La strana coppia del Roma Pride si materializza pochi minuti prima della partenza del corteo da piazza della Repubblica. Sono quasi le quattro del pomeriggio e sotto il sole cocente della capitale Mario Adinolfi e Francesca Pascale arrivano insieme tra le bandiere arcobaleno, le bolle di sapone, i cartelli più disparati e i trenta carri pronti a iniziare la parata.

Lui, storico oppositore delle rivendicazioni Lgbtqia+, con una bandiera israeliana sulle spalle. Lei, fresca di presentazione del movimento Gay Conservatori & Liberali, colpito dalle critiche per avere escluso le persone transgender dalla proposta di legge «Libertà», rivendica il diritto di esserci.

«L’ideologia divide, non unisce», dichiara ai giornalisti mentre Adinolfi viene contestato e allontanato. «La piazza del Pride è inclusione noi, nel nostro contesto di Gay Conservatori Liberali, cerchiamo di aprire gli occhi a una destra ancora troppo ferma».

Inizia così il Roma Pride 2026 e mostra ancora prima di partire le tensioni che attraversano il dibattito pubblico sui diritti civili. Sono decine di migliaia le persone presenti. Ad aprire il corteo, davanti al primo carro su cui sfilano le tre Ambassador (non più madrine) Levante, Margherita Vicario e Francesca Michielin è presente il sindaco Gualtieri: «La nostra legislazione è arretrata e non rispetta pienamente i principi della Costituzione. Siamo qui per festeggiare ma anche per lottare».

Poco distante, l’europarlamentare del Pd, Alessandro Zan. «Oggi siamo qui uniti da un ideale comune. Il Pride è lo spazio dove tutte le persone possono stare», dichiara a Domani. «Il governo Meloni e la destra in questi anni hanno ostacolato il cammino dei diritti e reso la vita più difficile alle famiglie arcobaleno, ai loro figli e alle persone trans. Tutto questo crea sofferenza e disuguaglianza». E aggiunge: «L’articolo 3 della Costituzione dice che tutti i cittadini hanno gli stessi diritti e che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli che impediscono l’uguaglianza. Oggi il governo e il Parlamento non solo non stanno rimuovendo gli ostacoli, ma ne stanno creando di nuovi».

Lo sanno bene le famiglie omogenitoriali, presenti come ogni anno con il trenino bianco di Famiglie Arcobaleno: mamme, papà e bambini ma anche nonni e nonne con i palloncini rosa, sulle magliette la scritta: «È l’amore che crea una famiglia». Tra musica, slogan e richieste, spiccano i cartelli con le immagini di Giorgia Meloni, l’ex generale Vannacci e Donald Trump. Il più fotografato sintetizza in poche parole lo spirito della piazza: «Meglio anormale che generale».

Una questione politica

La politica è presente in forze: tra i partecipanti ci sono Nicola Fratoianni, Riccardo Magi, Laura Boldrini, Alessandra Maiorino e numerosi esponenti del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra. Mentre il corteo si muove verso le terme di Caracalla, prendono parte, a piedi, dopo l’esclusione iniziale del carro arrivata dal coordinamento del Roma Pride, anche alcuni esponenti di Keshet, l’associazione Lgbtqia+ ebraica.

È il momento più delicato della giornata, i manifestanti, scortati dalle Forze dell’Ordine sventolano bandiere arcobaleno su cui spicca la Stella di David bianca. Vengono subito contestati dai tanti manifestanti Pro Pal presenti e poco dopo allontanati per motivi di sicurezza.

Quando arriva la segretaria del Pd Elly Schlein, il corteo la accoglie con emozione. Il sole è un po’ più basso e le Terme di Caracalla sono più vicine ma le migliaia di persone presenti continuano a ballare, cantare e chiedere di essere viste.

«Le persone trans e non binary sono quelle che nella società subiscono più discriminazioni, più violenze e più esclusione dal mondo del lavoro. Una legge dovrebbe servire soprattutto a proteggere loro», conclude l’europarlamentare Zan commentando il Pdl Libertà presentato dal gruppo Gay Conservatori e Liberali. «Non può esistere una legge che nasce con l’obiettivo di combattere le discriminazioni e che poi diventa discriminatoria. I diritti umani non hanno un colore politico, sono patrimonio di tutti. Per questo vanno difesi nella loro totalità, non soltanto alcuni. Quando non sono per tutti, diventano privilegi e questo è profondamente ingiusto».

Poco prima del tramonto, il corteo si scioglie alle Terme di Caracalla. Resta l’immagine di una piazza che celebra le conquiste raggiunte, soprattutto grazie alle sentenze dei tribunali negli ultimi anni, ma che continua a chiedere all’Italia di colmare il ritardo accumulato rispetto a molti Paesi europei sul fronte dei diritti civili.

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