In teoria si definisce un partito dinamico, giovane e vivo. In pratica è una forza politica in difficoltà che senza il contributo dei morti non può sopravvivere. Lo Scottish national party non sta passando un grande momento sia a livello di immagine, dopo l’arresto (e il rilascio) dell’ex leader Nicola Sturgeon avvenuto un mese e mezzo fa, sia a livello finanziario, con un’inchiesta aperta sull’uso illecito dei finanziamenti al partito e il crollo degli iscritti.

Donazioni ereditate

Il principale partito della Scozia ha però anche un problema con le libere donazioni. Secondo quanto riportato da Politico, l’Snp negli ultimi cinque anni da persone vive e vegete ha ricevuto solo una donazione dal valore di 50mila o più sterline.

Le altre elargizioni di tale portata sono arrivate esclusivamente da lasciti di soggetti morti che destinano fondi alle casse del partito nazionalista scozzese. Quindi, in pratica, l’Snp dipende dai decessi dei propri storici elettori e di coloro che hanno a cuore la causa indipendentista della Scozia. Non esattamente una prospettiva rosea.

Questa situazione non si può imputare solo a Humza Yousaf, nuovo leader del partito e primo ministero della Scozia a seguito del passo indietro di Sturgeon arrivato a febbraio. In effetti, proprio durante la guida della storica premier – in carica per quasi nove anni dal novembre 2014 al marzo 2023 – l’Snp ha registrato un calo significativo nelle libere donazioni, soprattutto quelle ingenti. Sturgeon è stata troppo poco attenta all’aspetto economico del partito, dicono in molti, e forse poco propensa a tessere la tela con imprenditori e uomini d’affari in modo da attirare finanziamenti.

Le finanze del partito

Il suo predecessore alla guida dello Scottish national party, Alex Salmond, era più bravo in questo venale ma fondamentale aspetto della politica. Secondo l’osservatorio della Commissione elettorale, nei suoi sette anni e mezzo come primo ministro, Salmond aveva raccolto più di 8,2 milioni di sterline in donazioni (superiori ai 1500 euro) da individui e società. Il doppio rispetto ai poco più di quattro milioni intercettati da Sturgeon.

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Yousaf sta cercando di invertire la tendenza. Per questo ha incontrato sir Brian Souter, un uomo d’affari scozzese, fondatore di Stagecoach, l’azienda principale del settore dei trasporti scozzesi ma anche personaggio controverso.

Souter era un acceso sostenitore dell’Snp ai tempi di Salmond, un finanziatore fedele che donò circa 2,5 milioni di sterline dal 2007 al 2014, fino a quando Sturgeon prese la testa del partito. Da quel momento Souter smise di arricchire le casse del partito, forse anche per via delle sue discusse posizioni conservatrici sui temi sociali e civili.

Ora Yousaf sta cercando di riprendere i rapporti con l’imprenditore. Anche perché se Sturgeon aveva puntato sulle quote delle tessere del partito, che dal 2013 al 2019 erano passate da circa 20mila a 125mila, lo stesso non può fare il nuovo leader. Gli iscritti sono calati in maniera sensibile, arrivando oggi a 72mila. E in vista dei prossimi impegni, come le elezioni nel Regno Unito che ci saranno al massimo entro gennaio 2025, il partito ha necessità di essere finanziariamente forte.

Intanto, però, continua l’operazione Branchform, l’inchiesta sull’utilizzo irregolare dei fondi raccolti dall’Snp negli anni per cui si sono dimessi diversi dirigenti nazionalisti, tra cui il marito di Sturgeon Peter Murrell e il tesoriere Colin Beattie (entrambi arrestati, interrogati e poi rilasciati senza nessuna accusa a loro carico).

Il futuro incerto dell’Snp

Yousaf, oltre a dover sanare la situazione finanziaria dell’Snp, deve anche preparare il partito alle elezioni in arrivo per Westminster. Un voto che potrebbe riservare brutte sorprese: secondo un sondaggio sul Sunday Times, i nazionalisti potrebbero perdere circa metà dei seggi oggi in loro possesso nel parlamento britannico, mantenendone solo 21. Allo stesso tempo, i laburisti potrebbero vincerne 26, facendo diventare l’Snp la seconda forza scozzese per seggi e facendo collezionare al partito di Yousaf il peggior risultato negli ultimi 13 anni. Un esito simile a quello pronosticato una rilevazione di YouGov.

Tra l’altro, al voto  – previsto verosimilmente per il prossimo anno –  non parteciperanno alcuni deputati nazionalisti che per vari motivi hanno già confermato di non volersi ricandidare. Finora sei su 44 membri del parlamento dell’Snp hanno annunciato il passo indietro, tra loro anche figure giovani, come la 28enne Mhairi Black o la 36enne Angela Crawley.

Yousaf aveva vinto l’accesa competizione interna contro Kate Forbes anche grazie al sostegno dei giovani del partito. L’indipendenza è sempre il primo obiettivo dello Scottish national party, ma l’approccio di Yousaf è più moderato e pragmatico di quello di Sturgeon.

Tra pandemia, guerra in Ucraina, inflazione e cambiamento climatico, il nuovo premier sa che non può concentrarsi solo sulla battaglia indipendentista, soprattutto se vuole intercettare i voti dei più giovani.

Per le nuove generazioni di scozzesi, infatti, le priorità del governo dovrebbero riguardare misure per migliorare le condizioni economiche di ragazzi e ragazze, per abbattere l’alto costo della vita o per contrastare i cambiamenti climatici.

A Yousaf – il più giovane primo ministro scozzese - l’arduo compito. Anche perché intanto gran parte dei fondi con cui porta avanti il suo partito provengono da anziani in punto di morte, che solitamente tendono a non avere gli stessi interessi dei giovani.

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