Gestita attraverso un’associazione formalmente riconosciuta e disciplinata da determinate responsabilità giuridiche, A/I – che si occupa di 25 anni di fornire servizi di hosting liberi dal controllo delle Big Tech – non è mai stata accusata di terrorismo dall’Italia e, tantomeno, dall’Europa. Com’è possibile che sia stata sanzionata dagli USA di Donald Trump? Passo dopo passo, ecco la ricostruzione di quello che si configura come un pericolosissimo precedente
Il 26 agosto il collettivo italiano Autistici/Inventati, che si occupa di fornire servizi di hosting completamente gratuiti orientati verso il rispetto della privacy e dell’anonimato, viene designata dagli Usa come Specially designated global terrorist, cioè come soggetto sottoposto a sanzioni per terrorismo internazionale. «Una sorta di morte civile», l’ha definita a Domani l’avvocato Shayana Kadidal del Center for Constitutional Rights di New York che sta seguendo il collettivo. Paypal bloccato, così come il conto su Banca Etica che ha anche congelato i fondi dell’associazione che ha già fatto ricorso per via legale. Dominio autistici.org quasi immediatamente oscurato dal PIR che gestisce i domini .org di tutto il mondo. E potrebbero essere solo i primi effetti di sanzioni che, potenzialmente, possono colpire anche a livello individuale i membri del collettivo. E tutti coloro che hanno condiviso pezzi di strada o mostrato vicinanza negli anni. La designazione, infatti, non esclude l'adozione, in un secondo momento, di ulteriori sanzioni o misure restrittive.
Gestita attraverso un’associazione formalmente riconosciuta e disciplinata da determinate responsabilità giuridiche, A/I non è mai stata accusata di terrorismo dall’Italia e, tantomeno, dall’Europa. Com’è possibile che sia finita nel mirino di Donald Trump? Con un’accusa che la fa sembrare radioattiva anche agli occhi di quei politici e di quelle istituzioni che dovrebbero difenderla?
Per capirlo bisogna navigare all’interno dell’universo dei (potenti) influencer MAGA e delle loro (strette) relazioni con l’amministrazione USA.
Da Charlie Kirk ad Autistici/Inventati
A ricostruire la prima parte della storia è stato l’indipendente Sabot Media. Dopo l’assassinio di Charlie Kirk, negli Stati Uniti prende forma una campagna per colpire “Antifa” come rete: non solo militanti, ma anche gruppi, finanziatori e infrastrutture. L’8 ottobre 2025 Andy Ngo porta questa linea direttamente alla Casa Bianca, chiedendo che il Dipartimento di Stato valuti una designazione terroristica internazionale; Trump risponde che se ne occuperà Marco Rubio.
Nei giorni successivi la pressione si traduce in richieste formali al Dipartimento di Stato e, attraverso il caso di un blog di Portland, Rose City Counter-Info, ospitato su NoBlogs (la piattaforma di blog ospitata da A/I), l’attenzione arriva ad Autistici/Inventati. Anche nel provvedimento si parla di con approssimazione di Rose City Antifa che è tutt'altro gruppo. Il collettivo italiano viene così inserito nel racconto delle “reti di supporto” dell’estrema sinistra e il suo nome approda anche al Senato. Dove Shideler porta NoBlogs e A/I dentro una testimonianza ufficiale. Nel novembre 2025 Washington designa come terroristiche alcune organizzazioni europee. Nell’agosto 2026 OFAC sanziona infine A/I, non per aver compiuto direttamente attentati, ma per aver fornito servizi tecnologici e infrastrutture a soggetti considerati legati al terrorismo.
Oltre la ricostruzione di Sabot Media
Il collegamento tra Rose City Counter-Info e la sanzione ad Autistici/Inventati è confermato dallo stesso Dipartimento di Stato Us che, proprio nel giorno in cui viene resa nota la sanzione, pubblica un post su X in cui scrive che “Rose City Antifa ha utilizzato un sito ospitato da A/I per smascherare agenti ICE, incitare attacchi contro di loro «nelle loro case» e organizzare attentati terroristici contro elicotteri della Border Patrol”. E definisce A/I «un nodo centrale nella guerra della sinistra estrema contro la nostra civiltà».
Influencer Maga vs Antifascisti (Fuori e dentro gli States)
In questa storia l’influencer di destra Andy Ngo ha sicuramente giocato un ruolo rilevante. Ma non è stato il solo. Gli intrecci del mondo Maga sono fatti di contenuti che repostati che rimbalzano da un profilo all’altro. La notorietà nazionale di Andy Ngo esplose nel giugno 2019, quando venne aggredito durante una manifestazione a Portland. L'aggressione fu ampiamente documentata e divenne un elemento centrale della sua attività successiva contro gli antifscisti. Il Los Angeles Times lo descrive come un giornalista noto per seguire e filmare in modo molto aggressivo i manifestanti.
Una modalità che, riportata a casa nostra, non può che ricordare quella messa in atto da persone come Simone Carabella. E dagli animatori di quel Welcome To Favelas che, dopo aver incontrato Elon Musk, ha fatto proprio lo slogan “You Are The Media Now” che tanto sembra scimmiottare il “Don’t Hate The Media, Become The Media” con cui era nata, nel 1999 a Seattle, l’esperienza di Indymedia. E di cui A/I è stata parte fondamentale nella sua storia italiana, nota, soprattutto, per aver permesso una narrazione del G8 di Genova fatta anche delle violenze di Bolzaneto e della mattanza nella scuola Diaz.
