Il governo attende la decisione europea di mercoledì sulla deroga al patto di stabilità. La segretaria dem rilancia sulla transizione ecologica «Serve una soluzione strutturale»
Il governo di Giorgia Meloni è costretto a fare in conti con l’amara verità che la coperta è corta: se si trovano soldi per il taglio delle accise ce ne saranno di meno per imprese e investimenti; se si dirottano i fondi europei verso l’energia si dovranno togliere alle Regioni che invece li hanno appaltati a sviluppo economico e formazione.
Con l’effetto di scontentare necessariamente qualcuno: Confindustria se non si trovano i soldi per le imprese o le regioni – la maggior parte delle quali governate dal centrodestra – se si toccano i fondi europei e almeno uno degli alleati. Il tutto, mentre dentro al governo si discute sulla bontà o meno della scelta di accedere ai prestiti comunitari per la difesa, ma solo per circa 5 miliardi invece dei 14,9 possibili, con visioni molto diverse tra alleati, con la Lega totalmente contraria.
L’attesa è per la Commissione europea, che mercoledì risponderà alla richiesta dell’Italia di estendere la deroga al Patto di stabilità non solo alla difesa, ma anche alle spese per l’energia. Proprio questo è il passaggio cruciale: se la risposta di Bruxelles sarà negativa, si alzerebbe il livello di tensione con Roma.
E nelle settimane scorse, il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovkis non aveva lasciato presagire nulla di buono, parlando di crisi energetica «provocata da uno shock di offerta e quindi con un sostegno dal lato della domanda rischia di mantenere alti i prezzi dell'energia e spendere molto denaro con risultati limitati» E, in ogni caso, rimane ferma la questione della transizione ecologica.
Si muove il Pd
Intanto, c’è solo il presente. Il taglio delle accise darà respiro soprattutto al settore dell’autotrasporto fino all’8 giugno, ma è una misura palliativa che rimanda solo l’emergenza energia.
Proprio su questo terreno è sceso in campo il Partito democratico, che dopo i dati negativi sulla crescita forniti dall’Istat e dal Fondo monetario internazionale punta sull’energia per aprire una nuova breccia nella narrazione di Giorgia Meloni. Alla trasmissione Accordi e Disaccordi, Elly Schlein ha incalzato il governo con una parola chiave: transizione ecologica.
«Siamo d’accordo sull’intervenire con una tassazione sugli extraprofitti», ha detto la segretaria dem riferendosi ai maggiori utili prodotti dalle compagnie petrolifere e del gas, «ma è una soluzione emergenziale. Dobbiamo impedire che maturino». Per questo la strada, secondo Schlein è quella di «una velocizzazione dell’energia rinnovabile da produrre in Italia», che «porterebbe lavoro di qualità, buona impresa soprattutto al sud e interverrebbe ad abbassare le bollette».
La richiesta è quella di una soluzione strutturale, anche perché il passato recente ha mostrato quanto il panorama internazionale così instabile – primo fattore dell’oscillazione dei costi dell’energia – ormai sia la normalità. Poi punge Meloni: «Sì a una battaglia per sospendere l’Ets (il Sistema europeo che fissa un prezzo sulle emissioni), ma Meloni non ci dice dove ha usato i 9 miliardi che da quando è Palazzo Chigi ha maturato con quegli Ets, perché non li usa per sostenere le piccole medie imprese a mettere pannelli fotovoltaici o aumentare l'efficienza energetica?».
In altre parole, se la ricetta del governo Meloni è quella di puntare sulla produzione interna di energia nucleare (a Confindustria ha promesso un decreto entro l’estate) che però – dati alla mano – non potrà essere realtà per almeno un altro decennio, quella del Pd è di investire invece sulla transizione ecologica.
«Il nucleare viene usato come strategia del rallentamento, per giustificare il fatto che non si esce dal fossile. Intanto la rivoluzione dell'intelligenza artificiale avrà bisogno di molta energia e si localizzerà dove costa meno. Questa partita si gioca nei prossimi tre o quattro anni, non tra quindici», è l’analisi di Andrea Orlando, responsabile Politiche industriali del partito.
Il Pd è al lavoro per scrivere una sorta di libro bianco su energia e politiche industriali, che in autunno dovrebbe diventare una delle proposte da mettere sul tavolo della coalizione progressista.
Altro tema, la patrimoniale. Sulla tassazione dei grandi patrimoni a livello nazionale «si può intervenire, ma è una discussione che affronteremo insieme a tutti gli alleati», ha detto Schlein, ripetendo di essere favorevole a una tassazione europea sui miliardari. Certo è che i nodi da sciogliere sono ancora molti perché la coalizione prenda forma, a partire dalle primarie di coalizione, sempre presenti nelle richieste del Movimento 5 Stelle.
Unica certezza di Schlein: niente papa straniero. Il piano è prima di tutto politico: «Non dobbiamo costruire un'alleanza contro Meloni», ha detto Schlein, «ma per le cose che vogliamo e possiamo fare insieme per l'Italia». E una visione sul tema energetico è un primo punto di partenza.
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