Il presidente Usa annuncia sul suo social Truth una pausa dei bombardamenti contro le infrastrutture strategiche dei due paesi. «Non violatela», minaccia. Germania e Polonia solidarizzano con il leader ucraino. Elon Musk lo attacca: «È andato troppo oltre»
«Non violatela». Con un messaggio su Truth, non con un comunicato ufficiale della Casa Bianca, ieri Trump ha annunciato «con effetto immediato» una tregua energetica tra Russia e Ucraina, assicurando che gli attori avevano concordato.
Kiev è d’accordo, ma non sa niente; non conosce i dettagli della tregua il presidente ucraino che allora vorrebbe sapere questo cessate il fuoco quando inizia. Servono «dettagli»: a fornirli deve essere Trump, ha detto Zelensky in contatto con i leader di Canada, Finlandia e Nato oltre che con la presidente della Commissione von der Leyen.
Sono tutti uniti intorno al presidente che ha sfidato dai microfoni delle tv Usa il nemico a Mosca: «Per favore, dite a Putin: dateci due mesi, 60 giorni di cessate il fuoco totale, 60 giorni, e noi organizzeremo le elezioni». È anche una risposta alle parole di Trump che ha ribadito di nuovo ieri che l’Ucraina deve andare al voto e la Russia vuole un accordo: lo vuole Putin, lo vuole «molto».
Contro Zelensky si è schierato Elon Musk, secondo cui il presidente ucraino «è andato troppo oltre». Contro Trump invece il ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiha: solo gli ucraini decidono chi guida l'Ucraina.
Tra appelli e droni
Perfino sull’agenzia russa Tass si leggono le parole di Trump sulla tregua ma senza commento, rassicurazioni o smentite del Cremlino su colloqui che evidentemente ci sono stati con Putin. Nelle ore precedenti all'ultimo, mirabolante annuncio arrivato dagli Usa, Zelensky aveva proposto una tregua reciproca: stop ai raid ucraini contro le raffinerie di petrolio russe in cambio dello stop degli attacchi russi alle infrastrutture energetiche di Kiev.
Anche l’esercito ucraino aveva deciso di rispondere nel modo che gli riesce meglio per farsi sentire: poche parole, molti droni. E ieri ha messo fuori uso un altro data center del Google russo, Yandex, costretto a sospendere i servizi nella regione della capitale. È il terzo raid che colpisce il colosso tecnologico in una settimana. Il giorno dopo l'avvio della diplomazia del diesel (l'ha chiamata così l'inviato del Cremlino, Dmitrev) la domanda è stata inevitabile: cosa ha offerto il Cremlino in cambio della revoca delle sanzioni? Nessuna apertura concreta o nessuna concessione; solo una dichiarazione di Yuri Ushakov, consigliere per la politica estera di Putin, che ha informato: «Valuteremo quando sarà possibile riprendere questi negoziati» mentre il portavoce del Cremlino Peskov elaborava diagnosi sull’instabilità di Zelensky «in preda all'isteria»: sarebbe per questo «incapace di intraprendere azioni ponderate» che portino alla pace.
L'intesa energetica trovata da Trump col russo inverte la rotta dopo anni di pacchetti di sanzioni e pressioni europee su Mosca. L'Ue, non solo l'Ucraina, rischia di rimanere stritolata tra le contraddizioni della politica americana ma se l’Ue può ancora permettersi il tempo dello sconcerto, l’Ucraina, sotto il fuoco russo più brutale degli ultimi mesi, invece no.
Ue indignata
La lingua di Trump è lunga, ma sembra più lunga la levata di scudi in difesa di Kiev. L'Europa non si spezza: il primo a ribadire subito sostegno è stato Merz, seguito ieri dal suo ministro degli Esteri Johann Wadephul («L'Europa ha bisogno di stabilità e questo significa che continueremo a stare al fianco dell'Ucraina e del suo governo»).
Poi ancora il polacco Tusk ha dichiarato che «niente può spezzare l'Ucraina» che può contare sulla «piena solidarietà» di Varsavia. Ieri gli 007 polacchi erano in allarme per le informazioni di un presunto assassinio del premier e del ministro della Difesa Nazionale Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, ma i leader politici non sono gli unici a rischiare.
Per lo stallo sul campo di battaglia e per l'economia in ristagno, il Cremlino – scrive il Financial Times in contatto con cinque fonti d'intelligence europee – «ha ordinato un'intensificazione delle operazioni di sabotaggio e di tipo “ibrido” in Europa, nel tentativo di indebolire in modo decisivo il sostegno a Kiev nei prossimi mesi».
Nei mirini ci sono alti dirigenti delle aziende della difesa, «in particolare quelle impegnate nella produzione di droni o dei relativi componenti».
La scelta energetica di Trump è legata alla sua priorità: frenare il suo declino nei sondaggi, ma la scommessa russa rivelerà il suo risultato solo alle urne di novembre (anche se non è chiaro se il gasolio russo arriverà prima o dopo il voto).
Intanto, la fragilità dell'architettura delle sanzioni emerge in tutta la sua evidenza. Non arrivava energia russa in Usa almeno dal 2022: correva l'era Biden; oggi scorre quella di Trump e il gasolio ha costi stellari: oltre sei dollari al gallone.
Molti al Congresso Usa si interrogano su come sarà possibile aggirare i vincoli imposti dalle sanzioni anti russe già approvate, ma il segretario al Tesoro Scott Bessent assicura che i repubblicani sono pronti a ricorrere a ogni potere legale per far arrivare il diesel russo in America (probabilmente basterà una licenza temporanea).
Ha respinto le critiche dei dem, quanto quelle degli europei che ha tacciato di incoerenza: «Hanno fallito nella politica energetica e continuano a finanziare Putin. Quindi, è ipocrita da parte loro sostenere che non possiamo avere un po’ di tregua sui prezzi del diesel».
Mosca ringrazia. Ma nemmeno tanto: sono i militari russi e i missili balistici a determinare la vittoria, non le parole critiche di Trump a Zelensky. Parola del vicepresidente del Consiglio di sicurezza, Dmitry Medvedev.
© Riproduzione riservata