Le elezioni politiche anticipate serbe sono state vinte dagli studenti. Per due anni il movimento studentesco ha manifestato contro la corruzione, portando al trionfo la lista contro il leader nazionalista Aleksandar Vučić. L’ex presidente filorusso ha ammesso la sconfitta: «È chiaro che abbiamo perso queste elezioni», ha dichiarato ai suoi sostenitori presso la sede del suo partito nella capitale, riconoscendo già domenica in serata la vittoria del movimento studentesco e precisando che la lista degli studenti otterrà tra i 135 e i 140 seggi, circa il 52 per cento dei voti, «noi circa 105», il 39 per cento. 

I seggi rimanenti dovrebbero essere distribuiti tra le formazioni rappresentative delle minoranze nazionali, mentre tutte le altre liste ordinarie resterebbero escluse dal Parlamento.

Lo scrutinio dei voti da parte della Commissione elettorale repubblicana ha confermato che la Lista studentesca ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti. Secondo i dati ufficiali aggiornati alle 5.30 di lunedì 26 ottobre, con 7.707 seggi scrutinati su 8.392, pari al 91,84 per cento del totale, la lista “Gli studenti vincono” ha ottenuto il 51,71 per cento delle preferenze, che corrisponde a oltre 1,9 milioni di voti, contro il 39,85 per cento e 1,5 milioni voti della coalizione Serbia Unita di Vučić. 

Il risultato del Partito socialista di Serbia, di Ivica Dacic, storico alleato del Partito progressista del primo ministro uscente, è particolarmente significativo perché con la lista “Fattore di stabilità” si è fermato al 2,2 per cento, sotto la soglia di sbarramento del 3. 

L’affluenza, in base alle stime di Ipsos e CeSid, si è attestata vicino al 70 per cento, segnando una partecipazione di molto superiore rispetto alle parlamentari del 2023, quando si è registrato il 58,8 per cento. 

Un paese «più civile»

Per il capolista della lista degli studenti, Ilija Srdanovic, con la sconfitta di Vučić la Serbia si sta avviando verso un paese «più civile e migliore». Questa vittoria, ha invece commentato l’accademico Radomir Saicic, anch’egli candidato alla lista studentesca, «non è il trofeo di nessuno, ma una vittoria dei cittadini, e la vittoria comporta anche responsabilità». Il lavoro, ha aggiunto, «inizierà domani». 

Da Belgrado a Novi Sad, da Nis a numerose altre città, migliaia di persone hanno festeggiato per le strade il punto di arrivo di quasi due anni di mobilitazioni che hanno messo fine all’era Vučić durata 14 anni e al governo di un affarista con un passato da estremista di destra a fianco di Milosevic, per cui ha ricoperto il ruolo di ministro dell’Informazione.

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