Che sia il governo più longevo lo dicono i numeri, ma se c’è una cosa che i numeri non possono oggettivamente misurare è la forza “muscolare” di un esecutivo. Lì si gioca sul campo della propaganda e dell’interpretazione. Ed è un terreno sul quale Giorgia Meloni si muove con abilità fin dai tempi dell’opposizione.

I numeri che ieri sera ha portato a Bari di fronte al suo elettorato, e ha sbattuto in faccia a chi si è sentito tradito dalle promesse del governo virando verso il generale Vannacci, sono tanti. Una lista lunga di “successi” decontestualizzati ottenuti in oltre 1.413 giorni. E tra quelli che hanno più scaldato la folla sono quelli che la premier ha dedicato all’immigrazione irregolare e alla sicurezza, «ancora una nostra stella polare», come ha detto ieri.

Sul tema sicurezza la premier ha iniziato snocciolando l’operato delle forze dell’ordine a partire dalle oltre 4mila operazioni ad alto impatto eseguite dall’inizio della legislatura che hanno portato a «migliaia di arresti» ha detto. Ma quale è stato il loro reale impatto? Su 1.110.000 persone controllate sono state arrestate 2.300 (0.2 per cento del totale) mentre i denunciati sono stati 13mila (poco più dell’1 per cento).

D’altronde la premier in Puglia ci arriva due settimane dopo i nuovi dati sulla criminalità diffusi dal Viminale che mostrano numeri positivi sulla diminuzione generale dei reati, soprattutto quelli per quanto riguarda gli omicidi. Ma questo è un trend che, oscillazioni a parte, è in corso già da oltre un decennio e non di certo per merito di questo esecutivo. Eppure, a sentire parlare la premier, nel paese sembra esserci una vera emergenza nonostante i dati “positivi” presentati dal governo stesso. Emergenza che giustificherebbe l’obiettivo della Lega di «portare Strade sicure in tutte le città italiane», come ha detto ieri il vicepremier Matteo Salvini nel messaggio mandato in videocollegamento.

«Non esiste un pezzo di questa nazione in cui valgono altre regole. In Italia esiste una legge sola ed è la legge italiana», ha detto Meloni. Addentrandosi nel terreno islamofobico di Vannacci ha aggiunto: «Non esistono luoghi di culto che si sottraggono ai controlli, e non esiste neanche un grammo di tolleranza per la propaganda fondamentalista e per chi organizza cellule jihadiste sul nostro territorio».

Per ora, l’unico risultato tangibile ottenuto sul tema sicurezza è il sovraffollamento delle carceri. Ieri la premier ha promesso la costruzione di nuovi istituti penitenziari per «garantire la certezza della pena». Nel pantano del sovraffollamento il governo ci è entrato da solo con la lunga serie di decreti sicurezza che hanno introdotto 55 nuovi reati, più di 60 nuove aggravanti e oltre 65 inasprimenti sanzionatori per delle fattispecie già esistenti (i conti li ha fatti Antigone nel suo report di maggio). Chi è convinto che inasprire le pene porti poi a un reale cambiamento si scontra con il tasso di recidiva che tra i detenuti si attesta intorno al 60 per cento (un dato altissimo rispetto ad altri paesi Ue).

Migranti e Albania

«Abbiamo protetto i confini di questa nazione». Bastano poche parole per aizzare l’elettorato barese e Meloni lo sa bene. Dal palco la premier ha rivendicato il dato più saldo del governo ed è quello sul calo degli arrivi «dell’80 per cento rispetto al 2023», anno in cui l’«immigrazione era fuori controllo». Si tratta comunque ancora di numeri lontani rispetto a quelli del 2019 quando gli arrivi erano stati 11.471 e l’anno prima ancora 23.370.

In ogni caso, è un calo figlio di accordi con autocrati che hanno rafforzato apparati repressivi violenti per fermare i flussi ma che, come mostra la vicenda di Ceuta con il Marocco, è estremamente fragile e sottopone i governi a continui ricatti. La premier ha poi rivendicato lo spostamento a destra di Bruxelles: «Oggi le nostre posizioni sono legge europea», ha detto. Lo spostamento ha portato alla «possibilità di aprire centri rimpatri fuori dall’Unione, esattamente i centri in Albania. Ci hanno chiamato estremisti per anni, poi - ha aggiunto - hanno copiato tutto, ecco cosa significa contare a Bruxelles, cosa significa far contare la destra».

In realtà il Cpr in Albania ha una base giuridica diversa dai return hubs Ue. Ma è anche il terreno in cui lo scarto tra risultato rivendicato e costo sostenuto diventa ancora più evidente. La stima della spesa annuale per il centro è di circa 170 milioni di euro. Finora nel Cpr sono transitati 685 migranti. Di questi, alla fine, solo 101 sono stati effettivamente rimpatriati. Sui dublinanti, invece, «non accetto lezioni», ha detto. Eppure lo scontro tra sovranisti in Ue è già iniziato.

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