Il leader di Berlino: «Lo zar faccia tacere le bombe. Poi negoziamo». Zelensky: «Gli Usa aperti a colloqui a tre». Colpito il ponte sul Dnipro
Mentre suonavano le sirene dell'antiaerea, si attivavano rumorosi i sistemi di difesa e tuonavano assordanti le esplosioni, il cancelliere ha detto questo: oggi sta accadendo a Kiev, domani accadrà noi. «L’Ucraina ha bisogno di tutto il nostro sostegno nelle prossime settimane»: parola di Friedrich Merz, convinto che «se la Russia non verrà fermata, prima o poi la sua macchina bellica si rivolgerà contro di noi».
Bisogna resistere uniti, non solo per Kiev, ma anche per Berlino: «Anche la sicurezza della Germania dipende dall'esito di questa guerra. Per questo motivo aiutiamo anche per interesse nostro». Merz era già in città, domenica mattina, quando le forze russe hanno colpito nuovamente il ponte nord sul Dnipro, pieno di automobili.
L’appello di Friedrich
Che altro fuoco cadrà nelle prossime ore in Ucraina è certezza granitica per i civili nei bunker, da Kiev fino a Sumy. La capitale ucraina esplode da giorni e non ha smesso di farlo, a causa dei raid russi, anche mentre il cancelliere tedesco era in visita dall'omologo ucraino. Ma è a Vladimir Putin, con un appello, che si è rivolto il leader tedesco durante la sua seconda visita da Zelensky: signor presidente, metta fine «a questa guerra insensata», siamo aperti a dialogare con il Cremlino, «siamo pronti ai negoziati, siamo pronti a discutere la fine di questa guerra».
Deve accadere perché bisogna mettere fine «agli attacchi barbari» contro la popolazione, ha aggiunto Merz a pochi passi dall'ambasciata tedesca, intorno all'edificio dell'Accademia delle scienze, mentre l'omologo, il padrone di casa, diceva cupo alla stampa che l'incontro sarebbe stato breve per la situazione pericolosa.
Non lontano, al memoriale di Piazza Maidan, fitto di bandiere ucraine, i volti dei ritratti dei caduti che non sono mai tornati a casa in questi quattro anni di guerra. Non erano molto lontane dai due nemmeno le macerie che si stanno accumulando molto velocemente a Kiev, che ha visto spezzati i suoi ponti e altre delle sue più strategiche infrastrutture: li distruggono i raid quotidiani di Mosca. Sono «crimini di guerra», ha aggiunto il leader di Berlino che vuole dialogare con il Cremlino, «ma prima tacciano le armi».
La posizione di Merz – che è stato accompagnato dalla sua ministra dell'Economia e dell'Energia, Katherina Reiche, e da una delegazione di imprenditori del settore bellico ed economico, tra cui i dirigenti di Siemens Energy, Hensoldt, Diehl Defence, Quantum Systems – è la posizione della Germania: i tedeschi rimangono a fianco degli ucraini come «partner affidabile anche nei momenti difficili».
La partnership che è riuscito a saldare ulteriormente il cancelliere “non è una strada a senso unico” e gli accordi che verranno stretti sono fondamentali: lo ha detto al popolo che rimane sotto le bombe e al resto del mondo, sui social, dove ha annunciato che verranno prese decisioni congiunte che, in futuro, permetteranno non solo a Kiev, ma anche all'Europa, di difendersi meglio perché la Russia “va fermata”.
Sul tavolo ci sono contratti per la produzione congiunta di droni progettati per intercettare e neutralizzare quelli a reazione che partono da Mosca. (Proprio mentre i due leader passeggiavano insieme, si stringevano la mano, nella capitale cominciava la costruzione di dodici torrette anti droni).
Le parole del tedesco non sono rimaste tali: diventeranno un pacchetto di misure che prevede lo stanziamento di 350 milioni di euro per interventi nel settore energetico e un miliardo di euro in aiuti militari – tra cui armi a lungo raggio così che Kiev possa essere capace di colpire piattaforme di lancio russe. Zelensky ha valutato l'incontro come «produttivo»: c’è un'amica, la Germania, che aiuterà gli ucraini ad affrontare l'inverno, supporterà il settore energetico, le necessità della difesa. In totale gli accordi presi hanno un valore di 8,5 miliardi di euro.
Duemila droni
Nell'ultima settimana i russi hanno lanciato quasi duemila droni d'attacco, 1.700 bombe e 25 missili. Zelensky due giorni fa ha annunciato che, in risposta ai raid, gli attacchi alle raffinerie russe, nel cuore della Federazione, sarebbero aumentati e la risposta russa è arrivata precisa e severa dalla Difesa di Mosca: anche l'esercito di Putin intensificherà dunque gli attacchi contro strutture militari e dell'industria bellica, in tutte le regioni. Perché i russi sono pronti a battersi «anche solo per lo 0,01% del territorio della regione ucraina di Donetsk», ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov: si tratta di terra russa, ha chiosato al giornalista di Vesti, Pavel Zarubin, dunque «non c'è niente da discutere». Putin non ha detto niet ai negoziati, ma finché non sarà possibile finalizzarli, «combatteremo e lo faremo duramente». Se è vero quello che ha detto Zelensky, però, prossimi colloqui sono vicini: a fine ottobre potrebbe iniziare un ciclo di colloqui trilaterali con gli Usa al tavolo tra i due nemici.
Ci sono numeri che, se messi in fila, uno dietro l'altro, danno l'idea di quanto stia diventando gravosa l'ultima pioggia di fuoco russa: quasi 16mila civili sono morti nei primi otto mesi dell'anno. Se si tirano le somme, sono 400 civili uccisi o feriti ogni weekend: è dunque aumentato del 55 per cento, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, il numero delle vittime. Lo ha detto l'alto commissario Onu, Volker Türk, al Consiglio per i Diritti umani a Ginevra, che ha calcolato che anche al fronte la mortalità è aumentata del 62 per cento rispetto al 2025.
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