I mediatori provano a riaprire uno spazio di trattative tra Iran e Stati Uniti per evitare l’escalation definitiva mentre Donald Trump alza nuovamente il livello dello scontro verbale. Il presidente americano ha annunciato di avere già impartito all’esercito l’ordine di colpire duramente la Repubblica islamica nel caso in cui Teheran tentasse di assassinarlo.

In un messaggio pubblicato su Truth, Trump ha sostenuto che mille missili sarebbero già puntati contro l’Iran, con altre armi pronte a essere impiegate. La minaccia arriva dopo la notizia del Wsj secondo cui l’intelligence israeliana avrebbe avvertito la Casa Bianca di un piano per assassinare Trump da parte dei servizi di sicurezza iraniani. 

«Gli ordini sono già stati impartiti e l'esercito statunitense è pronto, disposto e in grado, per un periodo di un anno soggetto a proroga, di decimare e distruggere completamente tutte le aree dell'Iran - LODATO SIA ALLAH!», ha scritto Trump su Truth.

La missione iraniana in Oman

Mentre da Washington arrivano nuovi avvertimenti, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è giunto a Muscat per incontrare i rappresentanti dell’Oman, paese che ha più volte svolto un ruolo di mediazione tra Teheran e gli Stati Uniti.

Al centro dei colloqui ci sono soprattutto la sicurezza nel Golfo Persico e la navigazione nello Stretto di Hormuz. Secondo il ministero degli Esteri iraniano, l’obiettivo è definire meccanismi operativi che consentano il transito sicuro delle imbarcazioni attraverso uno dei passaggi marittimi più importanti per il commercio energetico mondiale.

Gli Stati Uniti chiedono però un impegno pubblico. Teheran dovrebbe dichiarare apertamente che lo Stretto è accessibile e garantire che le navi mercantili non saranno più prese di mira. L’amministrazione americana considera questa presa di posizione una condizione necessaria per evitare nuove conseguenze militari e proseguire il confronto diplomatico.

Secondo alcuni funzionari statunitensi citati dalla Cbs, l’Iran avrebbe riconosciuto come un errore gli attacchi contro le navi mercantili nello Stretto che secondo il regime di Teheran sono stati compiuti da gruppi estremisti all’interno dei Pasdaran come tentativo di sabotare la tregua e l’accordo siglato in Svizzera.

Araghchi ha respinto l’accusa di avere violato il cessate il fuoco e ha assicurato che l’Iran ha rispettato gli impegni assunti, accusando gli Stati Uniti di avere infranto il memorandum d’intesa attraverso il dispiegamento di ulteriori forze militari nella regione.

Anche il rappresentante iraniano alle Nazioni unite, Saeed Iravani, ha ribadito che Teheran continuerà a rispettare il memorandum solo a condizione che Washington faccia altrettanto. In caso di nuove violazioni americane, ha avvertito, l’Iran non si considererà più vincolato dall’accordo.

I dubbi americani sull’accordo nucleare

Nonostante la ripresa dei contatti, all’interno dell’amministrazione Trump cresce il pessimismo sulla possibilità di raggiungere un nuovo accordo sul programma nucleare iraniano. Secondo il Wall Street Journal, Washington ritiene sempre meno probabile un’intesa e attende da Teheran segnali concreti già nelle prossime ore.

Un funzionario statunitense citato da Bloomberg ha indicato un’altra condizione posta dagli americani: senza la consegna del materiale nucleare, non potrà esserci alcun accordo. I dettagli della richiesta non sono stati chiariti, ma la dichiarazione mostra quanto le posizioni delle due parti rimangano distanti.

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