KIEV - La pace in Ucraina «aprirà immediatamente prospettive impressionanti e di ampia portata» di ripristinare le relazioni economiche e commerciali tra Russia e Stati Uniti, producendo «enormi benefici per entrambi». È questo il sunto del pitch, come dicono i venditori, che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivolto a Vladimir Putin nel corso della telefonata durata un’ora che i due leader hanno avuto oggi, martedì 9 settembre.

L’ultimo assalto diplomatico del leader americano arriva a poche ore dal tour dei suoi inviati diplomatici favoriti, il duo formato dal suo amico Steve Witkoff e dal genero Jared Kushner, che nel fine settimana hanno visitato Mosca e poi Kiev, presentando un nuovo piano di pace e proponendo un nuovo vertice trilaterale tra le delegazioni di Russia, Ucraina e Stati Uniti.

Il Cremlino, come sempre in questi casi, ha descritto la telefonata tra i due leader con toni lusinghieri: una conversazione «franca e positiva», arrivata dopo «l’importante» visita dei due inviati, e un segnale che gli Stati Uniti «possono fare molto per mettere fine al conflitto». Dal canto suo, Putin ha rassicurato Trump che la Russia «non ha intenzioni di aggredire l’Europa». Ma, come sempre nelle comunicazioni del Cremlino, non è mancata una punta di veleno. «Trump è interessato a ottenere un importante successo nel corso della sua presidenza», ha detto il consigliere diplomatico: un riferimento non tanto velato alla fretta del tycoon, impegnato a ottenere un qualche successo internazionale prima delle elezioni di medio termine del prossimo novembre.

La reazione di Kiev

Nel frattempo, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, denuncia il nuovo bombardamento russo, «studiato per causare la maggior quantità di danni alla vita civile», contro la capitale ucraina, arrivato nella notte tra lunedì e martedì, poche ore dopo la partenza dei due inviati americani. Almeno cinque persone sono rimaste uccise. Allarmi ed esplosioni si sono poi susseguiti per tutto il giorno, seguendo la nuova tattica di piccoli e continui attacchi messa in atto da Mosca nelle ultime due settimane.

Il presidente ucraino è rimasto invece tagliato fuori dagli ultimi sviluppi diplomatici, anche se il suo staff si aspettava una telefonata di Trump a breve distanza dalla visita dei due inviati, domenica. Dopo la chiamata con Putin, lo staff del presidente ucraino ha detto che Zelensky è pronto a parlare con Trump «non appena entrambi i leader saranno pronti».

Zelensky ora punta a incontrare Trump a New York, durante l’Assemblea delle Nazioni unite alla fine di settembre. Per il momento, però, non sembra aver troppa fretta. La fiducia nella mediazione trumpiana in queste settimane, a Kiev, è ai minimi storici. Anche se in pochi lo dicono apertamente, nessuno crede che Trump sia in grado di fermare Putin prima che il leader russo sottoponga l’Ucraina a un nuovo inverno sotto i missili.

Lo scetticismo nei confronti della mediazione è probabilmente legato anche al contenuto della nuova proposta di pace americana, filtrato sui media ucraini e confermato da alcuni parlamentari di Kiev. Secondo queste indiscrezioni, il piano di Trump prevede di risolvere la spinosa questione del Donbass con un’amministrazione internazionale e la presenza di caschi blu delle Nazioni unite. Ancora più indigesto per Kiev il contenuto del piano portato dai due inviati a proposito dell’adesione ucraina alla Nato, riassunto in un’intervista dal ministro degli Esteri russo, Lavrov: «La questione è chiusa e non dovrebbe essere sollevata di nuovo».

Armi europee

Anche per questo Zelensky sembra concentrato, più che sull’effimera diplomazia, nell’ottenere nuove armi e in particolare nuovi missili intercettori con cui proteggere i vulnerabili cieli ucraini nei mesi più freddi, quando i russi si concentreranno nel colpire centrali termiche e linee elettriche.

Su questo fronte, è arrivato un importante annuncio da parte della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: l’Unione europea si è impegnata a spendere 3,2 miliardi di euro per acquistare intercettori americani Patriot da destinare a Kiev. Fornitura significativa, ma che difficilmente arriverà in tempo utile a causa dell’enorme domanda per questo tipo di missile, utilizzato da Kiev al Golfo Persico, passando per Israele e arrivando fino in Giappone. Come ha ricordato il nuovo ministro della Difesa ucraino, Evgeniy Khmara, ci vorranno anni per vedere le prime consegne. Il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha detto che la Germania fornirà invece intercettori Patriot PAC-2 immediatamente e direttamente dai suoi magazzini, anche se questo tipo di missile fatica a intercettare i proiettili russi più moderni.

Nel frattempo, la capitale ucraina assume un aspetto sempre più desolato. Nonostante gli ultimi giorni di bel tempo, i continui allarmi aerei hanno reso un deserto la maggior parte delle strade cittadine. Una nuova paura sembra aver preso d’assedio la città, che sta vivendo uno dei momenti più difficili dai primi mesi dell’invasione.

Con l’inverno che si avvicina, tutti si aspettano che la situazione peggiorerà ancora, prima di iniziare a migliorare.

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