Le proteste contro l’agenzia anti immigrazione sono esplose dopo l’uccisione di una donna a Minneapolis. Nel 2025 i morti in custodia dei suoi funzionari sono stati 32, un numero record. Trump ne ha incentivato le retate, stanziando decine di miliardi e raddoppiando i suoi dipendenti in pochi mesi: oggi sono 22mila
I cartelli con scritto “Ice out” sono comparsi, di nuovo, numerosi nelle manifestazioni in tutti gli Stati Uniti. Soprattutto a Minneapolis, la popolazione è scesa in piazza per protestare contro la violenza dell’Agenzia anti immigrazione e contro la versione, da parte di tutta l’amministrazione Usa, da Donald Trump in giù, a difesa dell’agente che ha freddato a colpi di pistola la 37enne americana Renee Nicole Good.
Nella città del Minnesota da qualche giorno erano stati dispiegati circa 2mila uomini dell’Immigration and Customs Enforcement, che avevano scatenato una caccia all’uomo ai migranti e centinaia di fermi ogni giorno. Una mobilitazione massiccia, come visto già in altre occasioni nel 2025 in diverse città, dove la più ampia campagna di Trump ha lasciato dietro di sé disordini e violenze.
La violenza dell’Ice
E la mano dura dell’Agenzia non si ferma. Da quando nel 2023 l’Ice è stata fondata, sotto il controllo del Dipartimento per la Sicurezza nazionale, il 2025 è stato l’anno in cui sono morte più persone sotto la custodia degli agenti anti immigrazione, ben 32, eguagliando il record del 2004. L’aumento negli ultimi anni è stato esponenziale: nel 2024 le vittime erano state 11, nel 2023, sette, nel 2022 tre.
Il motivo è presto detto: sono cresciuti i blitz e le retate per volere dalla Casa Bianca, quindi sono cresciute deportazioni e detenzioni, e di conseguenza anche le morti. Convulsioni, problemi cardiaci, insufficienza respiratoria, ictus, tubercolosi, suicidi. In alcuni casi cause naturali, in altri i decessi sono stati più sospetti. Tutti episodi avvenuti nei centri di detenzione dell’Ice oppure in ospedali, ma sempre sotto la custodia degli agenti.
Agenti che, come nel caso della 37enne di Minneapolis, non si fanno scrupoli a usare armi da fuoco. Negli ultimi mesi le sparatorie che hanno visto protagonisti i poliziotti dell’Ice sono state diverse. A settembre scorso un uomo di origini messicane era stato ucciso dopo che, secondo la versione data dalle autorità, aveva investito e trascinato con l’auto un agente. Per il New York Times, le sparatorie sono state almeno nove da ottobre scorso a oggi, con bersaglio sempre persone a bordo dei propri veicoli. Se si considera da quando Donald Trump è tornato nella Casa Bianca il dato sale a 11, come riporta NewsWeek.
Soldi per l’Agenzia
Sul fatto che il ritorno del tycoon abbia dato impulso alle attività dell’Ice ci sono pochi dubbi. Nel “One Big Beautiful Bill” di Trump, l’ultimo bilancio Usa, circa 170 miliardi di dollari - in quattro anni - sono stati allocati per contrastare l’immigrazione e per l’Agenzia. Una cifra mai vista prima. E di questi, 8 miliardi sono stati indirizzati specificatamente alle assunzioni di personale.
Agenti, investigatori, analisti, «l’America ha bisogno di te» si legge sul sito dell’Ice. E ancora: «L’America è invasa da criminali e predatori. Abbiamo bisogno di te per cacciarli», è la frase accattivante che compare prima di vedere le posizioni aperte. Subito sotto, una specifica: «Non è necessario essere laureati».
Nell’ultimo anno l’Ice ha praticamente raddoppiato la sua forza lavoro, raggiungendo più di 22mila funzionari, anche se non è certo siano già tutti operativi. Quando Trump si è insediato, il numero era di circa 10mila. L’accelerazione nel reclutamento di uomini e donne ha però fatto emergere dubbi sui processi di selezione, sull’abbassamento dei requisiti, sulla loro formazione una volta assunti. In sostanza, sulla capacità e preparazione, specie in rapporto a poteri di polizia ampissimi, di quelle unità che poi nelle strade americane si rendono protagoniste di violenze come quella di Minneapolis.
In teoria, secondo le regole dell’Ice e del dipartimento per la Sicurezza, gli agenti americani sono autorizzati a sparare nel caso in cui ci sia «la ragionevole convinzione» che il potenziale bersaglio sia «una minaccia imminente di morte o gravi lesioni personali». Allo stesso tempo, però, gli agenti dovrebbero «evitare di mettersi intenzionalmente e irragionevolmente in posizioni in cui non hanno alternative all’uso della forza letale». Ma i video dell’uccisione della 37enne, rimbalzati ovunque, sono chiari.
Ma per Trump la macchina della caccia ai migranti non si può fermare. Neanche davanti alla vittima di Minneapolis. Neanche davanti al caso svelato dal Washington Post di migranti minori trasferiti dentro un carcere minorile ad alta sicurezza in Pennsylvania, una struttura a Morgantown della Abraxas Alliance, noto per essere stato teatro di reiterati casi di abusi fisici e sessuali. Minori ritenuti pericolosi, ma in alcuni casi senza precedenti penali e con familiari negli Usa che avrebbero potuto accoglierli. La macchina di Trump non può fermarsi.
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