Sono quasi 4.500 i dispersi nella catastrofe che ha colpito la regione himalayana lo scorso mercoledì. In Nepal sono al momento 3.916, mentre in Tibet sarebbero almeno 546. Il primo ministro nepalese Balendra Shah porterà la questione all’attenzione della comunità internazionale
Le vittime delle inondazioni in Nepal e Tibet sono oltre mille. È l’ultimo bilancio delle devastanti frane e inondazioni che mercoledì scorso hanno colpito l’Himalaya. In Nepal, hanno fatto sapere le autorità locali, sono morte almeno 987 persone. Considerando che almeno 16 hanno perso la vita in Tibet, il numero complessivo supera il migliaio.
Ci sono poi oltre quattromila persone disperse: in Nepal sono al momento 3.916, secondo l’autorità nazionale per la gestione dei disastri ripresa dalla Cnn, mentre in Tibet, secondo i dati diffusi dalle autorità cinesi, sarebbero almeno 546. Per un totale di 4.462.
Le autorità stanno seppellendo centinaia di vittime non identificate in fosse comuni, riporta la Cnn. Per molte persone residenti nelle zone più colpite non è nemmeno possibile riconoscere i propri cari: spostarsi è complicato dopo che l’inondazione ha distrutto diverse infrastrutture del paese. Non solo, la permanenza dei corpi nell’acqua per giorni rende anche il riconoscimento non semplice.
«Inondazioni non ordinarie»
Inondazioni che il primo ministro nepalese Balendra Shah ha definito «non ordinarie» poiché legate all’aggravarsi dei rischi provocati dalla crisi climatica e dal riscaldamento globale della regione himalayana. Per questo, ha precisato Shah, il Nepal si farà portatore della questione all’attenzione della comunità internazionale.
La causa del collasso non è stata ancora chiarita, ma secondo gli esperti i ghiacciai dell’Himalaya si stanno sciogliendo più rapidamente per l’aumento delle temperature globali, amplificando dunque i rischi di eventi estremi.
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