Dal suo intervento al Forum economico di San Pietroburgo, Vladimir Putin attacca l’Europa e difende l’economia russa. «La lettera di Zelensky? Al momento non vedo motivi per incontrarlo»
«Le élite europee stanno essenzialmente provocando il caos, nel quale cercano di trascinare sempre più paesi».
Dal suo intervento al Forum economico di San Pietroburgo, Vladimir Putin attacca l’Europa e difende l’economia russa in un discorso che sembra tutto rivolto ai suoi partner del Sud Globale e del mondo in via di sviluppo, di fatto quasi gli unici ad inviare delegati all’evento un tempo soprannominato la “Davos di Russia”. «Da tutte le parti sentiamo dire che la nostra economia è crollata – ha proseguito il presidente russo nel suo intervento – In realtà siamo solo scesi al livello di crescita dei paesi dell’eurozona».
Putin ha ancora ricordato che il debito pubblico della Russia è bassissimo, poco più del 16 per cento del Pil, mentre molte economie europee sono in situazioni ben peggiori, e, nel farne l’elenco, ha citato proprio l’Italia, con il suo 138 per cento. E se l’Europa stenta tra debito ed economie anemiche, i Brics, invece, l’alleanza di paesi emergenti di cui fa parte la Russia, «crescono sempre più in fretta e questo distacco con l’Europa non farà che aumentare». Le sanzioni europee, quindi, non sono altro che «uno sleale sistema di concorrenza», una parte del «sistema» creato «deliberatamente» dall’Occidente per «creare dipendenze e prosciugare le risorse degli altri paesi».
Il presidente ha offerto soltanto una menzione di passaggio a Volodymyr Zelensky e alla sua nuova offerta di un incontro diretto, ovunque tranne che a Mosca. Non ha aiutato probabilmente il fatto che la lettera aperta diffusa da Zelensky fosse studiata soprattutto per ricordare allo zar tutto ciò che di potenzialmente criminale ha compiuto negli anni. «Ho dato un’occhiata veloce alla lettera – ha minimizzato Putin – Al momento non vedo motivi per incontrare Zelensky». La cui reazione non si è fatta attendere: «Putin ha scelto di nuovo la guerra».
La lettera dell’ucraino è stata invece apprezzata da Friedrich Merz, il più attivo tra i leader europei per trovare una nuova via negoziale con la Russia, che includa però anche Kiev. Il cancelliere afferma però che per ora «Putin continua a non essere interessato al dialogo», ma ha annunciato che domenica incontrerà Zelensky insieme a Macron e Starmer, il cosiddetto ”gruppo E3”, che si sta occupando di coordinare il nuovo tentativo di aprire negoziati con il Cremlino. Insomma, qualcosa si muove, ma di concreto c’è ancora poco.
L’unica notizia positiva arriva da una località segreta al confine tra Ucraina e Bielorussia, dove venerdì 5 giugno è avvenuto un nuovo scambio di prigionieri: 185 militari e un civile liberati dalla Russia, 186 militari liberati da Kiev.
Se i negoziati per contenere il conflitto proseguono lentamente, gli attacchi aerei e gli episodi che minacciano di allargarlo restano invece frequenti. Venerdì è stata Kiev a trovarsi in un imbarazzo per via delle conseguenze non volute dei suoi attacchi. Nel Mar d’Azov, droni ucraini hanno colpito cinque mercantili uccidendo cinque cittadini azeri.
Più misterioso l’incidente avvenuto all’altro capo del Mar Nero, nei pressi del porto rumeno di Costanza, dove gli ucraini avrebbero perso il controllo di diversi droni marini. Uno, rimasto incastrato vicino al terminale petrolifero, è esploso, senza causare vittime. Gli ucraini dicono che i droni, quattro secondo le autorità di Bucarest, hanno perso il controllo a causa di interferenze elettroniche russe. Le autorità romene sarebbero subito state informate per minimizzare i rischi per i civili.
Spiegazioni plausibili, ovviamente, ma che aprono anche ad altre domande. Costanza è vicina al confine ucraino, ossia lontano non solo da qualsiasi obiettivo russo, ma anche dalle principali infrastrutture per la guerra elettronica, basata o in Crimea o a bordo di navi da guerra russe che solitamente non si avvicinano troppo alle coste ucraine.
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