Donald Trump minaccia ancora la Spagna. E manda un segnale politico a tutti gli alleati europei, accusati dall'amministrazione statunitense di non sobbarcarsi l'onere della sicurezza. Lo fa con una mail interna del Pentagono in cui, come rivelato da Reuters, ipotizza ritorsioni contro i paesi della Nato giudicati «difficili». In primis proprio quello governato da Pedro Sanchez: l’ipotesi sul piatto è escludere Madrid dall’Alleanza atlantica.
Non si è fatta attendere la risposta del premier spagnolo, che già in passato aveva dimostrato di non avere intenzione di indietreggiare di fronte alle minacce del tycoon. «Non ci basiamo sulle e-mail. Ci basiamo su documenti ufficiali e posizioni governative, in questo caso degli Stati Uniti», ha sottolineato Sanchez a margine del vertice Ue informale di Cipro.

Trump vorrebbe punire il paese iberico per la sua posizione nella guerra tra Usa-Israele e Iran. E così rincara la dose di minacce, sulla scia di quelle già rivolte nelle settimane scorse agli alleati. Ma questa volta cambia l’ordine degli addendi: «Sto considerando seriamente il ritiro dalla Nato», aveva dichiarato in un’intervista al Telegraph quasi tre settimane fa, definendo l’Alleanza atlantica una «tigre di carta». Ora sembra che a dover uscire da questa alleanza reputata impotente siano gli altri, non lui.

Ritorsioni diversificate

Non è solo la Spagna a essere finita sotto la lente del Pentagono. Neanche il Regno Unito è al sicuro. Tra le opzioni contenute nella mail interna, infatti, si starebbe valutando anche la possibilità di rivedere la posizione degli Stati Uniti rispetto alla rivendicazione britannica delle isole Falkland.

Le opzioni politiche sono dettagliate in una nota che esprime frustrazione per la presunta riluttanza o il rifiuto di alcuni alleati di concedere agli Usa l'accesso, le basi e i diritti di sorvolo per la guerra contro l'Iran. Ciò che viene rimproverato al presidente del governo spagnolo, in particolare, è di aver negato l'uso delle basi militari, quella navale di Rota e quella aerea di Moron, in Andalusia, e successivamente l'uso dello spazio aereo.

Una posizione che tuttavia, sottolineano i media spagnoli, non ha a che fare con il rapporto tra Madrid e l’Alleanza.

La Spagna e i rapporti con la Nato

Secondo Sánchez la Spagna è un «partner leale» che adempie alle proprie responsabilità all'interno dell'Alleanza, sempre «nel quadro del diritto internazionale» e ha spiegato di sentirsi quindi «completamente tranquillo». A essere messa in discussione dal governo spagnolo, come ribadito dal premier anche a margine del vertice a Cipro, è «la situazione in Medio Oriente, la crisi causata da questa guerra illegale, che dimostra il fallimento della forza bruta e l'imperativo di rispettare e rafforzare il diritto internazionale e l'ordine multilaterale».
«La legge del più forte indebolisce il mondo ed è purtroppo ciò a cui stiamo assistendo in Medio Oriente, con una situazione in cui l'obiettivo preciso della guerra non è chiaro», ha sottolineato. «Non sembra esserci sufficiente fiducia tra le parti per raggiungere un accordo a breve termine». Tutto questo, ha osservato, «porta alla sofferenza, alla perdita di migliaia di vite umane a causa delle guerre, a centinaia di migliaia di sfollati, ad esempio in Libano, all'indebolimento dell'ordine internazionale e, infine, alle conseguenze economiche che famiglie, imprese, industrie e le economie europee stanno già pagando».

Il vertice a Cipro

Il vertice informale Ue a Nicosia, che oggi – venerdì 24 aprile – è alla sua seconda giornata, ospiterà anche i leader di Libano, Egitto, Giordania e Siria per ascoltare direttamente resoconti sulla situazione nella regione. Nel corso della serata di ieri, inoltre, riuniti ad Agia Napa i capi di stato hanno affrontato il tema anche in merito al problema dell’approvvigionamento energetico.

Molti paesi europei e la stessa Ue, attraverso la sua missione navale nella regione, si sono detti pronti a contribuire per mantenere aperto lo Stretto di Hormuz. Sanchez, durante la cena dei leader, ne ha approfittato per difendere la richiesta della Spagna di sospendere l'accordo di associazione Ue-Israele.

Come ha spiegato arrivando alla seconda giornata di lavori, «ho difeso quella posizione perché ciò che ci delegittima ad avanzarla, non solo esternamente ma anche internamente nelle nostre società, è questo doppio standard che l'Europa applica all'Ucraina e al Medio Oriente. Ci sono governi favorevoli e altri contrari. Non c'è unità su questo tema e il risultato è un indebolimento della posizione dell'Ue»,

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