La nuova offensiva di Donald Trump contro la Corte penale internazionale ha provocato una dura reazione internazionale. L’Unione europea ha chiesto a Washington di ritirare immediatamente le sanzioni, mentre l’Assemblea degli Stati parte dell’Aia ha denunciato un tentativo di impedire ai magistrati di svolgere il proprio lavoro.

«Gli attacchi o le minacce contro la Corte, i suoi funzionari, il personale e coloro che collaborano con essa sono inaccettabili», ha detto l’Alta rappresentante per la politica estera europea Kaja Kallas, in una nota a nome dei 27 paesi membri.

Bruxelles ha espresso «profondo rammarico» per le misure americane e assicura che l'Ue è «pronta ad adottare tutte le misure necessarie» affinché la Corte possa continuare a operare.

Le misure annunciate venerdì 9 ottobre segnano un salto di qualità nella campagna dell'amministrazione Trump contro la giustizia internazionale. Dopo le sanzioni individuali contro tredici tra magistrati e procuratori, Washington colpisce direttamente l'istituzione, con possibili conseguenze sui servizi finanziari, sui pagamenti e sui rapporti con i fornitori. Gli Stati Uniti contestano alla Corte di esercitare illegittimamente la propria giurisdizione sui cittadini americani e israeliani.

Intervenendo in videocollegamento da Norimberga a un evento del Centro Nobel di Oslo, Pillay esprime preoccupazione «per la sopravvivenza dei tribunali internazionali». Sanzionare giudici per le decisioni che assumono, denuncia, è «senza precedenti e inaccettabile».

All’Aia, l'Ufficio di presidenza dell’Assemblea degli Stati parte ha chiesto la «revoca immediata» delle misure. Si tratta, si legge in una nota, di un tentativo di ostacolare l’esercizio indipendente delle funzioni giudiziarie e di mettere in discussione un'istituzione costruita per garantire che prevalga l'accertamento delle responsabilità, non l'impunità.

Anche l'Alto commissario Onu per i diritti umani Volker Türk condanna le sanzioni e sollecita i 125 Stati aderenti allo Statuto di Roma a proteggere la Corte. Il Fondo fiduciario della Cpi per le vittime ha lanciato l’allarme su come le restrizioni potrebbero compromettere i programmi di risarcimento e assistenza destinati alle persone colpite da crimini internazionali.

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