Piove e tira vento sulla Flotilla. Che, nonostante gli urti resiste a violenza e maltempo, anzi si fa ancora più forte: «La missione continua. Non possiamo fermarci adesso, il popolo palestinese ci aspetta. La mobilitazione di terra cresce e noi siamo ancora qui. Ci hanno tolto qualche barca, ma altre se ne aggiungeranno da Grecia e Turchia e saremo ancora di più a rompere l’assedio di Gaza».

Così spiegano gli organizzatori della Global Sumud Flotilla a tutti i partecipanti della trentina di barche sopravvissute all’intercettazione israeliana della notte tra il 29 e il 30 aprile, che ancorate di fronte a Ierapetra, la città più a sud di Creta, almeno fin quando la tempesta non sarà passata, riorganizzano vita a bordo e pensieri, mentre altre quattro imbarcazioni, di Thousands of Madleens, sono partite dalla Sicilia per unirsi alla missione. Umanitaria e non violenta, vale la pena ribadirlo, visti i tentativi delle istituzioni dello Stato ebraico di raccontare la flotta di civili come terroristi vicini ad Hamas.

A bordo tra le 12 e le 15 tonnellate di aiuti - cibo, medicine, giochi, oggetti per la scuola, forni a energia solare -, medici, educatori, ingegneri che vorrebbero restare nella Striscia per supportarne la ricostruzione e una flotta di civili pronta a mettere a rischio i propri corpi per battersi contro un sistema che privilegia soprusi e ingiustizie non solo in Palestina.

Il presidio a Roma: «Italia difenda gli attivisti»

«Il fatto che Israele abbia tentato di fermarci subito dimostra che la flotilla è uno strumento potente. Stiamo facendo vedere anche con i nostri corpi quanto è forte il sistema d’oppressione. Ma i governi europei non possono restare in silenzio di fronte a quello che è successo a poche miglia dalle coste greche, in acque sì internazionali ma praticamente europee», ribadiscono sia gli organizzatori di Gsf ai naviganti, sia l’avvocata Tatiana Montella, dal presidio che si è svolto di fronte alla Farnesina, a Roma, per chiedere la liberazione di Thiago Avila e Saif Abukeshek.

I due attivisti sono stati prelevati durante l’intercettazione da una nave, Eros I, battente bandiera italiana: «L’Italia non può sottrarsi alle sue responsabilità, è una questione di diritto. Ha il dovere di proteggere gli attivisti», evidenzia ancora l’avvocata prima di chiarire che il team legale di Sumud ha già presentato due esposti alla Procura della Repubblica di Roma, per Thiago e Saif, e un ricorso d’urgenza per chiedere alla Corte europea dei diritti dell’uomo l’emissione di misure cautelari che spingano l’Italia ad agire.

Le foto degli attivisti della Global Sumud Flotilla, Saif Abukeshek e Thiago Avila, trattenuti dalle autorità israeliane, mostrate durante il presidio davanti alla Farnesina per chiederne la liberazione (FOTO ANSA)
Le foto degli attivisti della Global Sumud Flotilla, Saif Abukeshek e Thiago Avila, trattenuti dalle autorità israeliane, mostrate durante il presidio davanti alla Farnesina per chiederne la liberazione (FOTO ANSA)
Le foto degli attivisti della Global Sumud Flotilla, Saif Abukeshek e Thiago Avila, trattenuti dalle autorità israeliane, mostrate durante il presidio davanti alla Farnesina per chiederne la liberazione (FOTO ANSA)

«Se prima avevamo un milione di motivi per andare a Gaza, ora ne abbiamo uno in più», ha aggiunto Maria Elena Delia, portavoce della delegazione italiana preoccupata per le condizioni in cui sono Thiago e Saif: «La flotilla è temuta proprio perché rivendica la legalità internazionale».

Le testimonianze dei rilasciati

Mentre la conferenza stampa di Roma si chiude, arrivano notizie aggiornate dei due attivisti portati in Israele: «Sono stati trasferiti nella prigione di Shikma ad Askalan, a nord di Gaza, nella Palestina occupata, dopo il loro rapimento illegale in acque europee. Questo sviluppo segna un’escalation critica, ora aggravata da segnalazioni confermate di torture durante la detenzione», fanno sapere da Gsf.

«Non possiamo lasciare che il blocco navale arrivi sulle nostre coste. Chiediamo embargo, sanzioni e giustizia», commenta anche Tony La Piccirella, dello Steering Committee, subito dopo il rilascio da circa 40 ore in mani israeliane. Durante la detenzione su una nave cargo battente bandiera israeliana che avrebbe sostato nelle acque territoriali greche, i 175 attivisti prelevati durante l’intercettazione, come si capisce da più testimonianze, sono stati maltrattati, presi a calci e pugni, alcuni picchiati fino a sanguinare.

Dalla nave, le autorità greche hanno prima trasportato gli attivisti sulle coste di Creta e poi scortato i bus su cui viaggiavano fino a Heraklion. Alcuni in aereo sono arrivati in Turchia, a Istanbul. Altri sono rimasti sull’isola in attesa di riprendere i contatti con il resto del mondo, liberi di ritornare sulla flotilla come sembra che alcuni siano intenzionati a fare. Ad attenderli anche una fitta folla di volontari arrivati a infoltire l’equipaggio di terra della Global Sumud per supportare, se possibile ancora di più, la missione.

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