Il passaggio di testimone sta per avvenire: dopo aver anestetizzato Sanremo, la bolla dorata del festival è pronta ad accettare qualunque cosa, anche il subentro di un De Martino alla guida di una compagnia nerissima
Il Sanremo che sarebbe potuto essere, ma che non è stato, è soprattutto un festival politico. Manca poco alla chiusura della gara, fuori il mondo è in fiamme ma nella bolla dorata della kermesse il mood è impregnato di Lexotan. Non c’è modo di sfuggire.
Tutte le polemiche sono sedate: la presenza di Pucci? Nonostante la medaglia d’oro per l’impegno per riportarlo all’Ariston al presidente del Senato Ignazio La Russa, Carlo Conti ha detto di no alla possibilità della “presenza riparatoria” del comico di destra. L’elicottero con cui Mogol è stato trasportato da Sanremo a Roma grazie all’intervento di Matteo Piantedosi? «Gli siamo grati per quello che ci ha donato», dice il ministro dell’Interno. E stop. Sono poche le donne in gara? Non è colpa mia, sono i discografici che non le lanciano, dice il direttore artistico. Conti-serranda. L’infelice taglio della regia che elimina dalla serata cover il bacio tra Levante e Gaia? «Nella prova del mattino era solo audio, non c’era la regia» dice Claudio Fasulo, vicedirettore del Prime time che a Sanremo tutto sa e tutto governa.
«Senza ipocrisia - ha proseguito Fasulo - abbiamo preso atto di alcune opinioni e volevamo motivare le scelte in maniera eticamente e professionalmente impeccabile». Motivo per cui è immediatamente stata pubblicata sui social Rai la foto del bacio contestato: «Per dimostrare che è stato solo un momento di regia televisiva, non censuriamo nessuno, ci mancherebbe altro. E il bacio ha avuto la sua visibilità».
Referendum sedato
Perfino la polemica sul regolamento Rai che – ha sostenuto Fedez nei giorni scorsi – gli vieta di prendere posizione sul referendum, si sgonfia in un attimo. L’impegno, spiegano i dirigenti in conferenza stampa, riguarda le «pubbliche esecuzioni» legate al festival e prevede che gli artisti non violino la par condicio agli eventi in diretta, tradotto sul palco dell’Ariston.
Motivo per cui nessuno polemizzerà con Malika Ayane per aver detto che ci sono «dei motivi per cui le cose sono separate». Chi ha voluto la presa di posizione l’ha fatta, come Carlo Conti che ha spiegato che non sa se andrà a votare ma auspica che tutti lo facciano, o Colombre che è arrivato a dire che «sarebbe un atto di negligenza non farlo».
Nessuna piega neanche sull’intervento del professor Schettini: un messaggio che recita, all’incirca, “non scrollate che poi la tossicodipendenza è dietro l’angolo”. «Dalla dipendenza sui social si può passare ad altre dipendenze come alcol, droghe, il cibo» ha detto Schettini dal palco dell’Ariston. E ancora, rivolto ai genitori: «Parlate con i figli, fategli tirare fuori le cose, la fisica ci dice che voi genitori siete il campo magnetico più importante dei vostri figli. Parlare significa, come succedeva una volta, (dire) “Vieni qua, siediti che ti devo parlare. Siediti perché ti vedo con gli occhi strani. Dimmi, che c’è?”».
Una ricetta di massima per un argomento estremamente complesso. Del merito del discorso di Schettini, però, spiega Fasulo a Domani, l’azienda sapeva tutto e condivide il contenuto.
Anche sullo share, pochi segnali di vita. Dove anni fa sarebbero montate polemiche a non finire e si spaccava in quattro ogni decimale di share, nessun plissé sugli ormai tradizionali cinque (la prima sera erano sette) punti di share in meno rispetto al 2025.
Il solito Conti, lo smorzatore, spiega sornione: «L’anno scorso abbiamo vinto 5 a 0, quest’anno è solo 3-0». Ma d’altra parte è l’uomo che non ha fatto una piega di fronte al doppio sgarbo Sergio-Mazzi sulla sua successione: di fronte a un sottosegretario – quindi un politico che entra a gamba tesa sulle decisioni di un’azienda controllata dallo stato, ma tecnicamente autonoma – che propone un endorsement al probabile erede Stefano De Martino, neanche un plissé. «Non mi sono sentito messo in difficoltà. Da quarant’anni a questa parte ho con l’azienda un rapporto di grande chiarezza e rispetto, ho sempre cercato di rispettare molto l’azienda».
L’ex dj radiofonico ha così preparato il terreno al futuro, pur non assoggettandosi totalmente alla linea politica della Rai meloniana con qualche fuga in avanti, dalla stoccata a Paolo Petrecca all’invito sul palco della signora Gianna, fiera repubblicana di sinistra. Ma del suo ultimo festival potrebbe beneficiare il successore designato, che potrebbe mettere a terra il passaggio da un conduttore-ministro tecnico – Carlo Conti – a un presentatore-ministro politico (con una filiera decisamente orientata, a partire dal potenziale direttore artistico ombra Mazzi) come Stefano De Martino.
© Riproduzione riservata


