Un test per Joe Biden, ma anche una possibile prova di forza per Donald Trump e una verifica della polarizzazione nella società statunitense. Le elezioni di metà mandato dell’8 novembre, le cosiddette midterm, sono tutte queste cose e molto altro. I cittadini degli Stati Uniti sono chiamati alle urne: in palio ci sono i 435 seggi della Camera, 35 dei 100 posti nel Senato e 36 governatori dei 50 stati federati, oltre a diverse cariche locali. Il volto del paese, quindi, potrebbe cambiare dopo questa tornata elettorale.

Seppur con alcune eccezioni, tradizionalmente le midterm non premiano l'amministrazione in carica, che paga un normale calo di consenso a favore del partito di opposizione. È quello che, secondo i sondaggi della vigilia, succederà anche in questo caso. I repubblicani, infatti, sono favoriti per strappare la maggioranza ai democratici alla Camera.

Per il Senato, dove oggi – vista la divisione a metà (50 seggi per entrambi i partiti) – la differenza la fa il voto della vice presidente Kamala Harris, la battaglia è invece aperta. Tutto si deciderà negli stati più in bilico: in particolare Arizona, Florida, Georgia, Kansas, Nevada, New Hampshire, North Carolina, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin.

I democratici hanno cercato di recuperare lo svantaggio iniziale premendo sulla difesa del diritto all’aborto, dopo la decisione della Corte suprema di ribaltare la storica sentenza Roe vs Wade che garantiva il diritto in tutti gli stati federali. Una pronuncia che aveva portato milioni di persone a scendere in piazza per protestare contro i giudici repubblicani, trovando l’appoggio di Biden che si è più volte mosso per proteggere la possibilità di abortire.

Dall’altra parte i repubblicani, che hanno spinto sulla questione economica e il contrasto all’inflazione dilagante, hanno in sospeso la questione Trump. L’ex inquilino della Casa bianca ha infatti piazzato diversi suoi esponenti nelle primarie interne del Grand old party (Gop) che ora corrono al Senato, alla Camera o come candidati governatori. L’impronta di Trump, se da una parte ha diviso il partito repubblicano, visti i suoi guai giudiziari e il discredito di certi ambienti dopo l’assalto a Capitol Hill, dall’altra porterebbe – con la loro elezione – il tycoon ad avere sempre più presa nel Gop. 

L’obiettivo, neanche troppo velato, sono le elezioni del 2024 e quindi diventare nuovamente presidente. Se i repubblicani riusciranno ad avere la maggioranza almeno in una delle due camere Biden ne uscirà indebolito e con minori margini di manovra nei prossimi due anni. Per questo le schede elettorali, soprattutto negli stati più incerti, hanno un peso specifico importante. 

L’importanza dell’Arizona per i dem

In Arizona si vota sia per decidere il governatore sia per il seggio al Senato, oltre che per quelli della Camera. Due anni fa Biden è stato il primo candidato presidenziale democratico, dopo Bill Clinton nel 1996, a riuscire a vincere lo stato sfilandolo ai repubblicani, che ora però vogliono ristabilire il loro controllo.

Per farlo, il Gop ha presentato come candidati alla carica di governatore e al Senato due figure appoggiate da Trump. La prima è la 53enne Kari Lake, un’ex conduttrice televisiva, che si è rifiutata di riconoscere la vittoria di Biden nel 2020 nonché astro nascente del partito. Già nel 2024 Lake potrebbe ambire a cariche maggiori tra i repubblicani. A sfidarla c’è la democratica Katie Hobbs che ha puntato su aborto, istruzione e crisi idrica in campagna elettorale. Tuttavia, Hobbs non ha brillato in questi mesi e non sembra essere una candidata abbastanza forte. 

