PublicSpaces e altre 29 associazioni inviano una lettera alla Camera dei rappresentanti olandese e al governo. Con un appello: proteggere le organizzazioni europee e i loro utenti dalla pressione esercitata attraverso sanzioni straniere
«PublicSpaces, fondazione olandese che riunisce organizzazioni impegnate per l’autonomia digitale e un internet fondato su valori pubblici», insieme ad altre 29 associazioni ha inviato una lettera alla Camera dei rappresentanti olandese e al governo. Con un appello: proteggere le organizzazioni europee e i loro utenti dalla pressione esercitata attraverso sanzioni straniere. La lettera parte analizzando il caso delle sanzioni americane che hanno colpito il collettivo di attivisti digitali italiano Autistici/Inventati e ripercorrendo quello che è accaduto dal 26 agosto in poi. Il dominio autistici.org bloccato dal Public Interest Register, Banca Etica che ha congelato il conto per il timore «di essere a sua volta esclusa dal sistema di pagamento statunitense Visa». Fino alla decisione di A/I di chiudere la sua storia per “ per evitare di incorrere a sua volta in sanzioni secondarie per «material support» a organizzazioni e persone collegate”. Una situazione non nuova nei Paesi Bassi dove ha sede la Corte penale internazionale che ha già visto i suoi giudici essere sanzionati dall'amministrazione Trump.
«Queste preoccupazioni non sono più ipotetiche: un provider internet olandese afferma di non accettare più incarichi dalla Corte penale internazionale. Il 14 settembre i parlamentari Kathmann ed El Boujdaini hanno già presentato interrogazioni scritte sulla questione al sottosegretario all’Economia e al ministro degli Esteri», scrivono le associazioni. «Con questa lettera sosteniamo quelle interrogazioni e allarghiamo il quadro: ciò che sta accadendo alla Corte riguarda allo stesso modo le organizzazioni della società civile, i loro servizi di hosting, i nomi di dominio e i sistemi di pagamento».
PublicSpaces e le altre 29 associazioni firmatarie della lettera fanno, poi, un appello diviso in cinque punti. La prima richiesta è quella di «Investire in un’infrastruttura digitale europea indipendente» e «promuovere alternative open source olandesi ed europee per il cloud, i social media e i pagamenti».
La seconda è quella di intraprendere un’azione politica contro le «conseguenze sproporzionate delle sanzioni extraterritoriali sui fornitori di servizi europei e sui loro utenti e affrontare urgentemente la questione con il governo statunitense, preferibilmente in sede europea». Le associazioni chiedono, poi, che venga garantita «tutela giuridica europea e assistenza concreta», valutando l’estensione del regolamento di blocco dell’Ue (l’Eu Blocking Statute), «che attualmente riguarda soltanto determinate misure statunitensi relative a Cuba e Iran e istituire un punto di contatto, assistenza legale e sostegno pratico». Chiedono, inoltre, che sia protetto «l’accesso ai servizi bancari per per organizzazioni e imprese», senza, però, «modificare le sanzioni già esistenti e le norme contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo».
E, rispetto alle sanzioni che hanno colpito i giudici della Corte penale internazionale, «In virtù della responsabilità dei Paesi Bassi come Stato ospitante che sia garantito l’accesso ai servizi digitali e finanziari».
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