«Non mollo e non mollerò», dice la premier al comizio per festeggiare il record di longevità del governo. Promette la Zes anche al Nord. Rivendica la stabilità come «prima riforma» e promette misure mirate sulle accise. Cancella le guerre e i danni di Trump
Bari – Giorgia Meloni parla al tramonto, quando il sole cala sull’Adriatico regalando cangianze al palco montato al terminal Crociere del porto di Bari. La scelta è stata precisa, si dice su intuizione del responsabile dell’organizzazione Giovanni Donzelli in coppia con il patrono dell’evento, il sottosegretario barese Marcello Gemmato, che di Meloni è anche amico personale.
La leader è salita sul palco evidentemente commossa, ma ha subito voluto mettere in chiaro che il suo stato d’animo non è quello del giubilo, ma della «responsabilità». La parola chiave, stabilità, «non è un vezzo ma uno scudo», ha detto magnificando le vittorie del governo a partire dai conti in ordine.
Rimosse le riforme mancate, la premier ha rivendicato che proprio la stabilità «è la prima grande riforma che abbiamo regalato alla nazione» e per questo ha ribadito la necessità di cambiare la legge elettorale, che proprio in settimana comincia il suo iter al Senato, «perché i cittadini scelgano la coalizione, il programma e il premier». Nessun arretramento, dunque, nonostante le acque agitate con gli alleati. La leader, però, ha alternato enfasi a rabbia: «Mi è sembrato di nuotare nella colla, ma non ho mai mollato e non intendo farlo adesso».
Ha ricordato, poi, la forza della coalizione ma anche che i dirigenti possono sempre «fare di più e fare meglio».
Promesse e attacchi
Per oltre mezz’ora ha snocciolato i dati su immigrazione e lavoro, l’inasprimento delle pene e il profluvio di nuovi reati. Nessun accenno però alle riforme saltate del premierato e della giustizia, rimosse anche l’Ucraina e i rapporti con gli Stati Uniti, oltre che i fronti di guerra. Poi è arrivato il momento delle promesse. Poche, senza l’enfasi dell’annuncio. Dopo il taglio delle accise sui carburanti, grande questione dell’estate, ha parlato di «altri provvedimenti mirati: non possiamo permetterci di spendere soldi per darli a chi non ne ha bisogno». Poi ha annunciato l’aumento delle «estrazioni di petrolio» in Italia. E infine la Zes (zona economica speciale) come modello da introdurre anche al Nord.
La conclusione è stata tutta all’attacco dell’opposizione. Meloni ha irriso le primarie e giocato per contrasti: «Noi siamo gente del popolo, la sinistra lo ha abbandonato».
E ancora «noi abbiamo una lista di cose da fare» ha concluso, «loro sono l’opposizione più duratura» che usa «l’antifascismo come arma di distrazione di massa».
Lo spirito della piazza
La folla – gli organizzatori parlano di molte migliaia di persone – si è strizzata nella platea, sopportando l’attesa sotto il solleone per molte ore pur di vedere e applaudire la premier, che qui è solo Giorgia ed è tornata a indossare i panni della leader di partito. La blindatura, però è stata totale: dispiegamento di forze sul lungomare di Bari, al molo si accedeva solo con le navette dell’organizzazione e dopo i controlli di sicurezza. Una doppia garanzia che nulla potesse turbare la festa: un po’ di scomodità, ma la certezza di escludere qualsiasi contestazione, visto il contro corteo organizzato da “Bari Antagonista”.
La giornata, del resto, doveva essere all’insegna della celebrazione: il traguardo è storico e bisogna festeggiare, anche se più sottotono rispetto alle iniziali intenzioni. Con un non detto che però è chiaro a tutti quelli che sono accorsi al porto di Bari: chi deve festeggiare è Fratelli d’Italia, il governo è il governo di Giorgia Meloni. Gli alleati, invece, sono solo dei fantasmi. L’unico che si è presentato di persona è stato il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi. In corsa per il ruolo di candidato sindaco di Milano (incoronato dal presidente del Senato Ignazio La Russa ma già scartato dagli alleati) ha scelto di omaggiare la premier e magnificare il governo davanti al popolo meloniano, ricordando però anche il governo a cui è stato tolto il record e incassando l’applauso per Silvio Berlusconi, spinto dalla piccola delegazione con le bandiere di Forza Italia presente sotto il palco.
A non farsi vedere di persona sono stati i due vicepremier – Matteo Salvini e Antonio Tajani – che hanno optato per un collegamento video. Tajani ha puntato tutto sulla stabilità e il pragmatismo del governo, esaltando «l’unità del centrodestra». Salvini ha strappato un applauso citando i compianti Bossi e Berlusconi, poi si è buttato sul «sovranismo»: il collegamento è saltato più volte e in piazza sono arrivate solo parole smozzicate, ma poco male. É stato sin troppo evidente che nessuno a Bari sentisse la mancanza della presenza dei due alleati, né che FdI avesse l’esigenza di dare un’immagine di unità di coalizione: ormai è scontata oltre che inevitabile, tanto più ora che sugli alleati incombe l’ombra di Roberto Vannacci.
Dopo l’autocelebrazione in quella che nei fatti è apparsa come l’apertura della campagna elettorale – la premier ha ricordato che «il governo più stabile è quello che ha avuto più tempo per essere giudicato» - ora l’attesa è per una cosa sola: la data delle elezioni.
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