Sul fronte diplomatico regna lo stallo: il presidente Usa Donald Trump, partito martedì pomeriggio per la Cina, ha incontrato i vertici delle forze armate per valutare la ripresa dei raid sull’Iran. A ogni modo la decisione non sarà presa probabilmente prima dell’incontro di giovedì con il presidente cinese Xi Jinping, durante il quale Trump premerà su Pechino affinché usi le sue leve con Teheran. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha chiesto al Pakistan di «intensificare» i suoi sforzi di mediazione tra Iran e Stati Uniti.

Per l’Iran tra le opzioni in caso di ripresa degli attacchi ci sarebbe l’arricchimento dell’uranio al 90 per cento, cioè idoneo per l’arma nucleare. «Ne discuteremo in Parlamento», ha detto il portavoce della Commissione per la sicurezza nazionale Ebrahim Rezaei. L’Iran, secondo quanto riporta il New York Times, l’Iran mantiene ancora il 70 per cento dei suoi lanciatori mobili sul territorio nazionale e circa il 70 per cento del suo arsenale missilistico prebellico. 

Intanto i ministri della Difesa e degli Esteri italiani, Guido Crosetto e Antonio Tajani, sono in audizione questa mattina in Commissione alla Camera. «Nessuna nave sarà impiegata a Hormuz senza che questo Parlamento lo abbia autorizzato», ha detto Tajani, «nessun nostro militare sarà dislocato in un teatro che non offra adeguate garanzie di sicurezza, e senza che vi sia un quadro giuridico internazionale preciso».

PUNTI CHIAVE

08:44

Crosetto: «Nessuna missione a Hormuz senza una vera tregua»

08:40

Tajani: «Teheran non può dotarsi di armi nucleari»

07:31

Nyt, Teheran ha ancora il 70 per cento del suo arsenale missilistico

10:47

Media Israele, Netanyahu terrà stasera una nuova riunione sulla sicurezza

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu dovrebbe tenere stasera una riunione sulla sicurezza con diversi ministri del gabinetto di sicurezza ristretto e alti funzionari della difesa. Lo scrive Haaretz.

10:16

Pechino, "diamo il benvenuto a Trump, pronti a collaborare con gli Usa"

Pechino ha dichiarato di accogliere con favore la visita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, poche ore prima del suo arrivo nella capitale e di essere pronta a collaborare con gli Stati Uniti. "La Cina dà il benvenuto al presidente Trump in occasione della sua visita di Stato in Cina", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun in conferenza stampa, aggiungendo che "la Cina è pronta a collaborare con gli Stati Uniti", con l'obiettivo di "ampliare la cooperazione e gestire le divergenze".

09:34

Crosetto: «Azione coordinata per il ritorno della normalità a Hormuz»

"L’obiettivo condiviso resta quello di favorire, attraverso un’azione coordinata della comunità internazionale, un ritorno a condizioni di stabilità e normalità della navigazione marittima nell’area di Hormuz". Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, in audizione nella Sala del Mappamondo di Montecitorio davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

08:44

Crosetto: «Nessuna missione a Hormuz senza una vera tregua»

Una nuova eventuale missione richiede "una vera tregua, una cornice giuridica e l'autorizzazione del Parlamento". Lo ha ribadito il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in audizione davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato sulle iniziative internazionali per il ripristino della liberta' di navigazione nello Stretto di Hormuz.

08:40

Tajani: «Teheran non può dotarsi di armi nucleari»

"Non siamo qui per chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo", ha detto il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani, in audizione nella Sala del Mappamondo di Montecitorio davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

"Quanto sta avvenendo nello Stretto non può essere ridotto a una crisi regionale da cui, come vorrebbero alcuni, stare alla larga. Si tratta di uno shock globale. Una crisi che incide direttamente sulla sicurezza nazionale e sulla competitività del nostro sistema produttivo", ha continuato.

"Teheran non può dotarsi di armi nucleari né di sistemi missilistici in grado di minacciare la regione. Il regime iraniano è ancora quello che ha represso con la violenza, solo pochi mesi fa, i propri giovani che chiedevano libertà e democrazia. E continua a farlo anche oggi, con le esecuzioni capitali di chi ha osato opporsi. È il regime che ha attaccato in maniera indiscriminata aree residenziali, alberghi, ospedali, infrastrutture energetiche in tutti i Paesi del Golfo". 

08:01

Pentagono: «Il costo della guerra è salito a 29 miliardi di dollari»

Secondo quanto riporta il Financial Times, ripreso dal Corriere della Sera, il conflitto sta già producendo uno choc economico negli Stati Uniti che potrebbero esserre la causa di centinaia di miliardi di dollari in minore crescita. Il Pentagono ha reso noto che al momento "il costo della guerra in Iran è vicino ai 29 miliardi di dollari", ovvero quattro in più rispetto quelli indicati al Congresso un paio di settimane fa.

