L’agenzia Ue per il controllo delle frontiere ha inaugurato una mostra, visitabile anche dagli studenti. Dopo Leggeri, l’obiettivo è di «costruire un’immagine positiva» con un budget più che duplicato
«Indossare visori per la realtà virtuale per un’esperienza immersiva di scenari operativi», usare binocoli, scanner di impronte digitali e dispositivi a infrarossi, «ammirare modelli in scala delle navi e degli aerei». Giocare con le mappe e osservare i droni. Sembra di essere in un videogioco. Ma le persone sulle imbarcazioni o che attraversano il confine sono reali, così come quelle che vengono deportate nei paesi di origine.
L’Agenzia europea per il controllo delle frontiere (Frontex) ha deciso di mettere in mostra le proprie operazioni a Varsavia, al sesto piano del quartier generale, accanto al Centro operativo che monitora le frontiere esterne dell’Ue, riceve, dirama e segue le segnalazioni sulle imbarcazioni di naufraghi intercettate nel Mediterraneo.
Uno spazio futuristico, che pare creato dall’intelligenza artificiale. Nel video pubblicato sul sito dell’agenzia, la mostra si apre con la presentazione della missione; segue la sezione Land, terra, con pickup, agenti in divisa e strumentazione all’avanguardia per monitorare il confine. Nella sezione Sea, mare, ci sono imbarcazioni affollate con naufraghi, spicca una mano che afferra un salvagente. Si passa poi in Air, aria, dove appaiono modellini di assetti aerei dell’agenzia e dei paesi membri. E poi presentazioni delle attività, computer e la possibilità di immergersi in un’operazione di polizia e in missioni di rimpatrio.
La mostra è accessibile non soltanto ai funzionari, ma anche a studenti e universitari. O bambini e bambine, come mostra un video pubblicato sulla pagina Instagram: «Nella giornata internazionale del bambino, due giovani esploratori sono venuti a trovarci per vedere come proteggiamo i confini dell’Europa».
Riabilitare l’immagine
La mostra è stata inaugurata ufficialmente il 1° aprile 2026 dal direttore esecutivo di Frontex, Hans Leijtens, ma già nel 2025 ha accolto quasi mille visitatori, tra cui forze dell’ordine, diplomatici, altri funzionari e, appunto, studenti, di cui però è impossibile sapere età e studi. «Non disponiamo di una ripartizione per categoria dei nostri visitatori e non raccogliamo informazioni relative alla loro età», risponde l’agenzia a Domani. E aggiunge: «Da marzo, alcune centinaia di persone hanno visitato Frontex. Non riceviamo visite solo dalla Polonia, ma anche da paesi quali Germania, Romania, Francia. Ai nostri visitatori viene offerta una visita guidata alla mostra operativa, oltre a una presentazione sulla nostra agenzia».
La mostra si inserisce in una strategia mediatica più ampia, adottata da Leijtens, per riabilitare l’agenzia dopo le dimissioni dell’ex direttore esecutivo, Fabrice Leggeri, travolto dalle accuse di malagestione, complicità nei respingimenti nel Mediterraneo e gravissime violazioni dei diritti umani. Appare chiaro anche dalle parole dello stesso Leijtens pronunciate all’inaugurazione, che avrebbe l’obiettivo di «segnare un nuovo capitolo nella trasparenza» portando il lavoro sul campo direttamente dentro il palazzo, così chiunque può capire «cosa fanno davvero i nostri uomini là fuori».
