A Roma, alla Camera dei Deputati, gli attivisti hanno presentato la missione verso Gaza con 25 barche pronte a salpare: «Se qualcuno ha pensato che la morte del diritto a Gaza non ci riguardasse, gli ultimi mesi hanno dimostrato il contrario». Pd, M5S e Avs promettono sostegno completo alla flottiglia di civili «che fa quello che avrebbero dovuto fare i governi»
Se i governi non fanno il loro dovere sono i cittadini a doversi organizzare, dal basso, per fare la differenza. Perché quello che succede in Palestina riguarda tutti noi. È questo il messaggio di fondo della Global Sumud Flottila (Gsf) che gli attivisti hanno spiegato durante la conferenza stampa organizzata, il 22 aprile, alla Camera dei Deputati per la partenza della nuova missione umanitaria verso Gaza, la più grande mai esistita fino ad ora, non solo per rompere il blocco imposto da Israele dal 2007 ma anche per portare aiuti e le professionalità necessarie, come medici, ingegneri, psicologi, educatori, alla ricostruzione della Striscia.
Circa 25 le barche che sono pronte a partire nei prossimi giorni, con molta probabilità il 25 aprile, dal porto di Augusta, in Sicilia, a cui si uniranno le 38 partire lo scorso 15 aprile da Barcellona e quelle in navigazione da Marsiglia, prima delle prossime tappe, non ancora pubbliche, previste lungo le coste del Mediterraneo.
«Se a Gaza c’è la pace, come dicono, allora perché non possiamo arrivarci?», chiede provocatoriamente Maria Elena Delia, portavoce di Gsf, dopo aver spiegato le ragioni che spingono gli attivisti a ripartire propio adesso: dal blocco israeliano che soffoca la popolazione, fino ai valichi per l’accesso praticamente ancora chiusi e al fatto che il cessate il fuoco nella Striscia non c’è: quasi 800 i palestinesi che sono morti da quando è stato dichiarato: «Chi parte non è un folle, sono solo persone normali che credono nella giustizia e vogliono riportarla alla luce», dice alla fine del suo intervento. Dopo di lei Susan Abdullah, rifugiata gazawa, membra del comitato di Gsf, ha raccontato come, nonostante i tentativi di isolamento portati avanti dall’Idf durante i bombardamenti più intensi, la popolazione della Striscia non si sia mai sentita sola e l’importanza, quindi, della solidarietà internazionale: «Il genocidio a Gaza non è mai finito».
Per Tony La Piccirella, conosciuto attivista italiano di Gsf, la missione verso Gaza rappresenta il fallimento delle istituzioni che non hanno saputo di schierasi dalla parte del diritto internazionale, della Costituzione e dell’umanità. Ma si sono piegati a un sistema militare e politico lontano dai cittadini: «Se qualcuno ha pensato che la morte del diritto a Gaza non ci riguardasse, gli ultimi mesi hanno dimostrato il contrario: in corso c’è la normalizzazione sistemica di operazione militari con obiettivo di colpire civili, scuole, ospedali. Di privare le persone di cibo acqua e medicinali per piegare la volontà popoli e spingerli ad accettare condizioni di dominio e il furto di risorse, terra, e vita», dice al microfoni della Sala Stampa della Camera.
«Non è un caso che la partenza della Flotilla accada in Aprile, il mese della liberazione. Esiste un filo rosso che lega la Resistenza che ha liberato l’Italia dal nazifascismo al popolo palestinese»», sottolinea Maya Issa, leader del Movimento degli studenti Palestinesi: «Hanno tentato di cancellare la Palestina ma hanno fallito, pensavano di seppellire un popolo ma oggi la Palestina vive nelle nuove generazioni, in ogni parte del mondo, simbolo globale di resilienza e di giustizia», conclude per lasciare la parola a Dario Salvetti, operaio metalmeccanico del Collettivo di fabbrica dell’ex Gkn, l’azienda occupata di Campi Bisenzio, Firenze, che senza dilungarsi troppo spiega come la situazione nella Striscia derivi dalle responsabilità di tutti e che il rischio di trasformare anche l’Italia in una società militarizzata e centrata sulla guerra come quella israeliana è vicino: «Come Gkn siamo sulle navi per dire ai lavoratori che stiamo mettendo i nostri corpi per contrastare l’inflazione che avete nel carrello, la repressione, l’autoritarismo, il precariato. Le fabbriche e il lavoro producono vita, servono alla vita, fuori da questo non c’è futuro».
A chiudere la conferenza stampa, dopo gli interventi a sostegno della missione verso Gaza di Laura Boldrini, PD, Stefania Ascari e Antonio Ferrara, M5S, Marco Grimaldi, AVS, il collegamento da Bruxelles, dove si è svolto il primo congresso parlamentare globale della Global Sumud Flotilla, del Senatore Marco Croatti: «Ci siamo riuniti con l’obiettivo di trasformare la mobilitazione civile anche in un’iniziativa politica coordinata. Serve aprire un corridoio umanitario verso Gaza sotto la guida dell’Onu, garantire il rispetto del diritto umanitario, fermare il trasferimento di armi in Israele».
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