«Un accordo sulla tregua energetica» tra Russia e Ucraina potrebbe uscire dall’incontro della settimana prossima tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky. Parole del ministro degli Esteri di Kiev, Andriy Sybiha, che ha ricordato l’incontro che si terrà tra i due la prossima settimana a margine dell’assemblea delle Nazioni unite. Kiev chiede alla Casa Bianca di spingere sul Cremlino per una tregua di tutti gli attacchi che coinvolgono i civili e le loro fonti di sostentamento, come ad esempio quello che ha preso di mira un cargo battente bandiera della Tanzania e diretto verso Odessa, uccidendo il capitano e ferendo tre membri dell’equipaggio. Attacchi come questo, iniziati lo scorso luglio, hanno di fatto imposto un blocco navale ai porti ucraini che sta avendo gravi conseguenze per il settore agricolo del paese. Ad aumentare ulteriormente la tensione, la notizia della violazione dello spazio aereo da parte di due jet militari russi sui cieli della Lituania: si sono alzati in volo due Eurofighter italiani, nell’ambito della missione Nato di difesa aerea sul fianco orientale.

Dopodiché, con ogni probabilità, Trump e Zelensky affronteranno anche l’argomento “sanzioni infernali”: il nomignolo con cui in Ucraina è diventato famoso il pacchetto di sanzioni voluto dal defunto senatore repubblicano, Lindsay Graham, e approvato dalla Camera dopo oltre un anno di impasse al Congresso. Proprio la morte di Graham, deceduto a luglio appena tornato da un viaggio a Kiev, ha contribuito ad accelerare l’approvazione del pacchetto che, tra le altre cose, autorizza il presidente a imporre dazi fino al 100 per cento a tutti quei paesi che continuano a importare materie prime energetiche dalla Russia. Il punto però è che il documento lascia spazio per decidere a quali paesi imporre i dazi e il loro volume. A rischiare di più sono India e Cina, dal punto di vista economico i due principali sostenitori della Russia. Colpire questi paesi con nuovi dazi, però, potrebbe aver conseguenze pure per Trump, che con le elezioni in avvicinamento è particolarmente timoroso di scossoni che rischiano di danneggiare ulteriormente il già zoppicante Partito repubblicano.

Nel frattempo, in Russia si è iniziato a votare oggi per le elezioni parlamentari, le prime dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, e si andrà avanti fino a domenica. L’obiettivo di Russia unita, il partito del presidente, Vladimir Putin, è mantenere l’attuale super maggioranza di oltre 300 seggi alla Duma, la camera bassa della Federazione. Obiettivo non difficile: i sondaggisti del Cremlino ipotizzano un risultato intorno al 33-37 per cento dei voti che potrebbe tradursi in oltre il 50 per cento dei seggi. Secondo il sito indipendente Meduza, se Russia unita otterrà effettivamente questo risultato nonostante la situazione economica, le recenti limitazioni all’uso di internet e la stanchezza per il conflitto, significherà che il partito ormai detiene il completo controllo del voto in tutta la Federazione.

L’opposizione, dopo aver incassato il ritiro forzato dalla competizione del partito Yabloko, l’unico ad aver una posizione apertamente contraria al conflitto, arriva invece al voto in ordine sparso, con i vari partiti e leader incapaci di trovare una strategia comune. Yabloko, ad esempio, invita a votare per i suoi candidati nei collegi uninominali e ad annullare il voto negli altri casi. Yulia Navalnaya ha invece suggerito di votare ovunque i candidati che corrono contro Russia unita, mentre altre figure ancora hanno suggerito l’astensione, oppure di recarsi alle urne alle 12 esatte.

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