A Kiev si rumoreggia già che si stia preparando una visita negli Stati Uniti. La sfida dell’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov a Volodymyr Zelensky – la pretesa di una competizione elettorale per disarcionare l’attuale presidente ucraino – è un terremoto politico di magnitudine eccezionale in Ucraina, dove la poltrona di Zelensky è scossa – nelle stesse ore – anche dallo scandalo corruzione.

Poltrona che traballa

Il presidente è sotto assedio. Ma fuori dalle finestre del suo ufficio, a cingerlo e costringerlo a una reazione proprio quando ha poco spazio e pedine a disposizione sulla scacchiera del potere di Kiev, non sono i russi che avanzano al fronte o lo minacciano da Mosca. È anzitutto la Nabu, l’ufficio nazionale anticorruzione, che con il suo incessante repulisti ha incastrato un’altra manciata dei suoi: ieri Iryna Mudra, la numero due del suo staff presidenziale, è stata arrestata per riciclaggio di denaro.

Ad assediare il presidente sono anche gli stessi ucraini che non si stancano di sventolare il bicolore nazionale mentre protestano nelle piazze della capitale, nonostante le bombe russe, per difendere l’indipendenza delle autorità investigative e per chiedere il ritorno di quella che è diventata la sua nemesi: Fedorov, l’ex ministro. Quando Zelensky lo ha allontanato a luglio, era probabilmente ignaro di star provocando un sisma le cui conseguenze non hanno ancora smesso di terremotare il pavimento che gli balla adesso sotto i piedi.

Bello, giovane, tech, rampante, e per queste ultime due cose corteggiato e agganciato anche sul piano internazionale (pure Crosetto ha detto di avergli offerto una consulenza), Fedorov passerà probabilmente alla storia come colui che ha avuto l’audacia di sfidare il presidente. E lo ha fatto ribadendo – pure di recente a Cbs – che «la mia missione è sconfiggere la Russia»: che lui, l’uomo dei droni e della guerra tecnologica, ex ministro dell’Innovazione prima ancora che della Difesa, ha le «carte» per dirla trumpianamente. Che non solo vuole combattere ma può farlo più efficacemente di Zelensky.

Singolar tenzone

L’invito al duello elettorale da Fedorov a Zelensky è arrivato martedì notte con un videomessaggio. Poche ore prima, il presidente ucraino aveva annunciato che il nuovo ministro della Difesa sarebbe stato Yevhenii Khmara (l’ex capo dell’Sbu); secondo il Kyiv Independent, aveva provato a proporre a Fedorov, costretto a uscire di scena (provvisoriamente) a luglio, un altro incarico, ma nulla di fatto.

Intanto quella società civile che a luglio era scesa in piazza per opporsi al disarcionamento del popolare ministro della Difesa (allora), era tornata a gremire le strade, in vista del voto della Rada che ieri ha confermato la nuova nomina. Se questa poteva essere una finestra di opportunità per Mykhailo Fedorov, lui l’ha spalancata col suo annuncio. Ha chiesto il confronto diretto, nonostante la legge marziale in vigore impedisca di indire elezioni mentre piovono razzi bombe e missili.

Il giovane king of drones ha detto che l’Ucraina deve «ristabilire un processo pienamente democratico anche nel mezzo di una lunga guerra» perché «la democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia». Il mandato dell’ex comico che dai teatri televisivi è passato a quelli bellici è scaduto nel 2024. A Kiev vige un lungo inverno elettorale, interrotto solo dalle critiche di chi accusa il leader ucraino di aver stretto la presa sulle opposizioni o su chiunque lo contesti con l’alibi di resistere a Mosca.

Sondaggi e indagini

Fedorov ha 35 anni e ha dalla sua parte ha i giovani — e anche molti non più giovani — ucraini; l’ex ministro della Trasformazione digitale è stato scelto proprio dall’uomo che oggi vuole rimpiazzare, che lo ha poi nominato, a gennaio scorso, a capo del ministero della Difesa. Mykhailo che guarda al futuro, con le sue riforme improntate alla digitalizzazione e modernizzazione, ha perso il dicastero quando è entrato in rotta di collisione con il capo delle forze armate Syrskyj, di mentalità, formazione e scuola sovietica. Fedorov ha fatto quello che il generale Valeriy Zaluzhny ha deciso di non fare: agire subito quando costretto all’addio forzato.

L’ex capo delle forze armate ucraine diventato ambasciatore a Londra, considerato finora il pretendente d’eccellenza alla poltrona più potente di Kiev, era il volto che molti immaginavano già al posto di quello del presidente. E il generale non lo ferma nemmeno l’ombra lunga delle autorità tedesche che lo tacciano di essere il regista del sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel mar Baltico (ieri la Procura federale tedesca ha reso noto che in Croazia un altro cittadino ucraino coinvolto è stato arrestato ).

Zaluzhny che si è tolto la divisa per mettere lo smoking da diplomatico e Mykhailo battono Zelensky nei sondaggi. Secondo quelli compiuti dal Kiis, Istituto internazionale di sociologia di Kiev, il militare ha il 66 per cento delle preferenze dei cittadini, solo tre punti in meno ne ha l’uomo dei droni. Zelensky è sceso addirittura dopo il capo del suo ufficio presidenziale: Kyrylo Budanov, di cui si fida il 61 per cento di ucraini.

Ma la squadra di Zelensky ha perso nello stesso giorno altri pezzi per «Forrest Gump», nome apposto sul faldone aperto dalla Sapo, Procura specializzata anticorruzione, che indaga su un’organizzazione criminale guidata alti funzionari della Presidenza ucraina. Una è Iryna Mudra, gli altri sono Vadym Stolar e Maksim Mykhailo. Tutti hanno in comune una cosa; fanno parte del cerchio magico di Zelensky, già bucato da indagini passate.

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