presidente israeliano Netanyahu, che «sta decidendo le sorti del mondo». Richiesta di Meloni alle camere anche da parte di Davide Faraone, Iv: «Alcuni paesi europei stanno organizzando una difesa di deterrenza e l'Italia non è stata coinvolta», «quel poco che sanno lo venissero a riferire».
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