Al Senato la battaglia elettorale è tra l’ex astronauta e attuale senatore democratico Mark Kelly, e il repubblicano Blake Masters. Quest’ultimo, oltre a essere sostenuto da Trump, si definisce orgogliosamente un possessore di armi e pronto ad affrontare «l’empia alleanza» dei poteri forti e delle big tech. I sondaggi hanno visto nelle ultime settimane una rimonta del partito dell’elefantino, che ora potrebbe riconquistare il seggio. Per i dem, invece, difendere il seggio dell’Arizona sarebbe un segnale rilevante per mantenere la maggioranza al Senato.

La Florida dei big del Gop

In Florida, storicamente uno dei principali swing states, nel 2020 Trump ha battuto Biden di circa 3 punti percentuali. Oggi la fiducia nei repubblicani si è stabilizzata a tal punto che secondo Associated press potrebbe quasi non essere più considerato uno stato in bilico. In Florida, inoltre, per il Gop sono di casa personalità influenti e possibili candidati alla presidenza nel 2024, come il governatore Ron DeSantis o Marco Rubio.

Per il Senato lo scontro è tra la democratica Val Demings, attuale membro del Congresso ed ex capo della polizia di Orlando, e Rubio. Demings ha spinto sulla lotta al cambiamento climatico, specie dopo il devastante uragano Ian di settembre, ma Rubio è avanti, anche grazie al pesante endorsement di Trump.

Per guidare lo stato, invece, l’uscente DeSantis se la vedrà con il deputato dem Charlie Crist, già governatore della Florida tra il 2007 e il 2011 ma quando ancora era membro del Gop. DeSantis è uno dei nomi caldi per i repubblicani nella corsa del 2024, soprattutto se Trump dovesse ritirarsi a causa dei suoi problemi con la giustizia, e gode di un ampio consenso per la gestione dello stato negli ultimi anni. Proprio per questo DeSantis ha un consistente vantaggio rispetto a Crist, che paga il generale calo di approvazione del partito di Biden. 

Georgia, tra Walker e l’aborto

Anche la Georgia sarà uno degli stati decisivi per il Senato. Il democratico Raphael Warnock deve difendere il proprio seggio da Herschel Walker, ex giocatore di football americano e fervente contrario all’aborto. Ma proprio Walker da ottobre è finito al centro di accese polemiche: due sue ex partner lo hanno accusato di averle aiutate ad abortire, anche pagando, dopo essere rimaste incinte. Walker, che paragona l’aborto all’omicidio, ha negato tutto. Un tema su cui il pastore americano Warnock, che cerca la rielezione, non ha attaccato lo sfidante.

Per la carica di governatore, invece, si contendono il posto l’uscente Brian Kemp del Gop e il democratico Stacey Abrams. È il remake della sfida vinta da Kemp nel 2018, quando il repubblicano si è imposto per poche decine di migliaia di voti. Oggi Kemp è leggermente in vantaggio ma la sfida è aperta. Abrams ha fatto dell’assistenza sanitaria e dell’aborto le sue principali tematiche elettorali, mentre Kemp ha sottolineato il pericolo dell’aumento dei prezzi e della crisi economica.

Il “rosso” Kansas

Discorso diverso per il Kansas, che nel 2020 ha visto la vittoria di Trump nei confronti di Biden per quasi 15 punti percentuali. In palio l’8 novembre c’è sia il seggio al Senato sia il ruolo da governatore. La democratica Laura Kelly corre per essere riconfermata come governatrice e, leggermente in controtendenza rispetto ai suoi colleghi di partito, ha spinto sull’educazione, sul rapporto con la necessità di lavorare con i repubblicani e sullo sviluppo economico. A cercare di strapparle il posto c’è il procuratore generale del Gop Derek Schmidt, che ha invece fatto di tutto per accostare il nome di Kelly a quello di Biden, per sfruttare il crollo di popolarità dell’attuale presidente. Nei sondaggi i due concorrenti sono molto vicini. 

