A poco più di un anno dalla caduta del regime di Bashar al Assad, le forze governative, sotto il comando del nuovo presidente Ahmed al Sharaa, sono entrate nelle roccaforti curde nel nord-est della Siria.

Le milizie di Damasco hanno fatto il loro ingresso nella città di Al Hasakah e a Kobane, dove hanno iniziato il dispiegamento come concordato con l’amministrazione autonoma curda. È il risultato di un accordo raggiunto – lo scorso 30 gennaio – al culmine di violenti scontri armati tra le Forze democratiche siriane (Sdf) e le autorità governative.

In base al documento le Sdf saranno integrate in un unico esercito nazionale e i curdi perderanno gran parte della loro autonomia nelle regioni che hanno amministrato nell’ultimo decennio. Tra le altre cose è previsto il dispiegamento delle forze militari nei centri cittadini di Al Hasakah, Qamshili e Kobane. 

Sul piano militare, l'intesa contempla anche la creazione di una divisione composta da tre brigate delle Sdf, oltre a una brigata speciale di Kobane inserita nel dispositivo del governatorato di Aleppo. Un risultato importante raggiunto dopo che nelle scorse settimane Damasco chiedeva la frammentazione dei combattenti curdi.

La transizione di potere era già incominciata agli inizi di gennaio con le forze di al Sharaa che hanno preso controllo di diverse prigioni e giacimenti petroliferi che erano in mano delle Sdf nelle province di Raqqa e Deir Ezzor.

Cosa sono le Sdf

Le Forze democratiche siriane sono una coalizione armata a guida curda, sostenuta in passato dalla coalizione internazionale a guida statunitense nella lotta contro l’Isis durante la brutale guerra civile. Negli anni hanno avuto sotto il loro controllo diversi territori tanto che è nata nel nord-est del paese l’amministrazione autonoma del Rojava. 

Ora quell’esperienza politica sembra essere giunta al termine e ai curdi rimangono pochi margini di autonomia. Secondo l’accordo siglato con Damasco, però, alla minoranza viene garantito il riconoscimento del curdo come lingua nazionale (ma non ufficiale); il riconoscimento del Nowruz come festa nazionale. E, infine, ai curdi sarà concessa la piena nazionalità siriana e potranno ottenere il passaporto.

Le violenze nelle ultime settimane

AFP
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Prima di trovare l’intesa era tornata nel paese la paura per lo scoppio di una nuova guerra civile. Tra il dicembre del 2025 e il gennaio del 2026 le milizie di al Sharaa, molte delle quali composte da frange di ex combattenti jihadisti, hanno accerchiato i quartieri curdi di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh ad Aleppo.

Secondo un rapporto pubblicato il primo febbraio dall'Organizzazione per i diritti umani di Afrin, nel solo mese di gennaio oltre 1.200 persone sarebbero state uccise ad Aleppo, mentre più di 2mila persone sarebbero state arrestate o rapite durante le operazioni militari.

Il rapporto segnala inoltre decine di vittime civili in aree come Kobane, Raqqa, Tabqa e Deir ez-Zor, oltre a centinaia di feriti, precisando che il bilancio resta approssimativo a causa delle difficoltà di accesso alle zone di combattimento.

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