L’incontro che in pochi si aspettavano, è davvero avvenuto: la prima arcivescova di Canterbury, Sarah Mulally, ha stretto la mano a Leone XIV in Vaticano, i due leader cristiani hanno pregato insieme, e hanno poi pronunciato dei discorsi di amicizia chiari almeno su due punti: in primo luogo hanno sostenuto la necessità di proseguire il cammino ecumenico, nonostante le difficoltà e gli ostacoli che di volta in volta possano sorgere per dare più forza alla proclamazione del Vangelo; accanto a ciò, entrambi hanno ribadito l’urgenza di rafforzare l’impegno e la testimonianza comune per la pace, il dialogo, il senso di fratellanza rispetto ai tempi complicati che stiamo attraversando.

Un messaggio forte, dunque, quello che arriva da Roma dove Sarah Mullally si è recata per un pellegrinaggio di quattro giorni, per rievocare, fa le altre cose, il cammino ecumenico iniziato da Paolo VI insieme all’allora primate della Chiesa d'Inghilterra, Michael Ramsey, nel 1966, nella basilica di San Paolo Fuori le Mura, e di cui quest’anno si celebra il 60esimo anniversario.

Ma certo non può essere dimenticato che le ordinazioni sacerdotali e poi episcopali delle donne, costituiscono un fattore di divisione fra Roma e Canterbury, oltre che all'interno della stessa Comunione anglicana; diverse chiese africane di orientamento tradizionalista, infatti, si sono opposte all’elezione di una donna quale nuovo arcivescovo di Canterbury.

Tuttavia, il convitato di pietra di questa vicenda, è lo scandalo degli abusi sessuali che aveva portato il predecessore di Mullally, Justin Welby, a dimettersi nel 2024. Welby era stato accusato di aver insabbiato per molti anni, gli abusi sessuali di un avvocato evangelico, potente all’interno delle strutture ecclesiali, John Smyth, che accusato di abusato di circa 130 ragazzi fra Africa e Regno Unito. Welby e altri funzionari della chiesa d’Inghilterra non sarebbero intervenuti per fermare l’uomo pur essendo a conoscenza dei fatti.

L’elezione di Sarah Mullally, nasce dunque all’interno di un simile contesto e dalla volontà di una buona parte di laici e prelati anglicani di farla finita una volta per tutte con queste storie di omertà e di abusi, per questo è stata scelta una donna (già vescova di Londra), preparata sotto il profilo teologico, con buone capacità di dialogo, e allo stesso tempo di mentalità aperta quanto decisa a proseguire il proprio cammino.

D’altro canto non può essere dimenticato che nell'ottobre scorso Carlo III d'Inghilterra e la consorte Camilla si erano recati in visita a Roma e in Vaticano. Carlo, anche se solo formalmente, è il capo della chiesa d'Inghilterra, e nell'occasione aveva pregato insieme al pontefice; in quelle settimane era già noto che la nuova arcivescova sarebbe stata Mullally, tanto che il papa - il giorno dell’insediamento ufficiale, il 25 marzo - mandava un messaggio di congratulazioni alla nuova leader.

Non c’è niente di improvvisato, dunque, nell’incontro avvenuto in Vaticano. Non sono mancati, in questi giorni, neppure gli appunti e i rilievi critici rivolti al papa per aver incontrato l’arcivescova, a comincia dal gruppo scismatico dei lefebvriani che spesso da voce ai pensieri non detti della galassia ultraconservatrice cattolica; in questo caso viene contestato, fra l’altro, il riconoscimento del titolo di "arcivescovo" da parte del papa a Mullally.

In quanto alle divisioni all'interno delle chiese cristiane, e fra anglicani e cattolici in particolare, il papa ha affermato: «Certamente questo cammino ecumenico è stato complesso. Se da un lato sono stati compiuti molti progressi su alcune questioni storicamente divisive, dall'altro negli ultimi decenni sono emersi nuovi problemi, rendendo più difficile discernere la via verso la piena comunione».

«So che anche la Comunione anglicana - ha aggiunto - si trova ad affrontare molte di queste stesse questioni. Tuttavia, non dobbiamo permettere che queste sfide ci impediscano di sfruttare ogni possibile opportunità per annunciare insieme Cristo al mondo. Come disse papa Francesco ai Primati della Comunione anglicana nel 2024, «sarebbe uno scandalo se, a causa delle nostre divisioni, non adempissimo alla nostra comune vocazione di far conoscere Cristo». Da parte mia, aggiungo che sarebbe altrettanto scandaloso se non continuassimo a impegnarci per superare le nostre divergenze, per quanto insanabili possano apparire».

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