Più si coinvolge «più sarà alto il prezzo che paga»: ieri la Russia ha lanciato pesanti avvertimenti al Regno Unito, avvertimenti scatenati in particolare per la provenienza britannica dei droni che hanno colpito il territorio russo. Da Downing Street, il premier laburista britannico ha risposto ribadendo «al cento per cento» il sostegno all’Ucraina. Ucraina che nel frattempo era alle prese con un passaggio politico interno di rilievo: dopo la controversa rimozione di Mykhailo Fedorov da ministro della Difesa, Volodymyr Zelensky ha indicato il nuovo nome di Yevhen Khmara.

«Le azioni di Londra saranno inevitabilmente gravide di conseguenze, ne dovrà rispondere»: il monito di Mosca è partito ieri per voce dell’ambasciata russa nel Regno Unito. La minaccia di ritorsioni è stata innescata in particolare per la fornitura a Kiev di droni prodotti da compagnie britanniche, sempre più centrali nella strategia ucraina. Burnham è stato chiaro: Londra non si lascia intimidire: «Non siamo amici opportunisti. Saremo al fianco dell'Ucraina nel momento del bisogno, il che non cambierà».

Con la riapertura dei lavori del parlamento ucraino, che dovrà esprimersi a breve sulla nomina, il presidente Zelensky ha proposto come ministro della Difesa un veterano dei servizi di intelligence (Sbu), Khmara, esperto nella gestione delle campagne con droni a lungo raggio. La precedente cacciata di Fedorov aveva scatenato accese proteste della società civile, proseguite anche nelle scorse ore davanti al parlamento. Zelensky continua a escludere un ritorno di Fedorov, ma aveva sperato di ricucire gli strappi sostituendo il comandante in capo Oleksandr Syrskyi (in contrapposizione con Fedorov) con Mykhailo Drapatyi.

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