Il Sole è una fonte di energia green, ma il suo sfruttamento è vincolato alle ore di luce. Per superare questo limite, una start-up californiana intende mandare in orbita una mega-costellazione di satelliti con specchi in grado di riflettere la luce solare ed illuminare la superficie terrestre anche di notte. Sembra fantascienza, ma il primo passo è già stato fatto: Reflect Orbital ha ottenuto il via libera della Federal Communications Commission (Fcc) per testare Eärendil-1, il primo satellite di questo tipo.

Eärendil-1 userà uno specchio di 18 metri per lato per creare un fascio di luce largo 5 chilometri a terra. Il progetto promette di “accendere” aree selezionate del pianeta per alimentare impianti fotovoltaici, assistere squadre di soccorso, illuminare strade buie, ma riapre una domanda che accompagna da sempre le tecnologie di controllo climatico: chi decide chi vede la luce, e a quale prezzo?

Le proteste della comunità scientifica

L’approvazione della Fcc arriva nonostante le numerose proteste e istanze di rigetto arrivate, tra gli altri, da enti astronomici come l’European Southern Observatory, la Royal Astronomical Society, l’American Astronomical Society, DarkSky International e dai presidenti di quattro società internazionali di biologia e cronobiologia. Non sono solo gli astronomi a opporsi a un progetto che mette a rischio la possibilità di studiare il cielo notturno: gli esperti segnalano anche l’impatto che potrebbe avere su animali e ambiente.

«L’inquinamento luminoso notturno è ormai ampiamente riconosciuto come una forma di inquinamento ambientale con effetti biologici ed ecologici misurabili», si legge nella lettera dell’Università di Leicester firmata dai presidenti delle quattro società scientifiche. La realizzazione del progetto di Reflect Orbital porterebbe a «una significativa alterazione dell’ambiente luminoso notturno naturale su scala planetaria».

Un vuoto normativo dichiarato

“Noon light to moon light” (“dalla luce di mezzogiorno alla luce lunare”), recita uno degli slogan con cui Reflect Orbital promuove il progetto. La Fcc sostiene che il beneficio tecnologico che si ricaverà dal mettere in orbita Eärendil-1 sia superiore a tutti i possibili rischi, anche all’eventualità che un osservatore possa subire danni alla vista guardando la luce solare riflessa. Una possibilità che appare remota, ma è proprio nell’ordine della Fcc che emerge il vero nodo del problema. L’ente ammette esplicitamente che le preoccupazioni sull’astronomia «restano fuori» dal suo «ambito di revisione e autorizzazione della stazione spaziale», perché le sue norme «non affrontano la protezione dell’astronomia ottica».

Lo stesso vale per l’impatto ambientale dello specchio in sé: la Fcc dichiara di «non avere autorità regolatoria sulla licenza e sul funzionamento di un riflettore solare». La licenza approvata riguarda le frequenze radio usate dal satellite, non l’uso dello specchio come fonte di luce. In altre parole: l’ente che ha dato il via libera non possiede gli strumenti legali per valutarne le conseguenze più controverse.

La privatizzazione del cielo

Il progetto dei satelliti-specchio si colloca in un contesto più ampio in cui lo spazio è diventato il grande protagonista. È ancora in fase di approvazione la proposta di SpaceX di lanciare una mega-costellazione di un milione di satelliti come data center orbitali per l’intelligenza artificiale, che affollerebbe ulteriormente un’orbita bassa terrestre già satura di detriti e trasformerebbe irrimediabilmente il cielo notturno. La Nasa e il governo statunitense hanno stipulato un accordo per costruire reattori nucleari a fissione sulla Luna, mentre le compagnie private sono già parte integrante di missioni spaziali come Artemis.

In questo contesto, il progetto di Reflect Orbital appare come un altro passo verso la privatizzazione dello spazio già iniziata da altri: una privatizzazione che corre più veloce delle leggi in grado di contrastarla o regolamentarla. Il piano dell’azienda prevede due satelliti in orbita entro la fine di quest’anno, trentasei entro la fine del prossimo, fino all’obiettivo dichiarato di oltre cinquantamila satelliti nel 2035.

La space economy è un business in rapida crescita, con investimenti che superano i 600 miliardi di dollari a livello globale, ma le regole per gestire l’uso commerciale del cielo restano frammentarie e inadeguate. Chi deciderà, allora, chi vede la luce e chi resta al buio resta una domanda aperta: il diritto internazionale dello spazio esiste, ma non è stato pensato per una corsa commerciale di questa scala e velocità.

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