Rabat – Decisioni arbitrali controverse, tafferugli sugli spalti e animi accesi in mezzo al campo. Questo è stato il contorno del trionfo del Senegal nella finale di Coppa d’Africa contro i padroni di casa del Marocco. Un capitolo del calcio africano che ha messo a dura prova la grande amicizia che storicamente lega i due popoli.

Una vigilia di polemiche

Ma riavvolgiamo il nastro e mettiamo ordine ai fatti. Tutto era cominciato venerdì, con l’arrivo a Rabat della Nazionale senegalese. Dopo l’assalto - per quanto pacifico - di tifosi e passanti a staff e calciatori alla stazione ferroviaria di Agdal, la federazione dei Leoni della Teranga aveva diffuso in serata un comunicato in cui denunciava l’assenza di un dispositivo di sicurezza adeguato e portava alla luce altre criticità organizzative: hotel non all’altezza, assegnazione giudicata inopportuna del campo di allenamento nel complesso Mohamed VI che ospita il Marocco e un numero esiguo di biglietti - appena 2.800 - riservati ai sostenitori senegalesi.

Le proteste del Senegal non si erano fermate lì. Nella conferenza stampa pre-partita di sabato, il ct Pape Thiaw aveva raccontato che i suoi calciatori «si erano sentiti in pericolo e che sarebbe potuto succedere qualunque cosa in presenza di persone malintenzionate».

A tutto questo si erano aggiunte le preoccupazioni per la direzione arbitrale, temuta come potenzialmente favorevole al paese ospitante. Di certo, il fatto che la squadra arbitrale fosse stata designata a meno di 24 ore dal calcio d’inizio - come già accaduto nel quarto di finale tra Marocco e Camerun - aveva contribuito ad alimentare il sospetto di un risultato già scritto.

Accuse e veleni

Ora torniamo alla partita. Il gol annullato al Senegal al 92’ per un presunto fallo su Achraf Hakimi e il conseguente calcio di rigore assegnato al Marocco, dopo revisione al Var, per un altrettanto presunto fallo su Brahim Diaz, ha rafforzato i sospetti e spinto tutto l’ambiente senegalese a credere che la partita fosse stata in qualche modo indirizzata.

Da lì è esplosa la violenza nel settore dello stadio Prince Moulay Abdellah dedicato ai tifosi dei Leoni della Teranga. I sostenitori hanno tentato di invadere il campo, scontrandosi a calci e pugni con steward e polizia antisommossa, mentre venivano continuamente bersagliati da oggetti lanciati dai tifosi marocchini intorno a loro.

A quel punto, Pape Thiaw ha ordinato alla squadra di ritirarsi dal campo. L’ingiustizia, secondo l’allenatore, era inaccettabile. Ma Sadio Mane, che pochi giorni prima aveva annunciato che la finale sarebbe stata la sua ultima partita in Coppa d’Africa, non era d’accordo e, dopo un lungo conciliabolo negli spogliatoi, è riuscito a convincere tutti a rientrare.

Il momento decisivo della finale: il rigore sbagliato da Brahim Diaz (FOTO AFP)
Il momento decisivo della finale: il rigore sbagliato da Brahim Diaz (FOTO AFP)
Il momento decisivo della finale: il rigore sbagliato da Brahim Diaz (FOTO AFP)

Ed è lì che si è consumato il dramma marocchino. Siamo al 114’. La gara, ripresa dopo 20 minuti di attesa, vede Brahim Diaz sul dischetto, pronto a scrivere la storia, mentre dall’altro lato del campo la rissa tra tifosi senegalesi e sicurezza prosegue senza sosta. Fino a quel momento il miglior calciatore del torneo, l’ex Milan tenta il rigore con il cucchiaio, una tecnica resa celebre in Italia da Francesco Totti. Il portiere Edouard Mendy intuisce e blocca la sfera, ribaltando completamente il corso psicologico dell’incontro.

Clima incandescente

Nel primo tempo supplementare il Senegal passa poi in vantaggio con un bellissimo gol di Pape Gueye e conserva il risultato fino al fischio finale, in un clima incandescente che provoca ulteriori parapiglia: tra gli spettatori, con ampie porzioni del pubblico che abbandonano lo stadio in anticipo, e nella tribuna stampa, dove un fotografo viene allontanato.

L’alterco tra giornalisti senegalesi e marocchini è proseguito anche nella zona mista e nella sala conferenze, costringendo la Confederazione africana del calcio (CAF) ad annullare l’intervento di Pape Thiaw per precauzione. Il tecnico del Marocco, Walid Regragui, invece, ha tenuto regolarmente la sua conferenza, definendo la decisione del collega di boicottare il finale di partita una vergogna per l’immagine del continente.

A subire un colpo durissimo è certamente la reputazione della CAF, che durante tutta la competizione non è riuscita a resistere alla pressione delle federazioni sull’intero gruppo arbitrale, il cui direttore responsabile era stato inspiegabilmente licenziato la scorsa estate e mai sostituito. E mentre si attendono eventuali sanzioni per le scene raccapriccianti verificatesi a Rabat, tutte queste tensioni hanno inevitabilmente lasciato il segno anche sul rapporto tra Senegal e Marocco: dopo quanto accaduto nei 120 minuti e oltre, se il loro legame - almeno sul piano calcistico - non si è spezzato, di certo si è incrinato.

Resta ora da capire quanto questo caos, sotto gli occhi del presidente della Fifa Gianni Infantino, peserà sulla scelta della sede della finale della Coppa del Mondo 2030, con il Marocco e il suo imponente stadio da 115mila posti vicino a Casablanca ancora in bilico.

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