L’eredità lasciata da Leggeri è difficile da gestire e i conti con il passato non sono chiusi. Mentre l’ex direttore è stato eletto europarlamentare del partito di estrema destra francese Rassemblement National, il tribunale di Parigi a marzo ha avviato ufficialmente le indagini a suo carico per concorso in crimini contro l’umanità e tortura. La denuncia, presentata nel 2024 dalle organizzazioni Lega per i diritti umani e Utopia 56, accusa Leggeri di aver portato avanti «una politica volta a impedire, a qualsiasi costo – in particolare in termini di vite umane – l’ingresso dei migranti nell’Ue». L’obiettivo, dall’addio di Leggeri nel 2022 dopo sette anni da direttore, è dunque quello di rendere presentabile un’agenzia diventata sempre più centrale nelle nuove politiche migratorie europee che puntano a identificare, detenere e rimpatriare. Ricalcando il modello Ice negli Stati Uniti. I parallelismi tra le due agenzie sono evidenti, come già raccontato su Domani. E un’ulteriore conferma deriva da un documento prodotto da Frontex un anno fa dal titolo: “Architettura di riferimento per la sorveglianza delle frontiere europee”. Tra i modelli analizzati come casi studio da cui apprendere, c’è anche quello statunitense di controllo dei confini e delle intercettazioni.
Il 2026, d’altronde, è un anno centrale. Tra pochi giorni, il 12 giugno, entrerà in vigore il nuovo patto Ue per le migrazioni e l’asilo; e il regolamento rimpatri, che prevede la possibilità di deportare le persone di origine straniera nei return hub anche in paesi terzi con cui non hanno nessun legame, a breve dovrebbe essere definitivamente approvato dalla plenaria.
Nella direzione di questo nuovo quadro normativo vanno la revisione del mandato di Frontex, il cui raggio di azione potrebbe estendersi ben oltre il territorio Ue, e la proposta dello scorso giugno della Commissione di aumentare il budget 2028-2034 a 11,9 miliardi: l’ennesima cifra record per l’agenzia che punta a raggiungere fino a 30mila agenti di frontiera e adottare sistemi sofisticati di sorveglianza.
Giornalisti embedded
La crescente forza repressiva dell’agenzia è stata accompagnata anche da maggiori investimenti sul fronte della comunicazione. Basta pensare che nell’ultimo bilancio varato da Leggeri, quello del 2022, alla voce A26 Information and publishing erano stanziati 370mila euro. Nell’ultimo bilancio del 2025, lo stesso capitolo di spesa, ora chiamato Media and public relations, supera il milione. In soli tre anni è più che raddoppiato.
La mostra è solo l’ultimo dei modi scelti per trasmettere l’idea di un’agenzia trasparente, affidabile, efficiente, innovativa, pronta a proteggere i cittadini europei da una minaccia esterna. Un racconto, che si accompagna alla strategia adottata sui social: nella grande produzione di post Instagram vengono pubblicate foto curate, con agenti sorridenti, felici di fare parte di quello che raccontano come una missione e non come un lavoro. Non si vede, invece, l’altra faccia della medaglia di persone morte e scomparse in mare, di collaborazione con la cosiddetta guardia costiera libica, di chi viene respinto lungo la rotta balcanica e di tante altre violazioni che da decenni vengono denunciate da inchieste giornalistiche e ong.
In ogni caso, la genesi di questa strategia comunicativa è scritta negli ultimi documenti programmatici dell’agenzia, che punta molto sulla crescita social. Ma nell’ultimo documento adottato c’è un passaggio chiave: lo scorso 17 marzo il board di Frontex ha adottato il Single Programming Document 2026-2028 Amendment 1. Una sorta di testo sacro che l’agenzia dovrà seguire per i prossimi due anni, con obiettivi e risultati ben definiti.
Alla voce 9.1.3, quella che riguarda le attività comunicative si legge che «Frontex potenzierà ulteriormente i canali interni ed esterni per garantire una comunicazione trasparente e adeguata, modellata sulle esigenze e aspettative del pubblico interno ed esterno». E come lo farà? Tra le varie strategie ce ne sono due di rilevante interesse: la creazione di «una rete di communication officers da dispiegare in vari contingenti» e l’inserimento di «giornalisti embedded nelle operazioni di Frontex».
L’obiettivo è di «costruire e promuovere l’immagine positiva di Frontex, anche nei media» e «trasmettere un messaggio più coerente e strategico». Insomma, museo, giornalisti embedded e funzionari che gestiranno in loco le comunicazioni: la nuova frontiera è quella comunicativa e il nuovo piano di maquillage di Frontex è tracciato.
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