A Rovigo risulta aperta un’indagine a carico del neo proclamato in consiglio regionale Fabio Benetti, con l’accusa di aver incollato sui manifesti del collega Mattia Moretto il simbolo dei dem sopra quello di FdI, così da confondere gli elettori. Il reato è attentato contro i diritti politici
Che dietro la premier Giorgia Meloni ci sia un partito in perenne lotta interna è noto da tempo – dal Trentino alla Sicilia, passando per il Lazio – e ora si aggiunge il caso del Veneto. Il contesto sono le elezioni regionali concluse con l’inaspettato exploit della Lega, la città è Rovigo e ora le carte sono arrivate in procura, dove risulta indagato Fabio Benetti, esponente di Fratelli d’Italia e soprattutto neoeletto consigliere regionale, in quanto primo dei non eletti, in conseguenza delle dimissioni di Valeria Mantovan che è stata nominata in giunta.
L’accusa: aver tentato di sabotare la campagna elettorale del collega di partito Mattia Moretto, presidente del consiglio comunale di Rovigo e che alle regionali correva nel suo stesso collegio come outsider. Benetti, infatti, risulta indagato per il reato di attentato contro i diritti politici del cittadino in concorso con un’altra persona, perché avrebbe battuto palmo a palmo il collegio elettorale, apponendo sui manifesti di Moretto un adesivo del Partito democratico sopra quello di Fratelli d’Italia, così da confondere gli elettori. L’adesivo era una perfetta riproduzione del simbolo del Pd, delle dimensioni giuste per essere incollato al posto di quello di FdI che campeggiava sul manifesto, rendendo così in effetti facilmente confondibile il partito per cui Moretto era candidato.
Il reato, previsto dall’articolo 294 del codice penale, prevede la reclusione da uno a cinque anni per «chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l'esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà».
Le indagini
Una volta accortosi della manomissione dei manifesti, è stato lo stesso Moretto a sporgere denuncia contro ignoti e i carabinieri di Adria insieme alla Digos di Rovigo si sono messi a caccia dei responsabili. Il candidato di FdI si sarebbe forse aspettato di scoprire che gli autori erano avversari politici, ma non certo il suo avversario nella lista di Fratelli d’Italia.
Così, come si legge dal comunicato della procuratrice di Rovigo, Manuela Fasolato, «sono stati eseguiti perquisizione, sequestri di materiale informatico, acquisizione di immagini di telecamere stradali, acquisizione di manifesti elettorali manipolati, assunzione di persone informate sui fatti, accertamento tecnico con le garanzie della difesa su materiale informatico sequestrato».
Secondo fonti locali, una volta acquisite le immagini delle telecamere stradali, sarebbe stato possibile individuare un’auto e la targa, oltre alla figura che scendeva a volto scoperto per incollare gli adesivi del Pd. Non solo, in seguito alla perquisizione in casa di Benetti, sarebbero stati trovati anche gli adesivi avanzati.
L’indagine è ancora in corso e dunque vale il principio di presunzione di innocenza sul fronte penale. Altra questione, invece, è se ci saranno conseguenze politiche per Benetti, proprio ora che è entrato in consiglio regionale.
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