«Si stanno compiendo progressi tra Oman e Iran sullo Stretto e ci aspettiamo un accordo a breve. Una volta annunciata l’intesa per ripristinare la navigazione commerciale senza ostacoli, gli Stati Uniti revocheranno il blocco dei porti iraniani». Fanno intravedere qualche passo avanti verso un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz le parole di un funzionario americano riportate dal Times of Israel.

Dichiarazioni ottimistiche che arrivano dopo giorni di stallo. È da una settimana che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dà l’intesa per «imminente», mentre sul terreno la situazione resta difficile: sabato mattina il Comando centrale Usa ha annunciato che le forze statunitensi hanno deviato 51 navi commerciali, ne hanno rese inservibili due e ne hanno ispezionate altre due «per garantirne la conformità in virtù del blocco imposto contro l’Iran».

L’annuncio potrebbe comunque arrivare nei prossimi giorni, dopo il via libera del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano. Nel frattempo emergono i primi dettagli: l’accordo proposto ha durata di 60 giorni e punterebbe a ripristinare la navigazione, ma rappresenterebbe solo un primo passo in vista di negoziati tecnici. Il canale centrale sarà oggetto di discussione successiva, subordinata alle operazioni di sminamento.

Uscire dalla guerra

Intanto qualcosa si muove all’interno dell’amministrazione statunitense, con possibili risvolti nella gestione del conflitto. Nelle ultime settimane, il capo di Stato maggiore congiunto degli Usa, il generale Dan Caine, avrebbe detto privatamente ad altri consiglieri di Trump che gli Usa devono trovare una via d’uscita dalla guerra, dato che la sola superiorità aerea difficilmente raggiungerà gli obiettivi del tycoon.

Secondo le fonti sentite dalla Cnn, Caine mirerebbe a un maggior coordinamento con altri esponenti chiave dell’amministrazione, tra cui il direttore della Cia John Ratcliffe, il segretario di Stato Marco Rubio e anche il vicepresidente JD Vance. L’obiettivo sarebbe serrare i ranghi e presentarsi alle riunioni con Trump con una linea comune più solida, anche per contenere gli umori del presidente.

Senza gli Usa

Questi sviluppi si inseriscono in un contesto di accuse incrociate tra Stati Uniti e Iran, con parole grosse che volano soprattutto a fini di propaganda interna. Dopo le minacce del tycoon dei giorni scorsi, a parlare è stato Ali Akbar Velayati, consigliere per gli Affari internazionali di Motjaba Khamenei: «La sconfitta degli Usa e del regime sionista ha rafforzato la convinzione che le forze straniere debbano lasciare l’area. La cooperazione tra gli Stati della regione può garantire la sicurezza».

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