Sergio ha lasciato la Rai lo scorso 30 settembre, ma il consiglio d’amministrazione di viale Mazzini lo autorizza a restare a capo dell’emittente del Titano, partecipata dalla Rai, fino a fine consiliatura (quindi potenzialmente fino a ottobre)
Roberto Sergio resterà direttore generale di Rtv San Marino. L’ex ad, dg e presidente della Rai continuerà a mantenere l'incarico anche dopo la conclusione del suo percorso in azienda il 30 settembre. Lo ha deciso il cda Rai votando a maggioranza: a sostenere la richiesta di Sergio di mantenere la sua posizione l’ad Giampaolo Rossi, la consigliera Federica Frangi, i due consiglieri vicini all’opposizione Roberto Natale e Alessandro di Majo e il rappresentante dei dipendenti Davide Di Pietro. Sergio, fino a tre anni capo della radiofonia, è diventato ad all’addio di Carlo Fuortes nel 2023, poi ha scambiato il posto con Rossi, passando a essere dg nel 2024, un incarico che ha combinato anche con la gestione di Rtv dopo l’addio di Andrea Vianello, nel 2024.
La decisione rappresenta una soluzione piuttosto spericolata e ha fatto sollevare qualche sopracciglio, considerato che Sergio avrebbe anche approfittato degli incentivi per lasciare l’azienda: una combinazione – quella di mantenere un dg che non è più dipendente dell’azienda – non esattamente frequente, ma che potrebbe durare a questo punto potenzialmente fino a ottobre 2027, a seconda di quando si chiuderà la consiliatura Rai. Una data che a sua volta dipende dall’approvazione della riforma della governance, attualmente in attesa di arrivare in aula al Senato per fine novembre. O almeno, questo è ciò che ha deciso il presidente del Senato Ignazio La Russa dopo il fallimento della trattativa con le opposizioni sulla commissione di Vigilanza da riavviare. Se alla fine la riforma non dovesse andare a dama, oltre alla procedura d’infrazione dall’Europa verosimilmente arriverebbe la prorogatio e, in caso di voto in primavera, si dovrebbe attendere la formazione di un nuovo parlamento per procedere alla scelta dei nuovi consiglieri e dirigenti.
Le prospettive
Sergio è d’estrazione democristiana – uno dei suoi ultimi post social è una foto che lo ritrae in total white al fianco di Pierferdinando Casini, anche lui in bianco – in cui commenta la decisione dell’amico di non ricandidarsi alle elezioni politiche dopo 44 anni in parlamento. In anni recenti – quando per esempio era ad e teneva all’erta l’ufficio stampa aziendale con le sue uscite imprevedibili, resta memorabile il comunicato in cui prendeva le distanze da Ghali a Sanremo 2023 fatto leggere in diretta a Mara Venier – gli sono state attribuite anche simpatie da parte della Lega.
Non è dunque da escludere che Sergio in futuro lavori ancora in ambito Rai, magari proprio per conto del Carroccio, anche se gli aspiranti consiglieri d’amministrazione in quota sono parecchi. Ultimamente, poi, i suoi rapporti si sono guastati parecchio con il presidente facente funzione Antonio Marano, uomo della Lega, con cui si sono consumati scontri al calor bianco sul piano immobiliare di cessione di una serie di cespiti di proprietà dell’azienda.
Ora, almeno temporaneamente, il suo focus si sposterà a San Marino, dove ha investito già parecchie energie, portando assunzioni e nuovi volti noti in palinsesto – manovre costose, considerato quanto in precedenza si lavorasse in regime di spending review.
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