Al Senato, invece, il repubblicano Jerry Moran è sfidato da Mark Holland, rappresentante dell’asinello ed ex sindaco di Kansas City. Holland ha spesso parlato della lotta al cambiamento climatico, dell’aumento dei prezzi, della difesa dell’aborto ma anche della necessità di contrastare il calo della popolazione nello stato. Qui, in realtà, le previsioni danno vincente Moran con un margine piuttosto consistente. 

La sfida del Nevada

Il Nevada è uno stato particolare. Dal 1980 ha sempre votato per il candidato presidente vincente, a parte l’eccezione di Hillary Clinton nel 2016. È dal 2008 che i democratici si impongono alle presidenziali, ma oggi la situazione è più incerta. Sia la senatrice Catherine Cortez Masto che il governatore Steve Sisolak sono messi sotto pressione dai candidati repubblicani.

Cortez Masto, prima donna latina eletta al Senato nel 2016, è sfidata dal procuratore generale Adam Laxalt. Anche in questo caso la divisione tra repubblicani e democratici ha rispecchiato quella nazionale, ovvero Laxalt che si è concentrato sull’inflazione e la sfera economica, mentre Cortez Masto su aborto e sicurezza sanitaria. A Sisolak si è contrapposto Joe Lombardo, lo sceriffo della contea di Clark, la più grande del Nevada. 

La corsa al seggio del Senato così come quella da governatore sono indicate dai sondaggi come toss-up, ovvero troppo in bilico per prevedere un esito. Non ci sono favoriti, come invece per la Camera, dove tre dei quattro posti in palio dovrebbero andare ai democratici. 

L’uomo di Trump per il New Hampshire

Nel New Hampshire la corsa per il governatore sembra essere già indirizzata. Il vantaggio dei repubblicani è infatti solido, con Chris Sununu – in carica dal 2017 – che vuole compiere il suo terzo mandato. Tom Sherman, candidato dem, parte infatti indietro.

Al Senato invece la situazione è diversa: l’“incumbent” senatrice, la democratica Maggie Hassan, è in leggero vantaggio rispetto al suo sfidante repubblicano Don Bolduc ma non c’è nulla di scritto. Bolduc, un veterano dell’esercito, è supportato da Trump e non a caso ha espresso più di un dubbio sulla legittimità della vittoria di Biden nel 2020. 

Con l’appoggio dell’ex presidente, Bolduc è riuscito a vincere le primarie del Gop a settembre, nonostante l’opposizione interna dell’establishment repubblicano che lo giudicava troppo estremista. Hanno fatto scalpore alcune sue dichiarazioni dopo le perquisizioni nella tenuta di Trump di Mar-a-Lago, quando Bolduc era arrivato a proporre addirittura di sciogliere l’Fbi.

Lo stallo in North Carolina

In North Carolina non si corre per il governatore, ma nei sondaggi sono i repubblicani a essere lievemente in vantaggio per il seggio del Senato. Dopo il ritiro di Richard Burr, senatore del Gop, la contesa è tra la democratica Cheri Beasley, ex giudice della Corte suprema dello stato, e il repubblicano Ted Budd, membro del Congresso e uomo appoggiato da Trump. Budd, rispetto ad altri, è però meno radicale degli altri candidati sostenuti dal tycoon e ha condotto una campagna elettorale moderata. 

D’altronde anche Beasley ha guardato più al centro che all’ala estrema dei democratici. In queste settimane si è impegnata per ridurre lo svantaggio con Budd e ora la corsa è aperta. Alla Camera, invece, sono quattordici i posti da assegnare: stando alle previsioni solo uno è in bilico, con sette che probabilmente finiranno in mano repubblicana e sei ai democratici.

