L’acquisto imminente della giovane ala ivoriana Jocelin Ta Bi dal Maccabi Netanya, di proprietà di un fondo Usa che investe su una società che sviluppa droni per uso militare, sta alimentando il conflitto tra il club scozzese e la parte più calda della sua curva, tradizionalmente pro-Palestina: «Finanziamento indiretto delle violenze a Gaza e in Cisgiordania»
Il nuovo colpo di mercato del Celtic Glasgow sta facendo scalpore. Non tanto per il valore del giocatore, quando per il suo club di provenienza. La società scozzese è vicina a completare l’acquisto della giovane ala ivoriana Jocelin Ta Bi dal Maccabi Netanya, entrando così nuovamente in conflitto con la parte più calda della sua tifoseria, tradizionalmente schierata in favore della causa palestinese.
Il club da cui proviene il possibile nuovo giocatore dei Bhoys, infatti, è accusato di avere legami commerciali con l’Idf, l’esercito israeliano, e il suo approdo a Glasgow viene descritto come l’ennesimo tradimento dei tifosi da parte della dirigenza.
Gli investimenti sui droni
Nel mirino delle proteste c’è la proprietà del Maccabi Netanya, ovvero il fondo statunitense Aliya Capital Partners, fondato nel 2020 a Miami da Ross Kestin. Nel portafoglio azionario di Aliya CP figurano anche investimenti in XTEND, una società che sviluppa droni per uso militare sfruttando l’intelligenza artificiale, e che è uno dei principali fornitori dell’esercito israeliano. Nel 2025, l’Idf ha ordinato 5.000 droni d’assalto FPV (First Person View) da XTEND, firmando un contratto da 6 milioni di dollari. I legami tra le due aziende sono piuttosto consolidati, al punto che il Ceo di Aliya, Ross Kestin, siede nel consiglio di amministrazione di XTEND.
Non stupisce, allora, che gli attivisti pro-Palestina considerino l’accordo da 2 milioni di sterline per il giovane Ta Bi come un finanziamento indiretto verso una compagnia corresponsabile delle violenze israeliane in Palestina. «La dirigenza del Celtic, nel pieno di un genocidio, ha scelto di consegnare ingenti somme di denaro a un club che ha legami con aziende tecnologiche israeliane e con le forze di occupazione illegali israeliane coinvolte nel genocidio dei palestinesi», ha denunciato l’associazione Scotland for Palestine.
L’operazione di mercato non sta indisponendo infatti solo la Green Brigade, il principale gruppo ultras del Celtic, ma anche diverse associazioni locali che stanno protestando contro le violenze di Israele a Gaza e in Cisgiordania.
La Scozia è uno dei principali epicentri delle proteste negli Regno Unito: lunedì 5 gennaio l’associazione Mothers against genocide Scotland ha tenuto una manifestazione sotto gli uffici di JP Morgan a Glasgow, accusando la banca per i suoi legami commerciali con Elbit Systems, il principale fornitore di materiale bellico e droni dell’Idf. Mothers against genocide Scotland è inoltre una delle voci che stanno contribuendo maggiormente alla campagna contro l’acquisto di Ta Bi da parte del Celtic.
Non si tratta, però, del primo trasferimento a Glasgow di un giocatore proveniente dal campionato israeliano. A partire dal 1999, con l’ingaggio del centrocampista Eyal Berkovic, sei giocatori con cittadinanza israeliana hanno vestito la maglia del Celtic, compreso il difensore di origini arabe Hatem Abd Elhamed, che è stato in squadra tra il 2019 e il 2021. L’ultimo caso è stato quello dell’ala destra Liel Abada, approdato in Scozia nel 2021 dal Maccabi Petah Tikva e ceduto nell’estate del 2024, in seguito alle pressioni delle associazioni pro-Palestina di Glasgow e agli ultras del Celtic.
Berkovic, che con i Bhoys ha segnato 13 reti in 42 partite e vinto la Coppa di Lega del 2000, lo scorso aprile ha fatto molto discutere per un suo intervento sull’emittente israeliana Channel 13, in cui ha dichiarato che la Striscia di Gaza dovrebbe essere «spazzata via».
Come cambia il clima intorno alla Green Brigade
La Green Brigade, e in generale tutti i gruppi del North Curve, non hanno mai fatto segreto delle loro posizioni filo-palestinesi, spesso rivendicate con bandiere e striscioni allo stadio. Proprio da qui partì, nel febbraio 2025, durante una partita di Champions League contro il Bayern Monaco, la campagna internazionale “Show Israel the red card”, che nei mesi successivi raccolse centinaia di adesioni da gruppi di tifosi in tutto il mondo favorevoli all’esclusione di Israele dalle competizioni internazionali.
Negli ultimi anni, però, il clima interno al Celtic Park è notevolmente cambiato. La dirigenza del club non ha mai visto di buon occhio le prese di posizione politiche della Green Brigade, sia quelle filo-palestinesi che quelle contro la monarchia britannica e a supporto della riunificazione dell’Irlanda. Dall’ottobre 2023, però, il rapporto tra club e tifoseria è andato esacerbandosi sempre di più: dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre, la Green Brigade era stata temporaneamente esclusa dallo stadio del Celtic, per poi essere riammessa a dicembre.
Nel corso dei due anni successivi ci sono state tensioni e contestazioni, sfociate infine nel secondo ban emesso lo scorso novembre nei confronti di circa 200 persone, ufficialmente per ragioni di sicurezza.
Sarebbe dovuto durare per sei partite stagionali, terminando dunque dopo il derby coi Rangers dello scorso 6 gennaio. Ma questo venerdì il profilo X della North Curve ha rivelato che il divieto è ancora in vigore, e che la Green Brigade resterà esclusa dallo stadio anche nella partita di sabato contro il Dundee United.
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