«No, non ho intenzione di tirarmi indietro e gettare il paese nel caos». Parole di Keir Starmer, mano a mano che i risultati delle elezioni locali nel Regno Unito svolte il 7 maggio confermavano la disfatta del suo Labour. I britannici sono andati al voto per rinnovare centinaia di seggi nei consigli comunali, ma anche per scegliere la composizione dei parlamentini di Galles e Scozia. E complessivamente l’esito è stato disastroso per i laburisti e pessimo per i Conservatori. 

I risultati delle elezioni

Chi può rivendicare la vittoria, è Reform di Nigel Farage, il partito populista di estrema destra. Nonostante i diversi voti ancora da scrutinare, specie quelli dei parlamenti scozzesi e gallesi, Reform ha già conquistato il maggior numero di seggi in palio: ne possedeva solo due in partenza, ora sono 406. All’opposto, i laburisti ne hanno vinti per adesso 253 e il saldo è più che negativo con 261 “poltrone” andate perdute. Anche i Tories sono crollati, perdendo per adesso 179 seggi e attestandosi a 262. 

Il segno positivo, però, lo registrano anche altre due forze politiche: i Liberaldemocratici e i Verdi. I primi hanno guadagnato 37 seggi, salendo quindi a 260, mentre i secondi sono arrivati a 53, con un +28. 

Labour in crisi

Per Starmer è un colpo pesante, pur previsto. Già alle prese con il caso Mandelson, e fortemente indebolito, il leader laburista ha comunque allontanato le ipotesi di dimissioni. «Sono stato eletto per un mandato di 5 anni. Intendo portarlo a termine» ha dichiarato ai giornalisti questa mattina. Non si è comunque nascosto, ha definito «duri» i risultati, assumendosene la responsabilità. «Non c’è modo di indorare la pillola», ma ha rilanciato: «Giorni come questo non indeboliscono la mia determinazione a realizzare il cambiamento che ho promesso, rafforzano la mia determinazione a farlo». 

Per i laburisti è periodo di grande subbuglio, con correnti che chiedono la testa politica di Starmer e con un candidato che sta sempre più emergendo per prendere il suo posto, il sindaco di Greater Manchester, Andy Burnham. Ma anche se ci dovesse essere un cambio di leadership, per il Labour si prospettano tempi difficili.

Chi vince

A vincere, dunque, è Nigel Farage. «Penso che, nel complesso, ciò che è accaduto rappresenti un cambiamento davvero storico nella politica britannica», ha affermato il brexiteer, rimarcando la crisi dei laburisti «spazzati via» in diverse aree tradizionalmente favorevoli al centrosinistra. Farage non smette di gongolare: «Il meglio deve ancora arrivare» ha detto, evidenziando anche i seggi ai conservatori di Kemi Badenoch.

A esultare sono anche i centristi Liberaldemocratici, in crescita costante da anni. Il loro leader, Ed Davey, vuole ergersi a ultimo bastione contro l’avanzata degli uomini di Farage, ma non solo. «I Liberaldemocratici sono ormai l’unico partito abbastanza forte da opporsi agli estremismi populisti e proteggere il nostro paese dal caos. Saremo il punto di riferimento per tutti coloro che credono nella costruzione, non nella distruzione», ha dichiarato.

Il risultato è più che positivo anche per i Verdi di Zack Polanski, che hanno sottratto diversi seggi ai laburisti e che in molti altri hanno decretato la sconfitta del Labour, erodendo il loro consenso da sinistra anche se così facendo hanno portato alla vittoria i partiti di destra. Ad ogni modo, per Polanski si tratta di un trampolino di lancio per competere a livello nazionale.

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