A Roma il leader di Azione ha presentato il suo ultimo volume Difendere la libertà. L’ora dell’Europa insieme al ministro della Difesa. «Nessuna virata a destra» spiega il senatore, che girerà l’Italia anche condividendo il palco con esponenti riformisti del Pd, a lungo corteggiati.
La sala dell’Acquario romano è piena. La scritta “Libertà” campeggia berlusconianamente davanti al piccolo palco su cui salgono Carlo Calenda e Guido Crosetto. D’altronde il libro del leader di Azione, l’ultimo, si intitola Difendere la libertà. L’ora dell’Europa. Dopo una a Milano e due in Puglia, a Roma va in scena la quarta tappa del tour di presentazione del volume, quello che secondo Calenda dovrebbe essere «un appello alla forza morale degli europei».
Campagna elettorale
Per il senatore, più che una girandola letteraria, il tour segna quasi l’inizio della campagna elettorale per le elezioni del prossimo anno: appuntamenti fissati in tutto il Paese, cartelloni pubblicitari in giro per le strade, e la sfida a distanza con il libro dell’arcinemico politico Giuseppe Conte, uscito in contemporanea con quello di Calenda.
E così le presentazioni diventano per l’ex ministro un modo per ribadire il vaste programme del suo progetto centrista. Il momento iniziale doveva essere la Costituente liberale che aveva annunciato in pompa magna mesi e mesi fa, per unire le forze moderate e alternative a destra e sinistra. Ma di quell’evento non si registra ancora traccia.
E allora via intanto con il libro. Nella capitale il leader di Azione ha deciso di dialogare con il ministro della Difesa, una di quelle figure che Calenda definisce “volenteroso”, «cioè coloro che ritengono che abbiamo bisogno di un’Europa forte, armata, indipendente e che abbiamo bisogno di continuare a sostenere l’Ucraina».
Crosetto non è l’unico. Agli occhi dell’ex ministro, nella lista c’è anche Pina Picierno (Pd) con cui il Calenda ha presentato il libro a Milano, o Giorgio Gori, sempre Pd, con cui lo presenterà a Bergamo, o Silvia Salis a Genova, o Paolo Gentiloni a Napoli.
Escluso Crosetto, si tratta dei principali esponenti riformisti, quelli che Calenda cerca di conquistare da anni, vista la loro posizione di minoranza nel Pd, auspicando un loro ingresso in Azione. Avance che, al netto della scelta dell’europarlamentare Elisabetta Gualmini, non sono mai state ricambiate.
Nessuna virata
Forse illuso, ma Calenda non molla. La presenza di Crosetto non vuol dire, come in molti hanno ipotizzato mettendo in fila anche alcuni segnali dell’ultimo periodo, «una virata a destra» di Azione. Ma è un segnale di come dialogare con i “moderati” di entrambi gli schieramenti si può e si deve, perché – scandisce concludendo il suo intervento Calenda – «io ai Vannacci e ai Conte (Giuseppe, ndr) il paese non lo voglio lasciare».
In mattinata, in tv, il senatore si era soffermato anche sul centrodestra, in particolare su Forza Italia di cui guarda «con rispetto» le fibrillazioni interne. Tuttavia, «se sei sempre in un tono minore e a ricasco, non hai un’identità» ha commentato Calenda tirando una frecciata alla leadership del partito. «Quindi quello che dico a Forza Italia è: non so se questo è ancora il vostro posto. Anche perché non è detto che alla fine non si carichino Vannacci».
Azione quindi rimane al centro, almeno a livello nazionale. Testardamente terzopolista, si potrebbe dire in un tempo in cui il “testardamente” sembra esser diventato un nuovo slogan politico. Nelle tornate locali, invece, la scelta è spesso diversa: l’ultimo caso, quello di Venezia, è lì a dimostrarlo, con i calendiani schiacciati a destra.
Ma di questioni interne sul palco si parla poco, troppe le materie internazionali scottanti. In primis il sostegno all’Ucraina in guerra – in platea è presente il nuovo ambasciatore ucraino in Italia, Ihor Brusylо, omaggiato da scroscianti applausi – su cui Calenda non vuole fare passi indietro (il libro non a caso è dedicato al coraggio degli ucraini).
E poi il conflitto in Iran, il futuro dello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti di Donald Trump e gli scenari legati all’Intelligenza artificiale «che finirà per dirci chi votare». Durante la presentazione vengono menzionati il premier canadese Mark Carney ed Henry Kissinger, nel libro ci sono citazioni di Winston Churchill, di Margaret Thatcher, ma anche di Giuseppe Mazzini e Aristotele. Il pantheon di Calenda è vasto. Il tour è appena iniziato.
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