Il ministro della Sicurezza israeliana è indagato dalla procura di Roma per le violenze sugli attivisti della Flotilla durante gli abbordaggi: «Siete il paese delle ciabatte», commenta. «Insistiamo con le sanzioni Ue», reagisce il vicepremier. Intanto i due italiani che marciavano verso Gaza via terra sono bloccati in Libia da due settimane. Oggi l’udienza
«Non ho parole per commentare ciò che ha detto Ben Gvir nei confronti dell'Italia ieri dopo aver saputo che era indagato alla procura della Repubblica. Sono parole inaccettabili che rispediamo al mittente». Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha risposto all’estremista di destra, ministro della Sicurezza nazionale del governo Netanyahu, Itamar Ben-Gvir.
«Il paese dello Stivale è diventato il paese delle ciabatte». «Israele non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti. Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti», ha scritto, infatti, su X il ministro israeliano, nella serata dell’8 giugno.
La proposta di sanzioni Ue
Dopo aver saputo che, nello stesso giorno, la procura di Roma lo ha iscritto, dopo la diffusione del video in cui maltratta e umilia gli attivisti della della Global Sumud Flotilla, al registro degli indagati per le violenze subite dall’equipaggio delle barche a vela che si dirigevano verso Gaza, da parte delle Forze di difesa israeliane, durante i due abbordaggi (a largo di Creta 29-30 aprile e a largo di Cipro 18-19 maggio). Tra i reati ipotizzati dalla procura ci sono quello di tortura e di sequestro di persona.
«Dopo gli inaccettabili atti compiuti ai danni degli attivisti, ho chiesto all'alto rappresentante Kallas di portare al Consiglio Affari Esteri una proposta di sanzioni nei confronti del ministro Ben Gvir, responsabile politico di quel grave atto», ha ribadito Tajani in audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera: «L’Italia è un un paese amico di Israele che ha sempre difeso la libertà, la democrazia, è protagonista della pace e rispediamo al mittente qualsiasi offesa, qualsiasi tentativo di denigrare. Ma le parole pronunciate da Ben Gvir dimostrano qual è il livello politico e morale di questo signore».
Come ha ricordato anche il vicepremier, l’Italia non è l’unico paese dell’Unione europea a voler sanzionare il ministro della sicurezza israeliano, anche Francia e Olanda, ad esempio, hanno accolto con favore la proposta: «Vedremo nei prossimi giorni se sarà possibile raggiungere un consenso in Europa ma desidero rassicurare sul fatto che continueremo ad insistere per raggiungere questo obiettivo».
I due italiani ancora in Libia
Non ci sono solo i fatti che coinvolgono Ben Gvir a tenere alta l’attenzione sulla Flotilla. A preoccupare gli attivisti, infatti, c’è soprattutto la sorte dei due italiani, Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, bloccati nell’est della Libia – insieme ad altre 8 persone – da due settimane: facevano parte del Global Sumud Land Convoy diretto verso Gaza.
«Stiamo seguendo da vicino fin dal primo momento la situazione dei nostri due connazionali detenuti a Bengasi. Ho dato disposizione ai nostri rappresentanti diplomatici in Libia di rafforzare la pressione su tutti gli interlocutori locali per la loro rapida liberazione. Ci sono delle interlocuzioni in corso che hanno già portato a un miglioramento delle loro condizioni di detenzione», ha spiegato ancora Tajani prima di ricordare che le autorità sottoposte al controllo di Khalifa Haftar devono ancora formalizzare le accuse nei loro confronti e che, oggi, il 9 giugno è prevista una nuova udienza davanti al procuratore libico.
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