ROMA – «Sgomberiamo». Il servizio d’ordine allontana i giornalisti dall’ingresso della piccola sala pensata per la conferenza stampa del generale Roberto Vannacci all’assemblea costituente di Futuro nazionale che, un’ora prima, già straborda. L’attesa è infinita, alla fine il punto stampa salterà e il generale, maniche di camicia, collanina con l’ascia bipenne che si affaccia, pantaloni e sneaker bianche, sale direttamente sul palco.

Intanto, la gestione dell’accesso degli iscritti è affidato ai tre colonnelli del generale. Edoardo Ziello schizza tra i tesserati in fila, Domenico Furgiuele che gestisce i giornalisti - «Domani non lo conosco, guarda che facce», dice l’ex leghista calabrese rivolto anche al collega del Manifesto -, Rossano Sasso rilascia addirittura qualche dichiarazione sul capitale residuale in senso marxista che sarebbero i migranti parlando con il cronista di Le Figaro.

L’attesa si prolunga, nell’assolata via della Conciliazione si accalcano i seguaci del generale suddivisi per zona d’origine: tantissimi sono uomini, tante polo e camicie scure, tagli corti e borselli, qualche mocassino sul piede nudo. Lì vicino, in un bar, mentre suona Se telefonando, un gruppo di futuristi prende un caffè sovranista. Nessuno ha voglia di parlare, «devo chiedere al mio supervisore».

Con i suoi 2.000 posti, però, alla fine l’Auditorium della conciliazione è pieno. Sono tutti pronti a schierarsi col generale: d’altra parte, dice lui, «o con noi guardiani della sovranità e garanti della cittadinanza i con Von der Leyen, Draghi, le multinazionali e il globalismo». 

Paracadutisti e preghiere

Il generale va avanti per oltre un’ora. Fuori, giornalisti e staff (qualcuno porta al polso un braccialetto con la scritta “hospitality”, sulla maglia di qualcun altro si legge in caratteri razionalisti “La vera destra”) sono persi. Nessuna diretta, piccoli gruppi di cronisti seguono il discorso dal cellulare. Sulla lista delle priorità del generale, una risposta a tono a tutti i giornalisti che l’hanno accusato - secondo lui ingiustamente - di votare con la sinistra e finanziare il «Gay Pride», ma anche l’elenco dei provvedimenti davvero sovranisti proposti dalla “sporca dozzina” di parlamentari futuristi che la maggioranza non avrebbe votato. O, al contrario, iniziative della «rinsecchita Ursula» che sono stati approvate «insieme al Pd». 

Poi, la preghiera dei paracadutisti francesi (poco sovranista) che chiede a Dio «ciò che resta, tormenta e rissa». E in platea si spellano le mani quando il loro condottiero dà un perimetro a quello che per ora è un movimento disordinato intorno alla sua persona: «Noi rappresentiamo lo scarto e la feccia e siamo orgogliosi di esserlo. In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e fierissimi di esserlo».

Attacchi anche a chi accusa il generale di ricevere finanziamenti dai russi - «se qualcuno sa dove sia la mia villa in Crimea me lo dicesse, così ci porto in vacanza la famiglia» - e una zampata al «re Mida al contrario». Matteo Salvini (che non viene mai nominato), a differenza sua, non ha mai combattuto per la patria, non è mai stato «dove si perde un camerata».

Un’alleanza con la destra, spiegherà ai giornalisti, non è esclusa: sempre che i partiti di maggioranza accettino di stare «dentro le nostre linee rosse». Il generale, in ogni caso, arriva a prendere atto della presenza di Marco Perissa, deputato di Fratelli d’Italia e dei segretari cittadini di Lega e Forza Italia. Certo, «senza i leader la nostra assemblea va avanti come e meglio di prima». 

La conferenza stampa è tutto un programma. Qualcuno cede alla tensione, c’è polemica sull’organizzazione della giornata, c’è qualche scontro con i giornalisti «che interrompono e non fanno rispondere». Il resto è il tradizionale programma vannacciano, che con un arco lunghissimo mette insieme l’emergenza abitativa e le liste d’attesa nella sanità con i migranti che «occupano» lo stato sociale italiano. «Costa meno remigrarli» aggiunge Vannacci, che millanta sicurezza di fronte a chi gli chiede se si senta minacciato dal corteo per la remigrazione in partenza sempre nel quartiere Prati. «Uno scempio – spiega il generale – la censura alla Camera della presentazione della proposta di legge popolare sulla remigrazione». E poi, aggiunge, se le idee sono buone non importa chi le mette in campo: «Mica si domanda chi abbia cucinato l’amatriciana che le piace tanto», risponde a una giornalista. La prima Opa del generale è già partita. 

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