Domenica e lunedì tornano al voto amministrativo, per il secondo turno, sei capoluoghi di provincia sui diciotto che hanno votato lo scorso 24 e 25 maggio. In teoria non sarebbe l’ultima tornata prima delle elezioni politiche: sulla carta, prima della scadenza del mandato del governo Meloni, nell’autunno del 2027, c’è la tornata delle grandi città (Roma, Torino, Milano, Napoli), che per legge dovranno votare fra il 15 aprile e il 15 giugno prossimo anno.

Ma in parlamento, in queste settimane, circola la convinzione che la presidente del Consiglio abbia intenzione di anticipare il voto generale prima di quelle amministrative, che per la destra oggi si presentano come una data nera. Prima, ma non troppo: il nuovo parlamento si dovrà insediare non prima di metà aprile, data a partire dalla quale i parlamentari di prima nomina maturano il vitalizio. 

Pari ai blocchi di partenza

Si vedrà. Intanto alla sfida di domenica e lunedì i due schieramenti principali si trovano in situazione di parità ai blocchi di partenza: in tre dei capoluoghi è avanti il centrosinistra, in tre la destra.

E ancora: ad Arezzo, Macerata e Agrigento il governo uscente è della destra, che però è favorita solo nelle prime due città. Viceversa Chieti, Trani e Lecco sono governate dal centrosinistra, che però è avanti solo nelle prime due città.

Ad Arezzo l’ago della bilancia è il candidato civico appoggiato da Azione, Marco Donati, che non ha dato indicazioni al suo elettorato (il 20,4 per cento) se votare Marcello Comanducci, candidato della destra (che ha raggiunto il 43,81 per cento delle preferenze) e Vincenzo Ceccarelli, il civico che guida il centrosinistra (e che ha preso il 32,36).

Situazione simile a Trani, e persino a Lecco: anche qui a consegnare la possibilità vittoria saranno gli esclusi dal secondo turno. Morale: si potrebbe dire che decidono il risultato gli elettori dei candidati rimasti fuori dalla sfida principale. Il dato concreto e realistico però dice esattamente l’opposto: e cioè che vincono i candidati degli schieramenti, e i terzopolisti si devono accontentare di seguirli, come l’intendenza di Napoleone.

Quasi scontato il risultato di Macerata, dove la destra ha mancato la vittoria al primo turno per un pugno di voti. Ad Agrigento il centrosinistra è avanti, ma la destra è divisa, e il ricompattamento potrebbe ribaltare il risultato. 

Stesso rischio a Chieti, dove l’ex vicepresidente del Csm ed ex commissario per la ricostruzione di Ischia Giovanni Legnini, a capo di una coalizione progressista e civica, ha sfiorato la vittoria al primo turno (47,2 per cento) contro Cristiano Sicari, del centrodestra locale, che però si è presentato diviso in due liste. Partita aperta dunque.

Donne, commissari comunisti

Da tenere d’occhio altre sfide “minori”. In Toscana va al ballottaggio anche Viareggio. Qui lo scranno da prima cittadina se la giocano due donne: Federica Maineri, per il centrosinistra, e Sara Grilli, per la destra. Per la prima è un ballottaggio tutto in salita: la candidata non ha voluto apparentarsi con Marialina Marcucci, fondatrice di Videomusic (e sorella di Andrea Marcucci, ex senatore Pd oggi in campo con una sua formazione liberale). Non basta: e la candidata della destra è un ex Pd. 

In Puglia, a Molfetta, il centrosinistra sostiene Manuel Minervini, di Rifondazione comunista, che sfida Pietro Mastropasqua. Che il Pd locale si era orientato a sostenere: è stato commissariato. Inviato da Roma un pugliese doc il senatore Alberto Losacco, fedelissimo di Dario Franceschini, che ha sterzato e riportato il partito nel suo schieramento naturale. 

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