I due attivisti della Global Sumud Flotilla detenuti da Israele per essere interrogati sono comparsi stamattina, domenica 3 maggio, davanti a un tribunale israeliano. Le immagini riprese dall'Afp hanno mostrato i due mentre venivano scortati in aula, con le mani del brasiliano Thiago Avila ammanettate dietro la schiena e i piedi di Saif Abukeshek, cittadino spagnolo e svedese di origine palestinese, incatenati.

Thiago Avila (FOTO AFP)
Thiago Avila (FOTO AFP)
Thiago Avila (FOTO AFP)
Saif Abukeshek (FOTO AFP)
Saif Abukeshek (FOTO AFP)
Saif Abukeshek (FOTO AFP)

Gli attivisti sono stati condotti in tribunale nella città di Ashkelon, dove la loro detenzione è stata prorogata di due giorni, secondo quanto riferito dall'organizzazione Adalah, il centro legale che rappresenta i due membri della Global Sumud Flotilla. Le autorità israeliane avevano chiesto una proroga di quattro giorni.

Avila e Abukeshek erano tra gli oltre 170 arrestati da Israele la scorsa settimana, quando la flottiglia è stata intercettata e parte delle barche sono state abbordate dalla Marina israeliana in acque internazionali, vicino all'isola greca di Creta, durante la navigazione della Global Sumud Flotilla verso Gaza. Israele afferma che Keshek e Avila sono affiliati alla Conferenza popolare dei palestinesi all'estero (Pcpa), organizzazione accusata dal Dipartimento del Tesoro statunitense di «agire clandestinamente per conto» di Hamas.

Gli altri fermati sono stati tutti rilasciati in Grecia venerdì scorso. L’italiano Antonio "Tony" La Piccirella è arrivato in mattinata all’aeroporto di Fiumicino, dove ha raccontato i momenti in cui la Marina israeliana ha intercettato le barche della flottiglia, parlando di «un rapimento in acque praticamente europee, supervisionato dalla marina greca».

«Processo viziato e illegale»

«Questa decisione fa seguito al loro sequestro illegale da parte della Marina israeliana in acque internazionali il 30 aprile», afferma la ong. Adalah sottolinea che non sono state presentate accuse formali contro nessuno dei due attivisti, che restano nella fase pre-incriminazione sotto interrogatorio e saranno trasferiti nuovamente al centro di detenzione di Shikma ad Ashkelon, dove resteranno in isolamento. «Entrambi gli attivisti stanno continuando il loro sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione illegale e i maltrattamenti subiti», fa sapere il gruppo.

«Durante l’udienza, il procuratore dello Stato israeliano ha richiesto una proroga di quattro giorni della detenzione degli attivisti, presentando un elenco di presunti reati tra cui assistenza al nemico in tempo di guerra, contatti con un agente straniero, appartenenza a un’organizzazione terroristica e prestazione di servizi a favore della stessa, nonché il trasferimento di beni a un’organizzazione terroristica», riferisce Adalah.

Gli avvocati del gruppo, Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma, hanno dichiarato in tribunale che l'intero processo legale è fondamentalmente viziato e illegale. «Hanno contestato la giurisdizione dello Stato, affermando che non vi è alcuna base giuridica per l'applicazione extraterritoriale di questi reati alle azioni di cittadini stranieri in acque internazionali. Hanno sostenuto che l'uso da parte dello Stato di questi gravi sospetti legati alla sicurezza costituisce una misura di ritorsione contro i leader degli attivisti umanitari e hanno chiesto il loro rilascio immediato e incondizionato», sottolinea l'organizzazione.

Adalah ha aggiunto che «non solo Thiago Avila e Saif Abukeshek sono stati sequestrati in acque internazionali senza alcuna autorità legale, ma hanno anche fornito testimonianze di gravi abusi fisici equivalenti a tortura, tra cui percosse, isolamento e occhi bendati per giorni in mare».

La portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, ha sottolineato che l'imbarcazione della Flotilla dalla quale sono stati prelevati batteva bandiera italiana. Per questo motivo, sabato 2 maggio, un presidio di fronte alla Farnesina, a Roma, ha chiesto a gran voce la liberazione dei due attivisti e soprattutto una mossa da parte del governo italiano, che «non può sottrarsi alle sue responsabilità, è una questione di diritto. Ha il dovere di proteggere gli attivisti». Il team legale di Sumud ha già presentato due esposti alla procura di Roma, per Thiago e Saif, e un ricorso d’urgenza per chiedere alla Corte europea dei diritti dell’uomo l’emissione di misure cautelari che spingano l’Italia ad agire.

«Gli attivisti della Global Sumud Flotilla vanno liberati immediatamente. La notizia del rinnovo del fermo nelle carceri israeliane di altri due giorni è la dimostrazione di un accanimento senza precedenti su attivisti che hanno partecipato a una missione umanitaria. Occorre una pressione del governo italiano molto più forte visto che la barca su cui sono stati rapiti Said e Thiago batteva bandiera italiana. Siamo davanti alla reiterazione di un arbitrio che dimostra ancora una volta il disprezzo da parte del governo di Israele dei diritti umani», ha dichiarato il deputato Pd Arturo Scotto.

Il racconto di La Piccirella: «Noi continuiamo»

Intanto, all'aeroporto di Fiumicino, è appena rientrato in Italia Antonio "Tony" La Piccirella, l'attivista della Global Sumud Flotilla che figurava, con gli altri 170, nell’elenco delle persone fermate dalla Marina israeliana dopo il blocco, in acque internazionali, a sud di Creta. «Noi continuiamo: ci stiamo riorganizzando. Continuiamo finché i nostri governi non troveranno la loro spina dorsale e pongano fine a tutti gli accordi che abbiamo con Israele, per fare gli interessi del popolo palestinese, del popolo italiano e di tutti i popoli che vogliono vivere in pace, solidarietà e giustizia. Sostegno di parlamentari ora? Si spera che qualcuno si prenda un carico che non dovremmo neanche avere noi», ha dichiarato.

«Io ero sull'ultima delle 21 barche intercettate, alcune lasciate alla deriva, con persone a bordo, e completamente distrutte. Sei di noi sono stati isolati. Io, tre ragazzi spagnoli, Thiago e Saif, che rischiano ora tanto e di più; Saif, poco prima di essere isolato, mi ha detto di dire a suo figlio che il prezzo per la libertà non è mai troppo alto. Abbiamo paura per i nostri compagni, Saif è palestinese. È stato un rapimento in acque praticamente europee, supervisionato dalla marina greca: una nave cargo di quelle dimensioni e la fregata che l'accompagnava, non passano inosservati: il Mediterraneo è pieno di droni militari, tutti erano in realtà al corrente di quello che stava accadendo e nessuno ha fatto niente. Noi siamo scappati per sei ore, chiedendo aiuto e lanciando sos. Non è un atto di pirateria come dice la nostra presidente: è la conseguenza naturale di quello che succede quando si supporta militarmente, politicamente ed economicamente un paese che non si è mai fatto nessun problema a rubare terra e petrolio. Io non so quale sarà il passo successivo: probabilmente ci verranno a prendere a casa», ha aggiunto.

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