L’incontro durato poco più di un’ora è avvenuto a porte chiuse. I rapporti tra i due sembrano non essere mai stati così buoni.
Odessa – Il riserbo sull’incontro è stato totale e non c’è da stupirsi, visti i precedenti. Un anno fa, quando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato per la prima volta Donald Trump nello Studio Ovale, i due si sono messi a litigare in diretta tv, con la complicità non secondaria delle frecciatine lanciate dal vicepresidente JD Vance e dal resto dello staff presidenziale.
Questa volta, Zelensky è arrivato alla Casa Bianca da un ingresso secondario e l’incontro con Trump, durato poco più di un’ora, è avvenuto a porte chiuse, con i giornalisti che non hanno avuto nemmeno la possibilità di gridare un paio di domande da lontano, come spesso avviene durante i caotici ricevimenti del presidente americano.
Sarà anche per questa prudenza che l’incontro sembra sia andato bene, forse il migliore dei cinque momenti a tu per tu che i due hanno avuto da quando Trump ha vinto le elezioni.
Pochi minuti dopo essere uscito dalla Casa Bianca, mentre Trump incontrava il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, Zelensky ha ringraziato Trump sui social per l’«ottimo incontro». I due, ha scritto il presidente ucraino, hanno discusso della licenza per produrre in Ucraina i famigerati missili antimissile Patriot e di future «iniziative diplomatiche» che, ha aggiunto Zelensky, «è importante che ricevano nuovo vigore».
Insomma, i rapporti tra i due sembrano non essere mai stati così buoni. Merito forse anche dell’influencer repubblicana Laura Loomer, una delle più seguite dal presidente, che proprio in questi giorni ha viaggiato per l’Ucraina, intervistando Zelensky e descrivendo il paese con toni entusiasti. «Ho parlato al telefono con Trump subito dopo aver intervistato Zelensky – ha detto Loomer – Il presidente mi ha detto che Zelensky gli piace. Ma mi ha detto che gli piace anche Putin. Si trova bene con entrambi».
Insomma, come c’era da aspettarsi, l’amicizia di Trump non è una garanzia. E infatti, la delegazione ucraina negli Usa è ancora in attesa di capire cosa otterrà con questo viaggio. Nuove sanzioni contro il petrolio russo sono forse il risultato minimo che si aspettano. Proprio la sera di martedì 28 luglio, il Senato americano, dove Zelensky si è recato subito dopo l’incontro con Trump, ha votato una prima volta sul pacchetto di sanzioni aggiuntive preparato dal senatore Lindsey Graham, un sostenitore dell’Ucraina, morto pochi giorni fa e il cui funerale è la ragione ufficiale della visita di Zelensky negli Usa.
Ma la lista di quello che Kiev vorrebbe da Washington non è affatto corta. Negli ultimi giorni si è parlato, ad esempio, di una possibile offerta di tregua alla Russia, mediata dalla Casa Bianca, per quanto riguarda i bombardamenti a lungo raggio: per gli ucraini sarebbe il modo migliore di mettere a frutto i loro attacchi in Russia. Kiev chiede anche un’accelerazione nelle consegne di armi Usa già finanziate dal Congresso, appena 400 milioni di dollari contro i miliardi dell’era Biden, ma un flusso comunque significativo che sta incontrando numerosi ritardi.
Aiuti concreti e importanti, anche se difficilmente in grado di ribaltare il conflitto. E, in ogni caso, non garantiti. Perché la possibilità che, come già tante volte in passato, la visita di Zelensky si concluda con una pacca sulla spalla, tanti auguri e niente di concreto non è affatto scongiurata.
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