«Tutti i settori devono dare il proprio contributo», ha detto il ceo Oliver Blume spiegano che la revisione riguarderà anche le strutture centrali. Incerto anche il futuro sugli impianti tedeschi
Volkswagen prepara una nuova stretta sul personale. Dalla Germania arriva la notizia che il gruppo punta a ridurre di circa un quarto i posti di lavoro nell’area manageriale, mentre resta aperto il futuro di quattro stabilimenti tedeschi per i quali non è stata ancora individuata una destinazione produttiva competitiva per il prossimo decennio.
A indicare la linea è stato il ceo Oliver Blume, durante una visita allo stabilimento di Emden. «Tutti i settori devono dare il proprio contributo», ha detto, spiegando che la revisione riguarderà anche le strutture centrali, la ricerca e sviluppo, la distribuzione e più in generale i costi che non sono direttamente legati alla produzione delle automobili.
La questione degli impianti
Il nodo più delicato riguarda gli impianti di Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm, quest’ultimo di Audi. Blume ha precisato che nessuna chiusura è stata ancora decisa e che l’obiettivo è trovare nei prossimi sei-dodici mesi una prospettiva concreta per ciascun sito. «Le chiusure sono sempre l’ultima soluzione», ha assicurato.
Il manager ha però descritto una situazione difficile, soprattutto sul fronte dei costi. A Emden, ha spiegato, il costo del lavoro è oggi più del doppio rispetto a quello di stabilimenti europei comparabili, mentre anche i costi degli impianti risultano più elevati. Blume ha attribuito le cause della crisi a guerre, dazi e la crescente concorrenza dei produttori cinesi a basso costo.
Negli ultimi mesi era circolata anche l’ipotesi di 50 mila posti complessivamente a rischio nel gruppo. Blume ha però chiarito che non si tratta di un obiettivo già fissato, ma di una stima teorica basata sui costi, metà della quale riguarderebbe la Germania e metà le circa 170 società Volkswagen nel mondo.
Per Emden, secondo quanto riferito da Bild, tra le ipotesi allo studio ci sarebbe anche una riconversione verso il settore della difesa, con la produzione di droni e mezzi militari pesanti. Al momento, però, nessuna decisione è stata presa.
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