Dopo l’attacco a Hebron in cui sono morti due soldati israeliani, l’Idf fa irruzione in 15 località nel nord: nove arresti, perquisite case e proprietà private. La popolazione costretta a lasciare le case
Irruzioni in almeno 15 località nel nord della Cisgiordania occupata e decine di palestinesi arrestati. È il primo bilancio del blitz delle forze israeliane nel governatorato di Nablus, riportato da Al Jazeera. I militari avrebbero perquisito case e saccheggiato proprietà private prima di arrestare nove persone nella città di Nablus e altri sei nel villaggio di Burin; due ulteriori arresti sono scattati nel governatorato di Betlemme.
L’azione, che ha coinvolto almeno 20 veicoli militari dell’Idf, è arrivata dopo che venerdì il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato il blocco totale del territorio in seguito a un attacco a un posto di blocco di Hebron: un attentato in cui sono stati uccisi due soldati israeliani e feriti altri tre. Netanyahu ha prospettato un’operazione militare di vasta portata, con demolizioni di abitazioni e trasferimenti forzati dei palestinesi.
E in effetti i primi abbattimenti sono iniziati poche ore dopo l’attacco. Secondo l’agenzia palestinese Wafa, le forze israeliane sono intervenute nelle zone di Al-Jalda e Deir Baha, assediandole e costringendo la popolazione ad abbandonare le case. Il governatore di Hebron e il sindaco della città hanno annunciato l’attivazione di un piano di emergenza per assistere gli sfollati.
Verso le elezioni
Nelle stesse ore Netanyahu, chiamato martedì prossimo a elezioni per lui rischiose, ha detto di avere in serbo «una grande sorpresa" per l’Autorità nazionale palestinese. In un intervento televisivo, il premier uscente ha eluso una domanda sul possibile smantellamento dell’Anp chiesto dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, affermando di prediligere «l’astuzia e la sorpresa».
Rischio escalation
Venerdì è stata una giornata di sangue anche in Giordania, dove un attacco armato durante un funerale in una chiesa greco-ortodossa a Karak, nel sud del paese, ha provocato la morte di otto persone e il ferimento di altre 40. Lo ha reso noto la tv giordana Al-Mamlaka. Il ministro dell’Interno Mazen al-Faraya ha definito gli aggressori «un gruppo di estremisti» e ha dichiarato che le autorità stanno lavorando per arrestarli.
Ma la situazione rischia di peggiorare pure nel Golfo Persico. I ministri degli Esteri di Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Turchia, Arabia Saudita, Pakistan ed Egitto, riuniti venerdì a Istanbul, hanno lanciato un appello agli Stati Uniti e all’Iran perché evitino una nuova escalation, che rischierebbe di provocare gravi effetti economici. Nel frattempo, Axios riferisce che Teheran avrebbe elaborato piani dettagliati per uccidere funzionari Usa in Medio Oriente e colpire i cavi sottomarini per le telecomunicazioni nel Golfo.
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