Le trattative in Svizzera sono state rinviate. Negoziati a rischio. Teheran vuole garanzie sul Libano, così si tenta una tregua a Beirut
Dopo gli annunci trionfanti, in Svizzera sono saltati i primi colloqui tra Stati Uniti e Iran dopo la firma del Memorandum tra i due paesi. Si sarebbero dovuti tenere a Bürgenstock, noto resort della diplomazia qatariota ma all’ultimo momento il vicepresidente J. D. Vance ha rimandato il viaggio e così anche il premier pakistano, che avrebbe dovuto presenziare alle mediazioni insieme alle delegazioni. Nell’hotel è rimasto solo il primo ministro del Qatar Al Thani, che ha incontrato il capo della diplomazia svizzera e ha ribadito il suo sostegno alle trattative.
La motivazione del rinvio è stata fornita alla Cnn da un diplomatico iraniano. La fonte ha descritto i colloqui previsti come «temporaneamente sospesi a seguito degli attacchi israeliani in Libano». Teheran vuole garanzie su Hezbollah e Washington al momento non è in grado di fermare il suo alleato Benjamin Netanyahu. La Casa Bianca si è rifugiata dietro una breve nota: «I piani per le prossime discussioni tecniche non sono stati ancora definiti e la delegazione statunitense si è preparata a partire alla prima occasione utile. Tuttavia, la logistica di questi negoziati non è mai stata né semplice né prevedibile.
Per il momento, il vicepresidente non partirà stasera». Ma il tempo stringe. Ogni giorno è prezioso e i negoziati per risolvere le annose questioni: dal nucleare, al futuro dei proxy iraniani passando per il programma missilistico, richiedono tempi lunghi. L’Iran è in posizione di potere e non ha fretta, come ha detto il portavoce del ministero degli Esteri. «Sono in corso le necessarie consultazioni tramite i mediatori e forniremo informazioni qualora si verifichino le condizioni necessarie per avviare i negoziati». Al momento, quindi, «non vi è alcuna urgenza di tenere l'incontro in Svizzera».
Gli animi sono tornati tesi a un solo giorno di distanza dalla firma del Memorandum da parte di Trump a Versailles. In poche ore l’ayatollah Mojtaba Khamenei ha detto che Trump è un «disperato» e il presidente Usa ha definito l’accordo siglato «una resa incondizionata». L’ennesimo affondo è arrivato come sempre su Truth: «Non siamo stati noi a cedere per disperazione, ma l’Iran. Sono finiti! Aspetteremo che scadano i 60 giorni. Non avranno un soldo, neanche dieci centesimi!». Una risposta fragile alle critiche ricevute dalla stampa, che vede i 14 punti del Memorandum come una vittoria iraniana per via di varie concessioni garantite nero su bianco dall’amministrazione Trump.
Il Libano
Questa tregua traballante, intanto, sta concedendo respiro ai mercati. Venticinque navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz lo scorso giovedì e il flusso positivo è continuato anche venerdì, ma ci vorranno mesi per ripristinare lo status quo precedente. Quanto durerà questo equilibrio è presto per dirlo. A tenere in bilico l’intesa sono i bombardamenti israeliani in Libano, che tra giovedì e il primo pomeriggio di venerdì hanno ucciso 47 persone e ferito quasi un centinaio. Hezbollah ha ucciso invece quattro soldati dell’Idf con un drone.
«Come abbiamo dimostrato nel percorso negoziale sin qui seguito, siamo fermamente determinati a rispettare le condizioni e le linee rosse stabilite e a tutelare gli interessi della nazione iraniana», ha detto il capo negoziatore iraniano nonché presidente del parlamento, Mohammed Ghalibaf. «Se il nemico dovesse cercare di spingersi oltre il lecito, abbiamo già dimostrato che teniamo il dito sul grilletto e non esiteremo a infliggere una risposta schiacciante».
I telefoni si sono riattivati verso le ore 15, quando i media israeliani hanno riportato la notizia del rinnovato cessate il fuoco tra Israele e Libano. Neanche il tempo dell’annuncio che i raid aerei sono ripresi nell’ora successiva. Secondo Al Jazeera sono almeno dodici i bombardamenti che hanno colpito il sud del paese. Bombe sono state sganciate a Kfar Rumman, Nabatieh, Kfar Sir, Jabal al-Rafie, al Rayhan, Adshite e Masir Haboush. Raid capillari che hanno causato altre vittime. In serata è arrivato un messaggio di Hezbollah. Il segretario generale, Naim Qassem, ha detto che «il progetto di eliminare Hezbollah e instaurare l'occupazione è fallito, e gli israeliani si ritireranno da ogni singolo centimetro del nostro territorio». Il problema è il quando, dato che più volte il ministro della Difesa Israel Katz ha escluso questa ipotesi. Intanto l’Onu ha accolto con favore la notizia del cessate il fuoco.
Per tenere in vita le mediazioni il ministro degli Esteri del Pakistan ha chiamato il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi. I due «si sono confrontati sugli sviluppi regionali e hanno evidenziato le violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele in Libano, esprimendo seria preoccupazione per la situazione». Il capo della diplomazia iraniana ha sottolineato «qualsiasi violazione degli impegni contenuti nel memorandum d’intesa sarà attribuita a Washington». Lo scenario preoccupa anche i servizi di intelligence Usa. Il Washington Post avrebbe rivelato che i servizi di intelligence Usa hanno avvertito Trump di possibili iniziative per compromettere l’accordo di pace da parte di Netanyahu. Ancora una volta la palla è nelle mani di Israele.
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