Dal 2019 Andy Ngo, è “editor-at-large” di The Post Millennial, testata canadese di orientamento conservatore per cui lavora un’altra giornalista influencer molto attiva contro le comunità movimentiste di Portland. E, negli ultimi giorni, anche contro Autistici/Inventati. Si tratta di Katie Daviscourt che, proprio come Ngo, è stata inserita dal Guardian nel gruppo di influencer e media activist di destra avrebbe contribuito a costruire e rafforzare presso l'amministrazione Trump la rappresentazione di Antifa come una rete terroristica organizzata. Anche Daviscourt, come Ngo, ha dichiarato più volte di essere stata aggredita mentre documentava proteste a Portland. E, da anni, racconta la città come un laboratorio della violenza di Antifa (che, ricordiamo, non esiste come gruppo organizzato), accusando le autorità locali di averne tollerato l’azione. Daviscourt è tra le prime ad esultare alla notizia delle sanzioni che hanno colpito A/I, mettendolo in diretta connessione con “Rose City Counter-Info.
L’attacco hacker ad A/I
Due giorni dopo le sanzioni americane contro Autistici/Inventati, NoBlogs subisce un attacco informatico: la homepage viene vandalizzata e, per alcuni minuti, viene ribattezzata “Trumpblogs”. Mentre compare il messaggio che i dati degli utenti sarebbero stati consegnati al governo statunitense. A rilanciare quasi in tempo reale l’attacco sono AstraRCE, hacker dell’area far right, e DataRepublican, account gestito da Jennica Pounds, influencer conservatrice che da luglio lavora al Pentagono. Il tutto prontamente repostato anche da Katie Daviscour.
Il rapporto tra i due non nasce con NoBlogs. The Intercept ricostruisce una serie di precedenti attacchi contro infrastrutture e organizzazioni della sinistra nei quali AstraRCE e DataRepublican pubblicano per primi screenshot, informazioni interne e dettagli sui dati sottratti, spesso sostenendo che siano stati trasmessi a FBI, ICE o altre autorità federali.
Nel caso NoBlogs, AstraRCE scrive che il governo possiede email e password “dehashed”, ovvero decrittate (cosa tecnicamente impossibile: da un hash non si può risalire direttamente alla password originale). Elemento che, secondo gli attivisti di A/I non è assolutamente riscontrabile. I nomi dei blog e degli utenti erano già pubblici; le password no, ma erano specifiche per l’accesso ai singoli blog e non riutilizzabili automaticamente su altri account. Il fatto che continuino a insistere soprattutto su questi dati fa pensare che non abbiano ottenuto molto altro.
Colpire A/I per colpire gli Antifascisti americani
Perché tutto questo interesse nei confronti di Autistici/Inventati? La risposta si può tranquillamente rintracciare in quanto detto a Domani dall’avvocato Shayana Kadidal del Center for Constitutional Rights di New York che sta seguendo il caso del collettivo di attivisti digitali italiani. «Per il governo degli Stati Uniti è impossibile sanzionare una persona o un gruppo statunitense come "Specially Designated Global Terrorist" o come altro tipo di soggetto terroristico», racconta. «Ma esiste un’eccezione per persone o gruppi all’interno degli Stati Uniti che abbiano compiuto transazioni vietate con un gruppo straniero già finito nelle liste. Questo potrebbe essere il piano del governo: usare A/I come il primo tassello di una catena di sanzionamenti o procedimenti penali all’interno degli Stati Uniti». La base giuridica è l’Executive Order 13224, attuato dalle Global Terrorism Sanctions Regulations: OFAC può colpire anche chi fornisce «supporto finanziario, materiale o tecnologico», beni o servizi a un soggetto già designato. In parallelo, le violazioni volontarie delle sanzioni possono diventare reati ai sensi dell’IEEPA, 50 U.S.C. § 1705. Per questo la designazione di A/I può creare un presupposto per colpire anche soggetti negli Stati Uniti che continuino a sostenerla.
Una storia dalle radici profonde
Ma questa storia è iniziata ancor prima che il nome di A/I approdasse al Senato USA. Il database di AntifaWatch, ad esempio, usa ripetutamente i post di @MrAndyNgo come fonte per identificazioni e schede; in una sola pagina di risultati su Portland compaiono diversi link diretti ai suoi post. È datato luglio 2025 un post su X di AntifaWatch che reposta un contenuto in cui l’ICE fa aperto riferimento non solo ad A/I, ma in cui viene fatto anche il nome di Paolo De Rosa, uno dei fondatori di Autistici/Inventati, funzionario della Commissione europea ed ex dirigente della trasformazione digitale di Palazzo Chigi (dal 2018 alla fine del 2022, quindi per un paio di mesi anche per il governo Meloni). E che, nei giorni immediatamente successivi alla designazione di A/I è stato oggetto di continui attacchi di giornali di destra e di esponenti di Fratelli d’Italia. Che ne hanno fatto elemento di campagna elettorale, puntando a screditare Pd e opposizioni.
Così, una sanzione unilaterale, emessa dagli Stati Uniti, ha colpito un’associazione italiana definendola terrorista senza che le prove dell’accusa venissero rese pubbliche. E senza, come ricorda a Domani sempre l’avvocato Kadidal, avere la sostanziale possibilità di difendersi.
AVS, con prima firma Elisabetta Piccolotti ha depositato un’interrogazione parlamentare, così come ha fatto in sede europea Brando Benifei del Pd. Stefania Bonaldi, responsabile Innovazione del Pd ha consegnato a Domani parole di solidarietà per De Rosa e per il collettivo italiano. Mentre Stefania Ascari del M5s sta preparando una seconda interrogazione parlamentare. Per il resto la politica italiana è rimasta in silenzio su di una vicenda che non riguarda solo le sorti di un collettivo, ma che interroga il tema stesso della sovranità digitale.
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