«L'udienza per gli attivisti detenuti in Libia che avrebbe dovuto esserci stamattina non si è tenuta. Il legale del movimento non è riuscito a incontrarli», fa sapere Maria Elena Delia, portavoce della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla in merito all’udienza che si sarebbe dovuta tenere il 9 giugno per il rilascio di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, bloccati da due settimane nei pressi di Sirte, nell’est della Libia – insieme ad altre 8 persone di altre nazionalità – mentre si dirigevano con il convoglio di terra della Global Sumud verso Gaza. «Siamo preoccupati perché temiamo si possa andare verso un'estensione del trattenimento», ha detto ancora Delia.

Poche ora prima che si venisse a sapere dell’udienza saltata anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva parlato dei due italiani: «Stiamo seguendo da vicino fin dal primo momento la situazione dei nostri due connazionali detenuti a Bengasi. Ho dato disposizione ai nostri rappresentanti diplomatici in Libia di rafforzare la pressione su tutti gli interlocutori locali per la loro rapida liberazione. Ci sono delle interlocuzioni in corso che hanno già portato a un miglioramento delle loro condizioni di detenzione», aveva detto il ministro prima di ricordare che le autorità sottoposte al controllo di Khalifa Haftar devono ancora formalizzare le accuse nei loro confronti.

La risposta di Tajani a Ben-Gvir 

In audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera, il vicepremier ha anche risposto all’estremista di destra, ministro della Sicurezza nazionale del governo Netanyahu, Itamar Ben-Gvir che, dopo aver saputo che la procura di Roma lo ha iscritto al registro degli indagati per le violenze subite dall’equipaggio delle barche a vela che si dirigevano verso Gaza, da parte delle Forze di difesa israeliane, durante i due abbordaggi (a largo di Creta 29-30 aprile e a largo di Cipro 18-19 maggio), aveva scritto su X: «Il paese dello Stivale è diventato il paese delle ciabatte». «Israele non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti. Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti».

La proposta di sanzioni Ue

«Non ho parole per commentare ciò che ha detto Ben Gvir nei confronti dell'Italia. Sono parole inaccettabili che rispediamo al mittente», ha risposto Tajani «Dopo gli inaccettabili atti compiuti ai danni degli attivisti, ho chiesto all'alto rappresentante Kallas di portare al Consiglio Affari Esteri una proposta di sanzioni nei confronti del ministro Ben Gvir, responsabile politico di quel grave atto. L’Italia è un un paese amico di Israele che ha sempre difeso la libertà, la democrazia, è protagonista della pace e rispediamo al mittente qualsiasi offesa, qualsiasi tentativo di denigrare. Ma le parole pronunciate da Ben Gvir dimostrano qual è il livello politico e morale di questo signore».

Come ha ricordato anche il vicepremier, l’Italia non è l’unico paese dell’Unione europea a voler sanzionare il ministro della sicurezza israeliano, anche Francia e Olanda, ad esempio, hanno accolto con favore la proposta: «Vedremo nei prossimi giorni se sarà possibile raggiungere un consenso in Europa ma desidero rassicurare sul fatto che continueremo ad insistere per raggiungere questo obiettivo».

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