Il peso reale della guerra si manifesterà attraverso inflazione, maggiori interessi sul debito pubblico, rincari energetici e rallentamento dei consumi. Trump ieri ha commentato così l'escalation dell'inflazione: "Non penso alla situazione finanziaria degli americani, penso solo che l’Iran non può avere un’arma nucleare".

07:31

Nyt, Teheran ha ancora il 70 per cento del suo arsenale missilistico

La rappresentazione pubblica da parte dell'amministrazione Trump di un esercito iraniano distrutto è in netto contrasto con quanto le agenzie di intelligence statunitensi comunicano ai politici a porte chiuse, secondo valutazioni classificate risalenti all'inizio di questo mese, che mostrano come l'Iran abbia riacquistato l'accesso alla maggior parte dei suoi siti missilistici, rampe di lancio e strutture sotterranee. Lo scrive il New York Times.

La cosa più allarmante per alcuni alti funzionari è la prova che l'Iran ha ripristinato l'accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici che gestisce lungo lo Stretto di Hormuz, il che potrebbe minacciare le navi da guerra e le petroliere americane che transitano nello Stretto.

Secondo le valutazioni, l'Iran mantiene ancora circa il 70% dei suoi lanciatori mobili sul territorio nazionale e conserva all'incirca il 70% del suo arsenale missilistico prebellico. Tale arsenale comprende sia missili balistici, in grado di colpire altre nazioni della regione, sia una minore quantità di missili da crociera, utilizzabili contro obiettivi a corto raggio, sia terrestri che navali. Le agenzie di intelligence militare hanno inoltre riferito, sulla base di informazioni provenienti da diverse fonti, tra cui immagini satellitari e altre tecnologie di sorveglianza, che l'Iran ha riacquistato l'accesso a circa il 90% dei suoi depositi e lanci missilistici sotterranei a livello nazionale, che ora risultano "parzialmente o completamente operativi", secondo quanto affermato da fonti a conoscenza delle valutazioni. 

07:15

Trump sente il presidente degli Emirati sulla situazione in Medioriente

Lo Sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti, ha ricevuto una telefonata dal presidente Usa, Donald Trump, durante la quale le due parti hanno discusso di "cooperazione strategica e di modalità per rafforzare le relazioni tra Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti a sostegno di interessi reciproci". Lo riporta l'agenzia emiratina Wam. I due - viene spiegato ancora - hanno inoltre "scambiato opinioni sugli ultimi sviluppi in Medioriente". 

07:00

Sei petroliere cinesi attraversano stretto di Hormuz

Almeno sei petroliere di proprietà o gestite da aziende cinesi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz martedì, nonostante la riduzione del traffico marittimo complessivo nella via d'acqua, secondo i dati di tracciamento delle navi. Lo riporta Iran International. 

06:40

Cina a Pakistan: «Intensificare gli sforzi di mediazione»

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha chiesto al Pakistan di "intensificare" i suoi sforzi di mediazione tra Iran e Stati Uniti, e ha espresso l'intenzione della Cina di continuare a sostenerlo, ha riferito l'agenzia Xinhua. 

06:25

Media, Usa-Cina: «No a pedaggi su stretto Hormuz»

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio e il suo omologo cinese Wang Yi hanno concordato, durante una conversazione telefonica avvenuta ad aprile, di non consentire a nessun Paese di imporre pedaggi per il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, secondo quanto riferito martedì a un portavoce del Dipartimento di Stato americano dall'agenzia di stampa giapponese Kyodo News. Con l'Iran che di fatto blocca la principale rotta marittima per il petrolio e il gas del Medio Oriente, la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran dovrebbe essere uno dei principali argomenti di discussione tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping durante il loro vertice di questa settimana.

06:00

Trump attacca i media: «Chi dice che l'Iran sta vincendo è un traditore»

Donald Trump è tornato ad attaccare i media sulla guerra contro l'Iran. "Quando le 'fake news' affermano che il nemico iraniano sta avendo la meglio, militarmente, contro di noi, si tratta di un atto di virtuale tradimento, data l'assoluta falsità — e persino l'assurdità — di tale dichiarazione", tuona il tycoon in duro post su Truth in cui accusa quei media "di favorire e spalleggiare il nemico!" "Tutto ciò che ottengono è infondere nell'Iran una falsa speranza, laddove non dovrebbe essercene alcuna. Si tratta di codardi americani che fanno il tifo contro il nostro Paese", ha attaccato ancora. 

01:00

© Riproduzione riservata