Con la guerra in Medio Oriente l’Ucraina è a un passo dalla crisi energetica. Zelensky pronto al cessate il fuoco. Firmato il patto anti-droni iraniani: Arabia Saudita, Emirati e Qatar produrranno intercettori con i tecnici ucraini
A pochi giorni dalla Pasqua, il presidente ucraino si è detto pronto a una tregua per la durata delle festività: «Se Mosca smetterà di attaccare il nostro settore energetico, faremo altrettanto», ha dichiarato Volodymyr Zelensky al culmine di una settimana in cui i droni ucraini hanno inflitto significativi danni al settore petrolifero russo.
Una tregua negli attacchi energetici sarebbe una boccata d’ossigeno per l’Ucraina: qui, dopo le distruzioni causate dagli attacchi russi questo inverno, i prezzi del carburante sono saliti a causa del conflitto in Medio Oriente. Il diesel, fondamentale per alimentare i generatori in caso di blackout, è già salito di oltre il 20 per cento. Il paese – avvertono gli esperti – ha riserve fino ad aprile.
Strategia mediorientale
Zelensky assicura che non ci sarà un’emergenza. Tornato dalla sua visita a sorpresa nei paesi del Golfo, ha annunciato di aver firmato accordi che garantiranno le forniture diesel di Kiev per almeno un anno. In cambio, l’Ucraina ha offerto le sue conoscenze tecniche nel campo del contrasto ai droni, campo su cui gli ucraini si confrontano ormai da anni e che ha colto gli eserciti del Golfo quasi completamente impreparati.
Il ministero della Difesa di Kiev, ha detto Zelensky, ha sottoscritto accordi con le controparti di Arabia Saudita e Qatar e dovrebbe firmarne un terzo con gli Emirati Arabi Uniti nei prossimi giorni, accordi decennali che prevedono la produzione di droni-intercettori in fabbriche che saranno create anche in Ucraina, frutto degli investimenti del Golfo e della conoscenza dei tecnici ucraini.
Un successo per Kiev, dopo che Trump aveva respinto seccamente l’offerta di Zelensky di fornire consulenza sulle tattiche migliori per contrastare i droni iraniani. Pagato però al prezzo di prendere posizione netta su un altro fronte geopolitico, sedendosi accanto a regimi che con la battaglia di libertà e democrazia rivendicata da Kiev hanno poco a che fare.
Un nuovo fronte?
Negli ultimi giorni, Zelensky ha confermato che 200 esperti ucraini sono già al lavoro nei paesi del Golfo e ha incontrato un gruppo di loro in Arabia Saudita. Secondo i canali militari ucraini, i soldati di Kiev sarebbero già responsabili di diversi abbattimenti di droni iraniani, effettuati con droni-intercettori di fabbricazione ucraina.
Teheran ha minacciato ritorsioni in risposta al dispiegamento di militari ucraini, e un membro della commissione Difesa del parlamento iraniano, Ebrahim Azizi, ha dichiarato l’Ucraina un bersaglio legittimo dei missili iraniani. Fonti iraniane assicurano che militari ucraini sono già stati feriti o uccisi in varie basi del Golfo, notizie mai confermate da Kiev. Nonostante la retorica, però, Ucraina e Iran appaiono sufficientemente lontani e in altre faccende impegnati da poter escludere uno scontro diretto tra i due paesi. Anche perché l’impegno militare di Kiev nel Golfo sembra destinato a restare soprattutto simbolico e commerciale.
Come ha ricordato il presidente ucraino, i droni prodotti in Ucraina, e i loro piloti, servono prima di tutto alle forze armate ucraine. Le esportazioni all’estero di droni fabbricati in Ucraina restano vietate, nonostante le pressioni delle aziende produttrici, in cerca di capitale e commesse estere per aumentare produzione e profitti.
«Circa dieci fabbriche di droni sono state create all’estero dietro le spalle dello Stato ucraino», ha accusato Zelensky, che ha ricordato che le priorità devono rimanere alle forze armate ucraine: «Anche un paese europeo di recente mi chiesto di fornire nuovi operatori. Ho risposto di no». Kiev non può permettersi di combattere un’altra guerra.
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