La quinta settimana della guerra in Ucraina inizia con due importanti notizie. La prima è che l’esercito di Volodymyr Zelensky ha riconquistato la città di Irpin, luogo strategico che permette l’accesso alla capitale dal nord del paese e dove nelle scorse settimane è stata evacuata a fatica la popolazione civile. «La nostra Irpin è stata liberata dal male di Mosca! Gloria all’Ucraina», ha scritto su Telegram il sindaco Alexander Markushin.

La seconda notizia l’ha comunicata, invece, il sindaco di Mariupol Vadym Boichenko in un’intervista alla Cnn: «Non tutto è in nostro potere, sfortunatamente oggi siamo nelle mani degli occupanti».

Secondo quanto ha detto, dall’inizio del conflitto sono morte più di 5mila persone in città, tra cui oltre 200 bambini, mentre a oggi sono circa 160mila gli ucraini rimasti bloccati e a corto di acqua potabile, elettricità e riscaldamento. Per loro, Boichenko chiede un’evacuazione immediata. «I nostri intrepidi soldati stanno difendendo Mariupol. Avrebbero potuto andarsene adesso, se avessero voluto», ha detto il presidente Zelensky che nella giornata di ieri ha avuto anche un colloquio telefonico con il presidente del Consiglio Mario Draghi.

A Mariupol, in aiuto dell’esercito russo, sarebbe arrivato anche il leder ceceno Ramzan Kadyrov. A riferirlo è Nexta, media bielorusso vicino all’opposizione, secondo cui Kadyrov avrebbe incontrato il comandante dell’8a armata dopo che Vladimir Putin gli ha conferito il grado di tenente generale, provvedimento che sarà ufficializzato nei prossimi giorni. I ceceni combattono da giorni a Mariupol, ma l’avanzata in città è lenta e costa molte perdite.

Non ci sono ancora conferme sulla presenza di Kadyrov in Ucraina e sorgono diversi dubbi dopo che nelle scorse settimane in un video annunciava di essere vicino alla capitale Kiev, un giorno prima di essere stato geolocalizzato nuovamente in Cecenia ad accogliere il segretario del consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev.

I combattimenti a Est

Uno dei fronti dove i combattimenti sono più intensi è quello a Est, nell’area delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk. Nel fine settimana e nella giornata di ieri i bombardamenti sono stati più intensi, i separatisti hanno affermato che l’esercito ucraino ha bombardato diverse case nella città di Severodonetsk, nella regione di Luhansk, provocando sette vittime.

Nei negoziati la Russia vuole che le due regioni siano indipendenti ma gli ucraini non sono disposti «a rinunciare a nessun territorio», come ha detto ieri Alexander Rodnyansky, consigliere di Zelensky. «La pressione è ora sulla Russia – ha detto – non possono sostenere questa guerra per anni e il loro morale è così basso che non riescono nemmeno ad avere le forniture e la logistica adeguati», ha aggiunto.

La guerra sembra aver raggiunto una nuova fase mentre nella giornata di oggi, in Turchia, è atteso un nuovo negoziato tra le due delegazioni per arrivare al cessate il fuoco. Ma a oltre un mese dall’invasione le perdite economiche hanno raggiunto una cifra enorme che peserà nel tavolo delle trattative.

Secondo la ministra dell’Economia ucraina, Yulia Svyrydenko, i danni provocati dalla guerra ammontano a 564,9 miliardi di dollari.

 

© Riproduzione riservata