Il messaggio, da parte del libdem, è inequivocabile. Se si vuole fare veramente qualcosa di nuovo, bisogna farlo insieme e soprattutto alla pari perché i rapporti tra Azione e Pld non sono così squilibrati, non c’è un partito veramente egemone
Un’intervista, anzi due, di Luigi Marattin ha fatto scattare il chi va là nel mondo centrista. Non per via dei suoi contenuti su temi economici o sugli scenari internazionali. Nelle dichiarazioni rilasciate a L’Altravoce e a Il Riformista, il passaggio incriminato, infatti, riguarda la costruzione di un futuro nuovo Terzo Polo. «Nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi sei mesi, devo prendere atto che al momento non ci sono le condizioni per far partire un’operazione terzopolista, che pur noi del Partito Liberaldemocratico continuiamo a ritenere possibile e necessaria», ha detto Marattin.
Non si può definire una bomba, ma per gli equilibri del centro italiano il messaggio è succoso. Il riferimento è diretto evidentemente a Carlo Calenda e Azione, con cui il Partito liberaldemocratico, di cui Marattin è leader, dalla sua nascita sta cercando di interloquire per creare un nuovo contenitore politico alternativo a destra e sinistra.
Il segnale ad Azione
«Nell’area ci sono due partiti, uno da molti anni tra il 2 e il 3 per cento e noi (nati lo scorso anno) tra l’1 e il 2 per cento. Per dare risposta a chi nel paese chiede una forza terza, occorre un’operazione che parta da entrambi questi due partiti ma che sia completamente nuova e che nasca, mettendo il progetto davanti agli ego» ha proseguito Marattin.
Il messaggio, da parte di Marattin, è inequivocabile. Se si vuole fare veramente qualcosa di nuovo, bisogna farlo insieme e soprattutto alla pari perché i rapporti tra Azione e Pld non sono così squilibrati, non c’è un partito veramente egemone, secondo Marattin. Il sottotesto è che Calenda non può chiedere ai libdem di confluire dentro Azione, non può essere inglobato, ma l’approccio deve essere differente.
Da Azione non ci sono state reazioni, anche se fonti di entrambi i partiti hanno sottolineato come le interlocuzioni delle due forze continuano, i rapporti rimangono costanti, specie a livello locale dove molte liste elettorali, dal nord al sud dell’Italia, vedono spesso e volentieri i due loghi vicini. A livello nazionale, però, dopo mesi di avvicinamento non c’è stato ancora un passaggio ufficiale che porti alla creazione di un progetto unico che si possa presentare alle elezioni del 2027. La cosiddetta Costituente liberale preannunciata da Calenda per marzo, per riunire le componenti moderate, centriste e terzopoliste, è slittata a data da destinarsi.
Incertezze future
Da qui il segnale di Marattin. Serve accelerare. Nonostante comunque il tempo ci sia ancora, e che sia ragionevole attendere di capire se le regole del gioco cambieranno nei prossimi tempi, vista l’incognita della possibile nuova legge elettorale e quella della composizione degli schieramenti di destra e sinistra. Da una parte, a destra, c’è oggi il rebus di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, dall’altra, a sinistra, rimane la questione primarie e leadership.
Le parole di Marattin, che poi sui social pubblicamente ha smentito ipotesi di un suo spostamento verso destra o verso sinistra, hanno però fatto scattare la reazione di Iv. «Ci sono voluti due anni di insulti e di polemiche, ma alla fine c’è arrivato anche il mio amico Marattin», ha scritto Ivan Scalfarotto, senatore di una Italia viva ormai lanciata con Casa riformista dentro il campo progressista.
Mentre diversi sostenitori di Ora!, la creatura di Michele Boldrin e Alberto Forchielli, hanno accusato Marattin di ignorare la loro presenza nello spazio centrista. Le botte, insomma, continuano.
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