Domenica parte la nuova stagione di Report: al timone, Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi, che hanno preso il timone dopo le vicissitudini dell’estate. Il primo servizio sarà sui cantieri Vittoria, la storia su cui Lavitola aveva cercato di depistare gli inviati. L’azienda confida che il titolo regga, in un panorama degli approfondimenti che arranca
Un debutto che promette di far parlare di sé fin dalla conferenza stampa di presentazione. Al termine di «mesi difficili», come li ha chiamati la neoconduttrice Claudia Di Pasquale, seduta al fianco della new entry del programma Daniele Piervincenzi e del direttore Approfondimenti Paolo Corsini, la Rai presenta la nuova stagione di Report. Un programma de-ranuccizzato, anche se al convitato di pietra i nuovi conduttori augurano «tutto il bene» e spiegano di avere ansia di «essere all’altezza» del loro predecessore.
Dall’azienda filtra un certo sollievo per l’uscita di scena di un conduttore imprevedibile come Sigfrido Ranucci – per cui è ancora in pendenza la sospensione, di cui è sconosciuta la data d’inizio, «ma questa ormai è materia di Zurzolo (il direttore di Rainews, dove Ranucci si è spostato da poco, ndr)» spiega Corsini a margine della conferenza stampa – ma Report resta priorità (e mal di testa) per tutti, dall’ad in giù.
Timori e presagi
Giampaolo Rossi resta preoccupato da cosa possa andare in onda domenica sera – d’altra parte, giovedì nemmeno Corsini aveva visto la prima puntata per intero – e, in un contesto in cui il genere dell’approfondimento va avanti a colpi di 2 per cento di share di Filorosso e Patù appare essenziale che Report resti solido. La Rai non ha aspettative per quanto riguarda la materia delle inchieste – che restano politiche, assicurano i conduttori – ma c’è la promessa di tenere un occhio sul “metodo”: «Basta mostrare una volta che l’interpellato non risponde, non c’è ragione di inseguirlo» è il ragionamento.
Dalla prospettiva di viale Mazzini, sicuramente è significativa la scelta della prima inchiesta, che riguarda i cantieri Vittoria, quella storia in cui anche Valter Lavitola, che di lì a poco sarebbe stato indagato come mandante della bomba esplosa sotto casa di Ranucci, un elemento che marca la distanza con l’ex conduttore. Per la squadra, il racconto del depistaggio tentato da Lavitola e fallito nel giro di una settimana è la prova che Report non sia stato influenzato dal faccendiere. Anche se non si tratta, spiegano gli inviati, di una presa di distanza: «In quei giorni (quando venivano verificate le presunte notizie di Lavitola, ndr) alla conduzione c’era ancora Ranucci».
Il programma
La squadra è un personaggio a sé in questa conferenza stampa. A sostenere giornalisti, videomaker e collaboratori del programma c’erano anche i colleghi di Presa Diretta e il tifo, soprattutto per Di Pasquale, era tangibile a ogni scroscio di applausi, a ogni vocio che si alzava contestualmente alle domande poste dai giornalisti delle testate di destra, le più aggressive in estate contro il programma. «Prima eravamo delle monadi. Quest’estate ci ha unito – spiega Di Pasquale – Quel che è cambiato è la collegialità».
Che ha portato la squadra ad aggiungere un ulteriore livello di verifica dei servizi che andranno in onda, il Red team, composto da tre giornalisti interni che effettueranno il fact checking sulle inchieste dei colleghi. Dell’amicizia di Ranucci (nel frattempo trasferito a Saxa Rubra, ma immortalato ancora sulla pagina web del programma come autore e conduttore fino al 2026) con Lavitola, continuano a spiegare, non sapevano niente. Ma la squadra è pronta a ripartire per «tutelare Report», una «responsabilità di restare qui a presidiare il programma» la formula Di Pasquale. Che però prende le distanze dalla «visione anacronistica delle donne» che Ranucci veicola nei suoi libri. Una sorta di Report pride, in parte contro l’azienda, con cui si è trovato un compromesso anche sulla figura del conduttore Piervincenzi, arrivato da fuori, in parte contro la stampa di destra, contro le cui osservazioni gli inviati rivendicano di non aver mai subito condanne per diffamazione.
Resta tra l’incudine e il martello Corsini, che in apertura ribadisce come la decisione – «editoriale, nelle prerogative di un direttore di genere» – di sostituire Ranucci sia stata la conseguenza di un clima di tensione che si è venuto a creare all’interno della redazione. L’azienda tra qualche tempo dovrà rispondere al ricorso nel merito presentato da Ranucci nei confronti della Rai dopo che quello urgente per il reintegro è stato respinto. La sostituzione, però, «non è il risultato di polemiche esterne» continua il direttore, rivendicando un’offerta che il grazie al canone è «ampia e plurale» in una maniera che «difficilmente può offrire un editore privato», una stilettata a Cairo&co. Resta il dato delle prime serate dell’informazione Rai, ma questa è materia per il prossimo consiglio d’amministrazione.
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