In Ohio i democratici ci provano

Anche in Ohio, come nel North Carolina, è il ritiro in pensione di un senatore repubblicano – in questo caso Robert Portman – che ha concesso l’opportunità ai democratici di lottare per conquistare il seggio. Il duello è tra il membro del Congresso Tim Ryan e il membro del Gop James David Vance. Trump ha sostenuto Vance, nonostante in passato il candidato senatore abbia criticato l’ex presidente. Una scelta obbligata per Trump, che però in un recente comizio elettorale in Ohio ha letteralmente preso in giro Vance per la sua giravolta. 

Yomiuri

La corsa è accesa, con Ryan che ha puntato sulla difesa dei lavoratori e della classe media dell’Ohio, impegnandosi per il salario minimo a 15 dollari l’ora e l’accesso a una pensione dignitosa. Diverso il discorso alla Camera dove i repubblicani sembrano in vantaggio per una decina di seggi sui quindici totali in palio. Per il ruolo da governatore, il repubblicano Mike DeWine secondo i sondaggi è vicino alla conferma contro la democratica Nan Whaley.

Occhi puntati sulla Pennsylvania

Tra gli stati più al centro dell’attenzione in queste midterm c’è la Pennsylvania, per tutte e tre le corse: Senato, Camera e l’elezione del governatore. Il seggio del Senato è conteso tra Mehmet Oz, ex chirurgo e presentatore televisivo che gode dell’endorsement di Trump, e il democratico John Fetterman, vice governatore della Pennsylvania. Una competizione che rimarrà fino all’ultimo aperta.

Oz, in caso di vittoria, sarebbe il primo musulmano americano eletto al Senato. L’uomo di origini turche ha incentrato la sua campagna sul contrasto all’immigrazione illegale e sulle proposte di tipo economico. Fetterman, famoso per il suo abbigliamento casual e sostenitore di Bernie Sanders, è stato colpito da un ictus mesi fa ma ha proseguito la corsa premendo sul taglio delle tasse per i lavoratori e la riduzione dei costi per la sanità, ma anche sulla legalizzazione della cannabis e sul rispetto dei diritti Lgbt.

Alla Camera sono tre i seggi considerati toss-up, sui diciassette da assegnare. Come governatore, invece, i democratici sono in vantaggio con il procuratore generale Josh Shapiro avanti sul senatore repubblicano Doug Mastriano. La moderazione di Shapiro rispetto al radicalismo di Mastriano è uno dei fattori che sembra premiare i dem nella corsa. 

Il candidato del Gop è molto vicino a Trump, due anni fa ha sostenuto le sue tesi sulle frodi e in campagna elettorale ha promesso di nominare una persona fidata con l’obiettivo di certificare i risultati del prossimo voto presidenziale nello stato. Per questo motivo ha un peso enorme la corsa a governatore della Pennsylvania, perché potrebbe incidere sulla nomina del prossimo presidente degli Stati Uniti. Come se non bastasse, Mastriano da fervente ultracattolico ha accusato di omicidio alcune donne che hanno abortito, è contrario a matrimoni gay e altri diritti.

Il Wisconsin diviso

In Wisconsin nel 2020 Biden ha vinto con uno scarto limitato e oggi i repubblicani sembrano essere in vantaggio sia al Senato sia alla Camera, in sei degli otto seggi in gioco. I due candidati senatori sono l’uscente Ron Johnson, della corrente repubblicana Maga (Make America great again) di Trump, e il giovane democratico Mandela Barnes, vice governatore del Wisconsin. Il 35enne Barnes ha fatto fatica a imporsi in campagna elettorale ed è stato attaccato da Johnson per la sua vicinanza ad Alexandria Ocasio-Cortez e per il suo approccio soft sulla sicurezza e sulle forze dell’ordine. 

Per il governatore la corsa è invece accesa, tra l’uscente democratico Tony Evers e il suo sfidante repubblicano Tim Michels, molto vicini nei sondaggi. Oltre che sull’economia, visti i livelli dell’inflazione, i due si sono scontrati sull’aborto, la criminalità e il voto presidenziale, con Evers che sembra godere di un leggero vantaggio.

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