Un drone russo ha colpito domenica 7 giugno una struttura di stoccaggio per combustibile nucleare esaurito vicino alla centrale di Chernobyl, in Ucraina. Lo riporta Reuters citando funzionari ucraini. In due dichiarazioni separate, lo stato maggiore di Kiev e l’agenzia atomica statale hanno precisato che i livelli di radiazione sono rimasti stabili e che non sono stati segnalati feriti. 

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha confermato «danni significativi» al deposito di scorie nucleari colpito nell’area di Chernobyl, vicino alla centrale. In una nota pubblicata su X, l’Aiea ha spiegato di essere stata informata dall’Ucraina e ha precisato che i livelli di radiazione nell’impianto restano entro i limiti stabiliti.

Secondo l’agenzia Onu, l’attacco ha danneggiato in modo rilevante l’edificio di ricezione del combustibile dell’impianto, compresi facciata, finestre e porte. Anche edifici vicini sono stati colpiti dall’onda d’urto. Il team dell’Aiea presente sul sito di Chernobyl visiterà presto l’impianto per ispezionare l’impatto dell’attacco.

Un attacco che Volodymyr Zelensky ha definito «estremamente vile».  Secondo il presidente ucraino, un drone Shahed ha centrato uno degli edifici del deposito centralizzato di combustibile esaurito, un’infrastruttura di importanza critica.

«La Russia ha deliberatamente colpito proprio questa infrastruttura nucleare», ha scritto Zelensky sui social, aggiungendo che il ministero degli Esteri, quello dell’Energia e i servizi ucraini sono già al lavoro per informare i partner internazionali dell’accaduto. Al momento, ha precisato, non si registrano livelli di radioattività superiori alla norma. I soccorritori ucraini hanno spento l’incendio divampato nell’impianto dopo l’attacco.

Zelensky ha poi denunciato che nella notte le forze russe hanno colpito anche infrastrutture civili in 13 regioni ucraine. Nell’ultima settimana, ha detto, Mosca ha lanciato complessivamente 88 missili, oltre 3.250 droni d’attacco e circa 1.800 bombe aeree guidate contro l’Ucraina. «Bisogna aumentare la pressione sulla Russia», ha concluso.

Due morti in Ucraina

Nella notte tra sabato 6 e domenica 7 giugno, gli attacchi russi con droni hanno causato due morti in Ucraina. Nella regione meridionale di Zaporizhzhia, secondo il Servizio statale di emergenza ucraino, è stato ucciso un uomo di 56 anni che lavorava come autista di minibus. La seconda vittima è un uomo di 59 anni, morto nella regione di Dnipropetrovsk, dove droni e bombe aeree russe hanno colpito due distretti. Lo ha riferito su Telegram il capo militare regionale Oleksandr Ganzha, aggiungendo che un uomo di 35 anni è rimasto ferito e che sono state danneggiate infrastrutture.

La città di Zaporizhzhia è stata colpita durante la notte e di nuovo nella mattina di domenica 7 giugno, con un blackout parziale. Lo ha riferito il capo dell’Amministrazione militare regionale Ivan Fedorov, citato da Rbc Ucraina, secondo cui le forze russe hanno tentato di attaccare la regione per tutta la notte e i raid sono proseguiti anche nelle ore successive.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato gli attacchi ucraini con droni contro la Russia, definendoli «le nostre sanzioni a lungo raggio». «Questa guerra va conclusa», ha detto il presidente ucraino, sostenendo però che Vladimir Putin «vuole continuare a combattere». Zelensky ha ricordato che nella notte i droni di Kiev hanno percorso circa mille chilometri fino alla regione di San Pietroburgo.

Kiev, 26 obiettivi colpiti nelle aree occupate

Secondo le forze armate ucraine, nella notte tra sabato e domenica i droni di Kiev hanno colpito complessivamente 26 obiettivi nelle aree occupate delle regioni di Lugansk, Donetsk e Zaporizhzhia, in Crimea e nella regione russa di Bryansk. Robert Brovdi, comandante dell’unità droni dell’esercito ucraino, ha dichiarato ai media di Kiev che sono stati colpiti un sistema di difesa aerea, tre locomotive, due vagoni cisterna carichi di carburante, quattro sottostazioni elettriche e sei torri di telecomunicazione. Secondo Brovdi, alcuni carichi militari destinati al fronte non hanno raggiunto la loro destinazione.

Mosca ha dato una versione diversa dei numeri: il ministero della Difesa russo ha riferito che la difesa aerea ha abbattuto 95 droni in undici regioni russe e nella penisola di Crimea. Secondo il comunicato, i droni avrebbero tentato di colpire obiettivi nella regione di Mosca, nelle regioni di confine di Belgorod, Bryansk e Kursk e nella regione meridionale di Krasnodar. Tra il pomeriggio di venerdì 5 giugno e la sera di sabato 6 giugno, ultimo giorno del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, l’Ucraina aveva già attaccato il territorio russo con oltre 700 droni.

Zelensky incontra Macron, Starmer e Merz

Sul piano diplomatico, Zelensky incontrerà domenica 7 giugno a Londra il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro britannico Keir Starmer. I tre leader europei si vedranno prima tra loro e poi, alle 18.30 italiane, si riuniranno con Zelensky per «fare il punto sul lavoro svolto per raggiungere una pace giusta e duratura in Ucraina», ha dichiarato la presidenza francese. Al centro dell’incontro, secondo le agenzie, c’è anche la strategia da adottare per aumentare la pressione su Mosca. 

Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha scritto su X che Putin ha sprecato l’occasione di uscire da «una guerra senza via d’uscita» rifiutando la proposta di Kiev. Secondo Sybiha, per la Russia «le perdite sul campo di battaglia continueranno ad aumentare», l’economia sprofonderà ancora di più nella recessione e non ci saranno luoghi sicuri «esenti dalle sanzioni a lungo raggio dell’Ucraina».

Gli oligarchi russi che aggirano le sanzioni

Intanto, secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, gli oligarchi vicini a Putin continuano a condurre una vita lussuosa nonostante le sanzioni occidentali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina. Il quotidiano cita il caso di Serghei Chemezov, amministratore delegato del colosso della difesa Rostec, che avrebbe utilizzato un Bombardier Global 7500, un aereo da 75 milioni di dollari, per viaggiare a Dubai, in Turchia e nel Sud-Est asiatico attraverso una rete di compagnie intermediarie, registrazioni offshore e triangolazioni in paesi che non hanno imposto sanzioni a Mosca.

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